Pd, il cerchiobottismo che favorisce Oliverio

Il responsabile del Mezzogiorno Oddati invoca il congresso prima del voto. E fornisce un assist al governatore. Che da mesi chiede un confronto democratico per la scelta del candidato alla Regione

di Pietro Bellantoni
LAMEZIA TERME Una lettura superficiale potrebbe far pensare a una stroncatura: bye bye Oliverio. E invece il Pd calabrese ostile al governatore deve fare i conti con un cavallo di Troia: il congresso.
Del resto, il responsabile Mezzogiorno del Pd, Nicola Oddati, le parole le ha scelte con cura. E nell’intervista concessa ieri al Quotidiano del Sud – secondo una interpretazione in realtà poco approfondita – avrebbe bocciato una volta per tutte la ricandidatura del presidente dem.
Con due obiezioni principali. La prima: «Premetto che personalmente ho stima della persona e del lavoro svolto dal presidente Mario Oliverio. Penso sia stato tutt’altro che facile sistemare la Regione dopo il disastro della giunta Scopelliti. Penso però, come s’è visto alle elezioni 4 marzo 2018, che un buon governo possa non bastare». La seconda: «Dobbiamo lavorare tutti insieme a trovare una sintesi più avanzata alla quale, innanzitutto, Mario Oliverio deve contribuire».
Il (presunto) buon governo che non basta e la «sintesi più avanzata». Non sembrano esserci dubbi: Oddati – e, tramite lui, la segreteria Zingaretti – ha sbolognato il compagno Mario, ne ha infranto le velleità residue e gli ha comunicato a mezzo stampa che per lui, ormai, non c’è più niente da fare.
Ogni testo ha però un sottotesto. E quello di Oddati non è nemmeno così difficile da individuare.
IL CONGRESSO Prima bisogna ricostruire il retroscena. Pare che il fronte anti-oliverio – distaccato tra le basi calabresi e quelle romane – aspettasse da giorni, con una certa ansia, l’intervista di Oddati. Che avrebbe dovuto rispettare precise regole d’ingaggio, tra cui la più importante: chiusura netta rispetto alla ricandidatura di Oliverio.
Una lettura superficiale, appunto, potrebbe far pensare a una missione compiuta. In realtà, gli haters del governatore – che non possono certo permettersi di guardare alle cose della politica con l’occhio distratto del lettore da spiaggia – tutto hanno fatto tranne che esultare, dopo aver preso atto delle parole di Oddati.
Perchè? Perché il responsabile del Sud, esplicitata la volontà (apparente) di archiviare Oliverio, ha pronunciato due paroline che, alle orecchie del governatore, sono suonate magicamente: congresso-regionale, da celebrare prima delle elezioni.
È la dialettica classica del bastone e della carota. È, soprattutto, una dichiarazione che potrebbe entrare di diritto nel manuale dedicato al cerchiobottismo di partito.
IL CAVALLO DI TROIA Quelle parole i vari Guccione, Censore e Bevacqua, gli orlandiani e i franceschiniani, i Loiero boys, i martiniani e i redivivi seguaci di Renzi – cioè tutti coloro (e sono tanti) che non vogliono un Oliverio bis – non avrebbero proprio voluto leggerle. Invece sono state messe nero su bianco e significano una cosa sola: che Oddati, al di là dell’apparente stroncatura, persegue lo stesso progetto del governatore. Insomma, l’intervista rilasciata dal responsabile Mezzogiorno potrebbe essere un assist a Oliverio, seppur camuffato da reprimenda finalizzata a “tenere buoni” gli oppositori.
Il presidente calabrese, già da diversi mesi, ha infatti chiesto a gran voce, oltre alle primarie (in questo momento improbabili, a causa dell’assenza di avversari) il congresso e la fine del commissariamento.
Il motivo è semplice semplice e può essere spiegato costruendo uno scenario ipotetico. Zingaretti dà via libera al congresso, le imbattibili truppe cammellate del governatore scendono in campo, conquistano il partito e portano alla guida della segreteria un fedelissimo del presidente, magari Luigi Guglielmelli, attuale capo del Pd cosentino.
A quel punto, con organismi di partito legittimati, il Pd nazionale dovrà necessariamente prendere atto della volontà dei territori, visto che lo stesso Zingaretti ha auspicato in modo chiaro questa svolta nel corso dell’ultima assemblea nazionale. E Guglielmelli? Quale nome proporrebbe, Guglielmelli? Oliverio forever, of course.
Possibile che Oddati non si sia reso conto di aver trascinato un cavallo di Troia nel fortino degli oppositori di Oliverio? O invece l’obiettivo finale era proprio questo, seppur celato dietro parole parecchio astute, degne del miglior Odisseo?
Per capire la risposta, bisogna anche tenere conto dei personaggi in scena, delle loro convinzioni e dei loro legami. Oddati è uno dei pochi componenti della segreteria ad aver elogiato pubblicamente il lavoro svolto in Regione negli ultimi cinque anni; è, inoltre, vicinissimo all’attuale mainsponsor del governatore calabrese, Andrea Cozzolino, riconfermato europarlamentare anche grazie ai voti ottenuti dalla corrente Oliverio.
IL TEMPO STRINGE Certo, il tempo è poco e, con ogni probabilità, non basterà per celebrare i congressi. Dal cavallo di Troia potrebbe infine non uscire nessuno. Ma Zingaretti come potrebbe “far fuori” bellamente un suo governatore, il cui lavoro è stato apprezzato almeno da una parte della segreteria nazionale e che, tra l’altro, ha più volte chiesto il confronto democratico (previsto dallo statuto) delle primarie e la celebrazione del congresso, invocata anche dal responsabile del Sud? (p.bellantoni@corrierecal.it)





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