Guardie mediche nel Catanzarese, pressing di Cotticelli e Belcastro sull’Asp. Che “arretra”

Commissario e dg della Regione chiedono di sospendere l’esecutività della riduzione delle strutture. Pressione anche dal parlamentare Pd Viscomi che sulla vicenda aveva lanciato un’iniziativa legata all’hashtag #NonSiamoNumeri . L’azienda precisa: «È solo una proposta». Ma l’Anci la confuta

CATANZARO «Sospendere l’esecutività» della delibera di riduzione delle guardie mediche «in quanto la stessa dev’essere sottoposta alla valutazione del Comitato permanete per la medicina generale, anche alla luce di una nuova organizzazione della rete di continuità assistenziale per l’intera regione. È quanto hanno chiesto il commissario ad acta Saverio Cotticelli e il dirigente generale del Dipartimento regionale Tutela della salute Antonio Belcastro alla commissione straordinaria che guida l’Asp di Catanzaro, con riferimento alla vicenda della paventata riduzione di 35 postazioni su 60 guardie mediche deliberata dall’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro (in basso, la missiva). A rendere nota la comunicazione di Cotticelli e Belcastro all’Asp è stato su twitter il deputato Pd Antonio Viscomi, che con l’hashtag #NonSiamoNumeri nei giorni scorsi aveva annunciato una mobilitazione sulla vicenda e oggi ha così commentato il pressing dei vertici della sanità calabrese: Quando si lavora insieme per l’interesse comune i risultati arrivano. #NonDaSoli.
La vicenda tuttavia presenta qualche aspetto quantomeno curioso, se si considera che nel pomeriggio, alla luce delle vibrate proteste, la stessa commissione straordinaria dell’Asp di Catanzaro ha diramato una nota per dice che quella sulla riduzione delle guardie mediche nel Catanzarese è solo una proposta. «si chiarisce – scrivono i commissari prefettizi – che non è assolutamente intendimento della sommissione straordinaria “tagliare” o “sopprimere” le attuali postazioni. La delibera 64 del 12 febbraio 2020 ha esclusivamente natura di proposta nell’ambito di una programmazione e di una riorganizzazione complessiva della medicina generale, che sono di competenza esclusiva di altri soggetti istituzionali. La deliberata ipotesi di lavoro, che è stata preceduta da un incontro nelle competenti sedi con una rappresentanza anche dell’Anci, tiene conto delle vigenti prescrizioni normative, nazionali e regionali, sui rapporti tra popolazione residente e numero di medici di continuità assistenziale e, così come evidenziato nella delibera medesima, la sua esecutività è subordinata al “recepimento della competente struttura commissariale, a garanzia della coerenza con la programmazione di livello regionale” e alla “valutazione di sostenibilità economica” da parte del competente Dipartimento regionale Tutela della Salute nonché, alla “formale”, obbligatoria, adesione da parte dei medici di assistenza primaria».
Inoltre, la commissione straordinaria dell’Asp spiega che «la proposta, per come compendiata nella delibera 64 del 12 febbraio 2020, si inserisce, pertanto, nell’ambito di un procedimento che coinvolge più soggetti istituzionali, fra i quali anche i sindaci del distretto per una scelta condivisa nell’interesse dei cittadini, in particolare, delle fasce più deboli, anziani e bambini. La commissione, a conferma della più ampia disponibilità, è aperta a un confronto costruttivo con tutte le parti interessate per lo sviluppo di ulteriori ipotesi con l’obiettivo di assicurare i necessari, giusti, livelli di assistenza».
LA PRECISAZIONE DELL’ANCI Ma la nota dell’Asp non trova particolare “conforto”: in una nota l’Anci Calabria nelle persone del vicepresidente vicario Francesco Candia e del presidi dente di Federsanià Giuseppe Varacalli precisa che «della contestata deliberazione non sapevamo niente, né vi è stato alcun incontro in merito. L’unico incontro con alcuni sindaci, Anci e Federsanità è stato quello del 20 dicembre per insistere e rinnovare il contratto di 12 guardie mediche che scadevano il 31 dicembre. Delle 12 è stata poi saltata Jacurso. Sebbene l’organo legittimato sia la Conferenza sanitaria, si era già data allora disponibilità a confrontarsi ma non è poi seguito alcun contatto. Se la Commissione è ora disponibile, Anci e i sindaci saranno ben lieti di discuterne ma quel provvedimento deve essere revocato o sospeso».







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