Regionali, il M5S schiera Callipo e Laghi. Ma niente Pd: «Di Maio dica no»

I parlamentari tracciano la linea da seguire e fanno i primi nomi. Ribadito il veto all’accordo con i dem. Ma tra ortodossi e dialoganti ci sono idee diverse sulle prossime elezioni

di Pietro Bellantoni
ROMA
Pippo Callipo e Ferdinando Laghi sono i due nomi su cui il M5S punta per le prossime Regionali. L’imprenditore del tonno e il presidente dell’Isde fanno parte di quella ristretta rosa di nomi che i 18 parlamentari calabresi presenteranno nelle prossime ore al capo politico, Luigi Di Maio.
La sintesi tra le diverse anime del Movimento è stata raggiunta ieri sera, nel corso del vertice aperto a tutti i deputati e senatori pentastellati. L’incontro, secondo quanto trapela, si sarebbe svolto nel segno di una grande «tranquillità» e della «compattezza» di tutta la delegazione.
Ma i contenuti del summit restano sostanzialmente top secret. I parlamentari si sono infatti dati una regola d’ingaggio: ridurre al massimo le comunicazioni con l’esterno, nel tentativo di proteggere il lavoro propedeutico alle elezioni e, soprattutto, di tutelare i possibili candidati alla carica di governatore.
Callipo e Laghi (come abbiamo scritto qui) sono due tra i possibili papabili.
Il difficile, tuttavia, arriva ora. È probabile che i portavoce calabresi mettano nero su bianco le decisioni ratificate ieri, in un documento da consegnare direttamente a Di Maio. Non c’è però alcuna certezza, su questo punto.
Quel che invece pare inequivocabile è la posizione che i 5 stelle hanno assunto rispetto alla possibile alleanza con il Pd. I 18 parlamentari, con una voce sola, hanno ribadito il loro no all’accordo con i dem, in netta controtendenza rispetto al quadro nazionale e all’intesa raggiunta in Umbria.
Il Movimento, è stato ripetuto più volte, non vuole avere niente a che fare con il partito ritenuto responsabile – a torto o a ragione – dei più grandi disastri avvenuti in Calabria negli ultimi anni.
CHE FARE? A parte questa posizione di intransigenza, i pentastellati sembrano però avere le idee confuse sul percorso da avviare al fine di presentare agli elettori una lista, o una coalizione, credibili e in grado di vincere le elezioni. «L’opposizione al Pd è, al momento, l’unico collante, per il resto non c’è alcuna strategia», confessa un parlamentare.
In effetti, dall’incontro di ieri non emerge una linea univoca sul che fare. Le idee sono le più diverse, così come diffuso è il desiderio di non scoprirsi anzitempo. «Il punto è che nessuno sa cosa ha in mente Di Maio. E, prima di esporsi, ognuno di noi vuole sapere qual è la direttiva», dice un altro deputato. La regola aurea è, insomma, stare allineati e coperti, in attesa di sviluppi concreti.
DUE CORRENTI In mezzo a questi silenzi e al netto dei singoli tatticismi, è comunque possibile rintracciare almeno due “correnti” interne, portatrici di diverse soluzioni elettorali. La prima, quella ortodossa, vorrebbe un Movimento come guida di una coalizione composta da liste civiche pure, così come previsto dallo Statuto modificato pochi mesi fa; la seconda, quella dialogante, non disdegnerebbe invece la “collaborazione” dei partiti di centrosinistra, ma senza simboli nelle schede.
Nelle prossime ore se ne saprà di più. Il boccino in mano – al di là degli eventuali documenti e delle rivendicazioni dei parlamentari – ce l’ha Di Maio: spetterà a lui decidere in che direzione andrà il Movimento. Certo, poi servirà il voto degli iscritti, ma questo pare solo un dettaglio. (p.bellantoni@corrierecal.it)







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