I rapporti Oliverio-Barbieri possono «sconfinare nel terreno della corruzione»

Il gip di Catanzaro analizza lo “scambio di favori” tra politico e imprenditore. La richiesta, condivisa con Adamo e Bruno Bossio, di danneggiare Occhiuto esempio di «lotta politica deteriore». Ma «definirla clientelare è riduttivo»

CATANZARO Il favore di Oliverio al gruppo Barbieri, secondo i magistrati della Dda di Catanzaro, si è concretizzato il 13 maggio 2016. E potrebbe trasformarsi – sul piano giuridico – in un guaio peggiore dell’abuso d’ufficio contestato al governatore. È il giorno in cui la giunta regionale approva la deliberazione numero 159, con cui «autorizza gli uffici regionali sia ad utilizzare le risorse “in conto residui” sia “in via del tutto eccezionale, ad assumere nuovi impegni, a valere sulle risorse disponibili, nella misura strettamente necessaria a completare progetti non chiusi al 31 dicembre 2015». Nell’elenco dei progetti c’è anche l’appalto di Lorica, e in particolare gli impianti per la Valle dell’Inferno e l’innevamento artificiale «allocati in bilancio regionale per 4,2 milioni di euro». Per l’accusa si tratta dell’«anomalia Lorica». Questa anomalia – è la ricostruzione degli inquirenti – sarebbe nelle cifre. Per il Pisl Lorica l’investimento pubblico ammesso è di 10 milioni di euro; i 4,2 milioni previsti nella delibera di maggio «costituiscono il finanziamento per opere complementari richiesto soltanto il 18 marzo 2016 (quindi ben oltre il termine del 31 dicembre 2015 che costituisce la ratio della deliberazione, che era stata ideata per completare i progetti non chiusi entro la fine del 2015), rispetto al quale non è stata rinvenuta alcuna istruttoria valutativa e che, proprio perché “nuovo”, non può “trovare posto” nei residui ma deve essere subordinato, per la liquidazione, all’assunzione di “nuovi impegni” eccezionalmente». Per la Dda si tratta di un «favore».
D’altra parte, Oliverio è a «diretta conoscenza dei ritardi esecutivi dell’impresa e delle sue difficoltà finanziarie» e ha «instaurato con il concessionario privato un rapporto personalistico dapprima promettendo il suo appoggio alle iniziative del gruppo Barbieri quindi avanzando, nei confronti dello stesso, per fini politici, la richiesta di rallentare i lavori sul cantiere di Piazza Bilotti a Cosenza» (qui altri dettagli sulla vicenda). È qui che le valutazioni del gip si approfondiscono e aggravano comprendendo una «possibile, ulteriore, qualificazione giuridica delle condotte oggetto di esame».
«Se difatti – scrive il magistrato –, non sembra dubbio che la richiesta avanzata dal presidente Oliverio (con il contributo causale di Nicola Adamo e Enza Bruno Bossio) risponda ad un fine di lotta politica (sebbene di quella più deteriore che si possa immaginare provenire da parlamentari o ex parlamentari della Repubblica), non si può trascurare come essa si inserisca in un rapporto di scambio con il privato Barbieri che appare riduttivo definire clientelare, potendo ben sconfinare nel terreno della corruzione». La prestazione richiesta in cambio del rallentamento dei lavori – il cui scopo era quello di mettere in difficoltà Mario Occhiuto – è «solo in apparenza marginale». A parte il danno per la cittadinanza «derivante alla cittadinanza dalla ritardata fruizione dell’opera pubblica, il mancato rispetto del termine per la conclusione dei lavori espone il concessionario privato ed il concedente pubblico a gravi conseguenze di natura contrattuale (la doverosa azione di risoluzione o di risarcimento danni da parte della stazione appaltante) o procedurale (il disimpegno dei fondi europei non tempestivamente utilizzati)». Il «“costo” delle due prestazioni», insomma, non è così diverso, «tanto più che quella offerta dalla parte politica, pur se di importo più elevato, era posta a carico della collettività». (ppp)







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