Nuova vittima di un rogo nella baraccopoli di San Ferdinando – VIDEO

Un fuoco acceso per riscaldarsi ha distrutto 20 baracche. Il morto sarebbe un 29enne senegalese. È la terza vittima in un anno. La Cgil: «Precise responsabilità politiche e istituzionali». La Prefettura: un piano per trasferire i migranti. E la Cisl chiede di «smantellare i ghetti». Usb: «No a strumentalizzazioni». Confagricoltura: «Fondi Psr per soluzioni abitative»

  • Nuova vittima di un rogo nella baraccopoli di San Ferdinando – VIDEO
  • Nuova vittima di un rogo nella baraccopoli di San Ferdinando – VIDEO
  • Nuova vittima di un rogo nella baraccopoli di San Ferdinando – VIDEO
  • Nuova vittima di un rogo nella baraccopoli di San Ferdinando – VIDEO
  • Nuova vittima di un rogo nella baraccopoli di San Ferdinando – VIDEO
  • Nuova vittima di un rogo nella baraccopoli di San Ferdinando – VIDEO
  • Nuova vittima di un rogo nella baraccopoli di San Ferdinando – VIDEO

SAN FERDINANDO Un incendio è divampato nella notte tra venerdì e sabato (a mezzanotte circa) nella baraccopoli di San Ferdinando ed ha provocato una vittima. Le fiamme sono state spente dai vigili del fuoco che hanno allestito una postazione fissa sul posto. Sul posto sono intervenuti polizia e carabinieri.
La vittima è Moussa Ba, 29enne del Senegal con piccoli precedenti: era in Italia dal 2015 e aveva il permesso di soggiorno scaduto per mancata presentazione della documentazione. L’identificazione è avvenuta in mattinata dopo che nel corso della notte, gli stessi migranti avevano indicato la vittima come Aldo Diallo. L’equivoco è nato perché Diallo mancava all’appello. In mattinata, poi, l’uomo è stato rintracciato e gli investigatori della Polizia di Stato hanno identificato Ba come la vittima dell’incendio. L’uomo viveva in una piccola roulotte all’interno del campo. Le fiamme sono divampate in una baracca ad una quindicina di metri da dove si trovava, ma si sono rapidamente propagate a causa del materiale usato per costruire le baracche, legno, plastica e cartoni. Ba è stato colto nel sonno e non ha avuto scampo.

Nel rogo sono state distrutte una quindicina di baracche. Potrebbe esserci uno dei tanti fuochi accesi dai migranti per riscaldarsi all’origine dell’incendio. È questa l’ipotesi emersa dai primi accertamenti compiuti dagli investigatori di polizia e carabinieri giunti sul posto. Una scintilla avrebbe provocato le fiamme che poi si sono rapidamente propagate tra le baracche fatte di materiale infiammabile come legno e plastica.

La vittima del rogo, Moussa Ba

MIGRANTI TRASFERITI Il prefetto di Reggio Calabria Michele di Bari ha convocato una riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica che si sta svolgendo nella sede del Municipio di San Ferdinando. Intanto c’è tensione tra i migranti che vivono nella baraccopoli e da tempo chiedono soluzioni abitative alternative che superino l’emergenza della baraccopoli. Nel campo, stamani, c’è chi è pronto a dare vita ad un corteo di protesta, mentre i quindici migranti rimasti senza riparo sono stati trasferiti nella nuova tendopoli gestita dal Comune di San Ferdinando. Al momento non si sono registrati problemi.

TRE VITTIME IN UN ANNO Con l’uomo morto la notte scorsa, salgono a tre le vittime di incendi nella baraccopoli registrate in un anno. Il 27 gennaio 2018 perse la vita una 26enne nigeriana, Becky Moses. In quel caso l’incendio fu doloso. Pochi mesi dopo la polizia ha fermato una donna ritenuta la mandante del rogo, fatto appiccare per gelosia. Il 2 dicembre 2018, morì Surawa Jaithe, del Gambia, che avrebbe compiuto 18 anni pochi giorni dopo. In precedenza, nella baraccopoli dove nel periodo invernale vivono anche migliaia di migranti impegnati nei lavori di raccolta degli agrumi nei campi della piana di Gioia Tauro, si erano verificati altri incendi che non avevano causate vittime solo per puro caso.

