Regionali: Pd-M5S, l’accordo si può fare

Il governo di «svolta» potrebbe determinare effetti anche in Calabria. Dove dem e grillini coltivano la pazza idea di una nuova alleanza. Per arrestare i sovranisti e stoppare definitivamente Oliverio

di Pietro Bellantoni
LAMEZIA TERME Potrebbe davvero cambiare tutto. Con il risultato di trasformare il dibattito interno al Pd calabrese (primarie sì/primarie no, Oliverio sì/Oliverio no) in un esercizio ozioso, se non del tutto anacronistico. Tra i dem impazzano comunicati stampa il cui denominatore comune è la partigianeria spinta: contro il governatore o dalla sua parte. Le evoluzioni politiche nazionali dimostrano, tuttavia, la sostanziale inattualità di un simile dibattito.
PD-M5S INSIEME I dirigenti calabresi forse non se ne sono accorti, ma il loro segretario nazionale, solo ieri, ha ottenuto il via libera del partito a “trattare” con il Movimento 5 Stelle per la formazione di un nuovo governo; e oggi Zingaretti ha dato la sua disponibilità al presidente della Repubblica per la formazione di un esecutivo «di svolta», cioè politico e di legislatura. Con i pentastellati, ovviamente.
Il voto anticipato ipotizzato da Salvini, con ogni probabilità, sarà dunque archiviato come una mera suggestione agostana. Pd e M5S hanno i numeri per governare e, soprattutto, la volontà di farlo assieme, al netto di idiosincrasie evidenti e dei contrasti, anche feroci, che ne hanno caratterizzato il rapporto fino a pochi giorni fa.
E IN CALABRIA? Il varo del nuovo esecutivo – ancora alla fase iniziale il dibattito sui nomi di premier e ministri – è destinato a stravolgere gli assetti parlamentari, a modificare i rapporti di forza tra i partiti (la Lega accrescerà o vedrà diminuire i suoi consensi?) ma anche le alleanze locali. Quest’ultimo aspetto riguarda le Regioni chiamate al voto da qui ai prossimi mesi e, in particolare, la Calabria.
È chiaro che se dovesse passare la linea Zingaretti/Bettini – che poi è la soluzione più gradita da Mattarella – l’unione tra Pd e 5 stelle non verrebbe suggellata dalla riedizione del contratto di governo gialloverde, ma da un accordo politico e programmatico old style, con l’obiettivo di portare a compimento la legislatura. E se il contratto di Salvini e Di Maio permetteva a entrambi di avere mani libere a livello locale e regionale – con la Lega organica al centrodestra e il M5S in perenne corsa solitaria –, il nuovo patto di governo, proprio per la sua natura prettamente politica, darebbe il “la” a un progetto di più largo respiro, che – a cascata – coinvolgerebbe tutte le realtà regionali.
La riedizione dell’alleanza giallorossa anche a livello locale, inoltre, disinnescherebbe la facile propaganda di Salvini che – ormai relegato tra i banchi d’opposizione – non potrebbe più accusare dem e pentastellati di essere uniti a Roma solo per conservare la poltrona e in virtù di un accordo strumentale che non trova corrispondenza nei vari territori.
L’UNIONE È allora possibile un’unione elettorale tra il Pd e il M5S calabresi? Finora contatti reali tra gli sherpa delle due forze politiche non ce ne sono stati, ma il modo in cui la crisi nazionale si sta evolvendo dà vigore a quella che, fino a poco tempo fa, poteva sembrare solo come una pazza idea.
I big dem, così come la gran parte dei parlamentari grillini, ci stanno pensando seriamente e, per il momento, non si registrano veti o embarghi né dall’una né dall’altra parte. Una certa diffidenza reciproca, sì, com’è naturale; ma nessun “no” a prescindere.
La parola d’ordine, a Roma e in Calabria, per il Pd come per il M5S, è comunque sempre la stessa: rinnovamento.
Il Pd, in relazione alle cose regionali, lo chiede da tempo e proprio per questo ha chiuso alla ricandidatura di Oliverio e alle primarie per la designazione del leader. Zingaretti e la sua segreteria, secondo quanto trapelato dal Nazareno, avevano già in mente il candidato alternativo, cioè Domenico Arcuri, attuale amministratore delegato di Invitalia nonché calabrese doc. Sul fronte grillino, invece, il nome caldo era quello della deputata Dalila Nesci.
I nuovi scenari potrebbero però stravolgere tutti i piani. E non è detto che sia un male per i due nuovi “contraenti”. Accomunati da tre priorità: stoppare Oliverio, sbarrare la strada al sovranismo emergente e riconquistare l’appeal perduto tra gli elettori.
FINE DEL DIBATTITO INTERNO L’unione giallorossa, almeno sulla carta, avrebbe le carte in regola per dare risposte alle tre priorità e sarebbe forse l’unico modo per arrestare l’esodo costante verso il centrodestra dei dirigenti del Pd e per dare una chance di vittoria finale al M5S. Con il nuovo accordo, le liste elettorali dem si rimpinguerebbero come per magia, mentre i risultati elettorali dei pentastellati, probabilmente insufficienti in caso di corsa solitaria, potrebbero risultare decisivi per la vittoria finale.
Ecco perché il dibattito su Oliverio sì/Oliverio no rischia di diventare ozioso, un puro esercizio di appartenenza non al passo con i tempi. Tutti gli occhi sono ormai puntati a Roma. In attesa di varare un’alleanza inedita anche in Calabria. (p.bellantoni@corrierecal.it)





Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto