Così hanno cancellato il Sud (e la Calabria)

Sul Corriere della Calabria ancora in edicola la storia dello “scippo” al Mezzogiorno. Il federalismo che ignora la Costituzione. L’azzeramento dei servizi. E l’avvento della Lega. Con la sua classe dirigente meridionale appiattita sulle istanze del Nord

Vi proponiamo la sintesi di uno dei servizi pubblicati sul nostro speciale di fine anno. L’articolo integrale è sul Corriere della Calabria: lo trovate ancora in edicola.

 

Non è piagnonismo. Il Sud – e con esso la Calabria – è scomparso: lo dicono i fatti. E le scelte politiche compiute da governi di ogni colore. È un percorso lungo, partito quando il federalismo si è affacciato sulla scena. E rischia di trovare il proprio compimento con l’avvento al potere della Lega, non più Nord ma soltanto in apparenza. La cancellazione del Sud è nelle analisi di docenti universitari e giornalisti. La classe dirigente meridionale, però, non ne parla. Non ne ha mai parlato. Perché non ha colto la portata di quanto stava accadendo, troppo presa a garantire la propria sopravvivenza.

IL SUD CANCELLATO «Quando si scoprì che la solidarietà invece di mettere fine al sacco del Nord viaggiava dai ricchi verso i poveri, si tagliò il target perequativo». La storia della truffa ai danni del Meridione – dello “Zero al Sud”, per dirla con il titolo del libro del giornalista del Mattino Marco Esposito da cui è tratto il virgolettato – si sviluppa nel corso di una decina d’anni. Il fatto è che esistono due Italie e pensare di tenerle insieme rispettando i dettami della Costituzione costerebbe diversi miliardi di euro che i “ricchi” dovrebbero versare ai “poveri”. La soluzione? Far finta che la Carta costituzionale sia un orpello inutile. Così, per farla breve (se si può dire breve un lavorìo lungo quasi dieci anni) si trova una strada alternativa: quella di decidere per decreto che esistano cittadini di serie A (quelli settentrionali) e di serie B. Nei territori in cui questi ultimi hanno la sventura di vivere, lo Stato ha deciso che il fabbisogno di servizi è pari a zero. Esempio: gli asili nido non ci sono? Evidentemente quel territorio non ne ha bisogno, quindi lasciamo le cose così. Salta il riequilibrio dei servizi, salta l’uguaglianza tra cittadini. Salta tutto e non lo racconta nessuno. Silenzio. Un silenzio che Esposito ha spiegato – in estrema sintesi – nella trasmissione condotta dall’economista Oscar Giannino su Radio 24, lo scorso 8 novembre: «I politici del Sud non hanno capito cosa stava succedendo».

E dire che, in una riunione, il parlamentare leghista Giancarlo Giorgetti (attuale sottosegretario alla Presidenza del consiglio che, evidentemente, aveva invece capito tutto) chiese ai tecnici chiamati ad assistere la transizione al federalismo di un quadro reale della redistribuzione (teorica e mai attuata) delle risorse. «I dati probabilmente sarebbero scioccanti – dice –, magari ce li fate avere in modo riservato o facciamo una seduta segreta, come avviene in Commissione antimafia». Temeva le reazioni allo “scippo”? Può darsi. La consapevolezza leghista non è di buon auspicio. Lo racconta “La Lega di Salvini”, dei ricercatori Gianluca Passarelli e Dario Tuorto: «La Lega – scrivono –, al netto di molti elettori illusi da Salvini e adescati da un rampante populismo che incita alla lotta tra poveri, era e rimane del Nord e per il Nord» e le sue «politiche (proposte per ora) non farebbero che aumentare le disuguaglianze e la distanza tra il Nord e il Sud fino a generare una secessione de facto».

SECESSIONE DEI SERVIZI Secessione già iniziata – con la richiesta di maggiore autonomia avanzata da Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Chi potrebbe premere sui propri colleghi di partito per riequilibrare il futuro e il presente? La classe dirigente meridionale della Lega, al momento più che schiacciata sulle posizioni salviniane perché considera (probabilmente a ragione) la propria elezione come un miracolo dovuto all’aura del “caro leader” divenuto ministro dell’Interno. Per dire, l’unica proposta di legge presentata come primo firmatario dall’unico deputato leghista calabrese riguarda le misure «concernenti l’introduzione di agevolazioni fiscali e interventi per favorire l’accesso al credito per spese connesse alla celebrazione del matrimonio religioso». Prima gli italiani (che vogliono sposarsi), certo: ma meglio lasciare i servizi a quelli del Nord. E così lo Stato assegna per l’infanzia 19 euro a Reggio Calabria e 2.450 a Trento. E Roccabianca in provincia di Parma vale per i servizi sociali due volte e mezza più di Soveria Mannelli, che ha pari abitanti, solo perché la prima è in Emilia e la seconda è in Calabria.

Pablo Petrasso
p.petrasso@corrierecal.it







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