Sanità, l’azienda unica in Consiglio mentre infuria la guerra

L’integrazione degli ospedali di Catanzaro all’ordine del giorno della seduta di lunedì, nel pieno dello scontro Regione-governo. E con i 5 Stelle pronti a bloccare la legge

CATANZARO  Alla fine, dopo un’attesa lunga oltre 15 anni, il tema dell’integrazione delle aziende ospedaliere di Catanzaro approda in consiglio regionale. Il testo è stato infatti inserito all’ordine del giorno della seduta di lunedì a Palazzo Campanella: il 13esimo punto, ma il più importante, insieme alla proposta di legge sulla doppia preferenza di genere alle Regionali. Un traguardo davvero storico, si può dire senza esagerare, perché la creazione dell’azienda unica di Catanzaro, derivante dalla fusione tra il “Pugliese” e il policlinico universitario “Mater Domini”, non era mai arrivato a questo stato di avanzamento. Basta un voto positivo e sarà legge, l’integrazione, e non sarà un passaggio di poco conto, visto che in ballo ci sono ben 320 milioni al momento “sospesi” per la costruzione del nuovo ospedale di Catanzaro fin quando l’integrazione non verrà legiferata.
La fase preparatoria si è conclusa ieri con l’esitazione del parere della seconda commissione Bilancio del Consiglio, dopo il via libera da parte della terza commissione guidata dal democrat Michele Mirabello, che lunedì sarà il relatore della proposta di legge scaturita dall’abbinamento di due testi, uno, “bipartisan” e alla fine risultato prevalente e assorbente, firmato dallo stesso Mirabello e dai consiglieri regionali del Catanzarese Enzo Ciconte, Baldo Esposito, Claudio Parente, Tonino scalzo e Mimmo Tallini, e l’altro presentato da Arturo Bova.
Parola dunque all’aula, lunedì prossimo, ma già in queste ore i toni trionfalistici stanno lasciando campo anche alle preoccupazioni, preoccupazioni di ordine tecnico e politico.
Sul piano tecnico, la proposta di legge regionale potrebbe prestarsi a ricorsi governativi per la formula che si utilizzerebbe per l’integrazione tra le aziende e per alcune previsioni in effetti piuttosto azzardate, come quella di far entrare nel “pacchetto” dell’azienda unica di Catanzaro anche l’ospedale di Lamezia Terme. Ma forse l’ipoteca principale sul futuro dell’integrazione è politica: da sempre abbastanza contrario, nelle ultime settimane il Movimento 5 Stelle ha ulteriormente alzato il tiro contro l’ipotesi di un’integrazione fatta in fretta e furia, e ha minacciato di chiedere sin da subito al governo nazionale l’impugnazione della legge regionale davanti la Consulta. Alla luce del clima che si è aperto con le ultime pesanti sortite della ministro pentastellata Giulia Grillo, che ha di fatto commissariato la già commissariata sanità calabrese, secondo molti osservatori politici il rischio di uno stop anche dell’integrazione è concretissimo: tra le criticità che il M5S frappone all’integrazione tra ospedale “Pugliese” e il “Mater Domini”, infatti, spicca anche il tema dei disavanzi perenni delle due aziende, disavanzi che la stessa Grillo ha ben chiaro se è vero che ieri in conferenza stampa a Reggio ha reso noto che l’’azienda ospedaliera di Catanzaro ha chiuso con un disavanzo di 28 milioni, il Policlinico con -21 milioni.
Ma nel pieno di una guerra che non è solo istituzionale la politica regionale stavolta è andata dritta, inserendo la legge sull’integrazione all’ordine del giorno del prossimo Consiglio, una legge che diventa adesso quasi il simbolo della “sfida” in atto tra Regione e governo nazionale sulla sanità calabrese. E sarà una sfida, evidentemente, senza esclusione di colpi, anche bassi.

Antonio Cantisani
redazione@corrierecal.it







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