LA RIUNIONE IN PREFETTURA Alla riunione di Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica hanno partecipato il questore Raffaele Grassi, il comandante provinciale della Guardia di Finanza, Flavio Urbani, il vice comandante dell’Arma dei Carabinieri, Stefano Romano, il sindaco di San Ferdinando, Andrea Tripodi, il Rappresentante di Vigili del Fuoco, Carmelo Triolo. Il prefetto ha richiamato l’importanza di attuare politiche attive di integrazione e inclusione nel tessuto socio economico della Piana di Gioia Tauro attraverso forme di accoglienza diffusa, anche ai sensi dell’art. 40 del Testo unico sull’immigrazione, così come convenuto nelle riunioni che si sono susseguite in Prefettura.
«In quelle occasioni – riporta una nota della Prefettura – anche la Regione Calabria ha manifestato la disponibilità a contribuire alla soluzione del problema con strumenti che incentivino le locazioni, come la creazione di un apposito Fondo di garanzia per i proprietari che concedono un immobile in locazione, nonché l’investimento di risorse finanziarie per l’eventuale ristrutturazione di beni confiscati o del patrimonio pubblico. Nelle more dell’attuazione di quanto disposto nei predetti incontri in Prefettura, nei quali si è delineata una strategia per realizzare l’accoglienza diffusa in tutto il territorio della Piana, è stato approntato un piano per trasferire, nel breve periodo e previe le necessarie verifiche di legge, i migranti».

VIA AI TRASFERIMENTI I primi 15 migranti che hanno accettato di essere collocati negli Sprar indicati dalla Prefettura stanno per partire dal commissariato di Gioia Tauro dove sono stati riuniti. Si tratta di una prima risposta di disponibilità di migranti che decidono di lasciare la baraccopoli per trovare accoglienza negli Sprar in alcuni comuni della zona e del Vibonese. I migranti vengono accompagnati dalla polizia alla nuove destinazione. Si cerca così di alleggerire il numero dei residenti nella baraccopoli.

LA CGIL: «MORTE HA RESPONSABILITÀ POLITICHE E ISTITUZIONALI» Sull’ennesima vittima interviene la Cgil: «Siamo stati attaccati per mesi perché denunciavamo la violazione dei diritti umani e perché chiedevamo una sistemazione provvisoria sicura per mettere i lavoratori al riparo dalla morte. Sul posto, come sempre, questa notte era presente la Flai-Cgil. Questa morte, come le altre, ha precise responsabilità, politiche e istituzionali. Lunedì pomeriggio, Cgil e Flai nazionali, regionali e territoriali terranno una conferenza stampa a Gioia Tauro per mobilitazione e ricorso alla magistratura».

SAPIA E ROTA: «BASTA CON I GHETTI» «Le considerazioni espresse stamane dal Prefetto di Reggio Calabria, durante il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica convocato d’urgenza a San Ferdinando, corrispondono per intero alla sensibilità e all’impegno della Fai Cisl in un territorio, quello della Piana di Gioia Tauro, che rappresenta l’emblema di un Paese e di una Regione che non possono continuare a voltarsi dall’altra parte. L’ennesima vittima impone a tutti di farla finita con le parole, i progetti simili a chimere, gli impegni che quasi mai si concretizzano: non è più rinviabile un piano straordinario di ripristino delle condizioni di legalità e di tutela della dignità umana». Lo dichiarano in una nota il segretario generale della Fai Cisl nazionale, Onofrio Rota, e il segretario della Fai Cisl Calabria Michele Sapia. «Lunedì – afferma Sapia – in un incontro programmato da tempo, saremo a San Ferdinando per ribadire le nostre proposte, e ci attendiamo che davanti alla terza incolpevole vittima le istituzioni e la politica siano finalmente capaci di fare sistema e di essere protagonisti di azioni che possano essere anche un messaggio per l’intero Paese. Esprimiamo vicinanza alle famiglie delle vittime, e il nostro sostegno a chi vive ancora in questi luoghi abbandonati. In Calabria la popolazione immigrata è rappresentata ormai da oltre 100mila persone e abbiamo il dovere di agire concretamente con la realizzazione di progetti per l’accoglienza». Per questo, «assieme a Confagricoltura, Cia e Coldiretti di Reggio Calabria abbiamo già definito un articolato progetto per la realizzazione di siti abitativi destinati ad ospitare i lavoratori agricoli dell’intera piana di Gioia Tauro. Un progetto che deve divenire regionale e di riferimento per l’intero territorio calabrese», prosegue Sapia.

