«Non abbiamo mai parlato né minacciato l’avvocato Lo Preiato»

Davanti al gip hanno negato ogni addebito gli indagati accusati di estorsione ai danni del penalista vibonese e dell’incendio di un capannone con annessi mezzi agricoli e animali

VIBO VALENTIA Hanno risposto alle domande del gip Pia Sordetti, negando ogni addebito, Giuseppe Donato e i figli Salvatore e Peppino, arrestati e posti ai domiciliari con l’accusa di estorsione ai danni dell’avvocato Rosario Lo Preiato e per l’incendio di un capannone con annessi mezzi agricoli e animali di proprietà un allevatore. I due giovani hanno affermato di non aver mai parlato con il penalista vibonese né, tantomeno, di averlo mai minacciato a parole o gesti. Per quanto riguarda il capannone incendiato, hanno riferito di essere completamente estranei ai fatti e che la sera dell’episodio, il 15 ottobre 2017, si trovavano a Sant’Angelo di Gerocarne, entrambi a casa. Sui rapporti con l’allevatore hanno detto che erano di semplice conoscenza. Al termine dell’interrogatorio, l’avvocato Domenico Curti, in sostituzione del collega Guido Contestabile, ha chiesto la revoca della misura cautelare per tutti e tre gli indagati. Il giudice si è riservato la decisione che scioglierà nei prossimi giorni. Le indagini dei carabinieri della Compagnia di Serra San Bruno e di Soriano erano partite dopo l’incendio. Dalle indagini, secondo l’accusa, sarebbero emerse mire dei Donato all’acquisizione di una porzione del terreno dell’avvocato Lo Preiato.







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