«Inoltre sarà indispensabile – aggiunge il segretario della Fai Cisl Calabria Michele Sapia – avviare urgentemente la Cabina di Regia regionale con precisi obiettivi: coordinare l’andamento delle attività contro il caporalato e il lavoro nero, promuovere azioni di prevenzione e informazioni sul territorio, definire progetti di accoglienza, alloggio e trasporto dei lavoratori agricoli». Oggi si registra «ancora una vittima della mancata inclusione sociale», afferma il Segretario della Fai Cisl nazionale Onofrio Rota: «In questo momento di grande dolore, esprimiamo la nostra vicinanza ai cari del migrante morto, ma riteniamo sia grave l’atteggiamento delle nostre istituzioni. Ogni volta che accadono simili tragedie si susseguono le promesse di smantellamento dei ghetti, ma il cambiamento non c’è. Vogliamo ricordare che queste persone sono spesso regolari, e rappresentano una parte importante del mondo produttivo agricolo, ma cadono nel dimenticatoio ogni qualvolta finisca una stagione di raccolta. Nessuno dovrebbe vivere in simili condizioni. Serve un’azione concertata con le parti sociali per pianificare progetti di inclusione sociale e accoglienza. Le buone pratiche esistono e vanno incrementate, a cominciare da quanto proposto con il progetto abitativo “immigrati fuori dal ghetto” definito dalle parti sociali proprio per la zona di Gioia Tauro. Quello che serve per agire è una volontà politica condivisa a livello territoriale, regionale e nazionale, altrimenti continueremo soltanto a commemorare nuove vittime».

CONFAGRICOLTURA: «FONDI PSR PER SOLUZIONI ABITATIVE» Anche Confagricoltura, attraverso il vicepresidente nazionale Nicola Cilento, chiede con forza un intervento per superare il ghetto di San Ferdinando.

L’USB: «NO A STRUMENTALIZZAZIONI» «Nella piana di Gioia Tauro si continua a morire bruciati, nell’indifferenza generale. È della scorsa notte la terza vittima dell’inferno di plastica e lamiera della baraccopoli di San Ferdinando». Così si afferma in una nota del Coordinamento lavoro agricolo Unione Sindacale di Base. E poi si aggiunge: «Il prefetto di Reggio Calabria annuncia ora la decisione di sgomberare rapidamente la baraccopoli per trasferire i braccianti che lo vorranno negli Sprar e nei Cas della provincia. Non prima di aver richiamato la nuova linea dura salviniana: “previe le necessarie verifiche di legge”. Traduzione: chi è in regola sarà rinchiuso in un altro recinto, meno precario, ma chi non lo è, subirà la vendetta salviniana, fatta di infernali gironi poliziesco-giudiziari». L’Unione Sindacale di Base «da anni è impegnata in un duro lavoro di organizzazione e salvaguardia dei diritti e della dignità dei braccianti di San Ferdinando e negli ultimi mesi ha registrato con soddisfazione l’accoglimento – proprio ai tavoli organizzati dal prefetto di Reggio Calabria – delle sue proposte cardine, basate su accoglienza diffusa e integrazione dei lavoratori». «Appena il 1° febbraio scorso denunciavamo per l’ennesima volta le condizioni sociali e sanitarie subumane della baraccopoli di San Ferdinando e di altri ghetti quali la Ciambra di Gioia Tauro. Denunciavamo soprattutto l’indifferenza con la quale si dà per acquisito che chi alimenta l’intera filiera agro-alimentare sia obbligato a sopravvivere in condizioni miserabili». L’Usb «pretende ora l’immediata attuazione degli accordi raggiunti ai tavoli prefettizi, dice no a qualsiasi tentativo di prendere a pretesto la morte di Moussa Ba per usare il pugno di ferro contro i braccianti, e soprattutto dice no alle strumentalizzazioni del ministro Salvini che, eletto proprio in Calabria, della situazione calabrese si è sempre disinteressato. Salvo scaricare, come vergognosamente fatto questa mattina, la responsabilità dei morti sugli stessi braccianti. L’Unione Sindacale di Base conferma la riunione del Coordinamento dei lavoratori agricoli già indetta per lunedì 18, alla vigilia della ripresa del processo per l’assassinio di Soumaila Sacko, e presidia con i propri delegati e attivisti San Ferdinando per evitare qualsiasi colpo di mano autoritario».







Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto