Depurazione a Reggio, la Dda chiede l’arresto di Incarnato. La replica: «Mai curato quegli appalti»

Tra qualche giorno la decisione del Tribunale della libertà dopo che il gip ha respinto la richiesta della Procura. I legami con l’operazione Rhegion. Al centro dell’inchiesta una presunta tangente da 30mila euro. Il commissario Sorical: «Alcuni degli indagati non li conosco nemmeno»

REGGIO CALABRIA L’ultima parola toccherà ai giudici del Tribunale del Riesame, ma per la Dda di Reggio Calabria non c’è dubbio: il commissario liquidatore della Sorical, nonché numero 1 dei socialisti calabresi, Luigi Incarnato deve andare in carcere per corruzione. Così aveva chiesto il pm Stefano Musolino tanto per Incarnato come per altre quattro persone – gli imprenditori Domenico Barbieri e Alberto Scambia, il rappresentante di AccionAgua Luigi Patimo e l’ex impiegata regionale Anna Maria Gregorace – ma il gip non ha inteso concedere la misura perché a suo dire non ci sarebbe prova del materiale versamento di denaro. «Affermazioni assertive, sbrigative e inadatte ad una seria ed efficace analisi giuridica di complessi fenomeni corruttivi del tipo di quelli accertati», scrive la Procura nel proprio appello. E complicato il sistema emerso dalle indagini lo era davvero.
Scrivi “promi”, leggi “mazzette”. Nella contabilità segreta trovata nel corso delle perquisizioni eseguite in esecuzione dell’inchiesta Reghion, venivano indicate così le voci di budget che l’imprenditore Alberto Scambia destinava alla corruzione. E almeno tre, del valore di 10mila euro ciascuna, per la Dda di Reggio Calabria sono state destinate ad Incarnato. Mittenti, gli imprenditori Scambia e Barbieri, più mister AccionAgua in Calabria, Luigi Patimo, tutti soci in una Rti interessata agli appalti per la depurazione. Esattamente quelli di cui si occupava Incarnato, nella duplice veste di consulente del governatore Mario Oliverio con delega alla depurazione e commissario liquidatore di Sorical. Per la procura, quei 30mila euro, versati in tre tranche fra aprile e giugno del 2016, sarebbero stati destinati a far aumentare indebitamente i fondi stanziati da Regione Calabria per rendere più efficiente la depurazione nella città calabrese dello Stretto e all’affidamento diretto del completamento delle opere a valle della centrale idroelettrica fino al potabilizzatore.
Il gip, nella pronuncia sulla richiesta d’arresto, spiega che gli elementi a carico degli indagati sarebbero insufficienti a giustificarne l’arresto. Questo perché non vi sarebbe prova della dazione di denaro a Incarnato nonostante sia presente il fumus della corruzione.

INCARNATO: «MAI CURATO QUEGLI APPALTI» «Dell’inchiesta della procura di Reggio Calabria – scrive Incarnato in una nota –, temo solo l’uso strumentale che se ne possa fare a poche settimane dalle elezioni. Un Giudice ha già valuto e respinto ogni accusa a mio carico e confido anche nella conferma del Tribunale del Riesame. Non mi sono mai interessato agli appalti della depurazione di Reggio Calabria, sono stato e sono un convinto sostenitore affinché in Calabria si applicassero le leggi dello Stato e in tal senso si costituisse l’Autorità Idrica calabrese, tesi in contrasto con quelle espresse dalle persone interessate alla vicenda, alcune delle quali nemmeno conosco. Un amministratore pubblico deve mettere in conto che la sua azione politica e amministrativa sia sottoposta a verifica dalla magistratura e pertanto non ho nulla da temere, avendo fiducia piena nei giudici che dovranno valutare la mia condotta, sempre improntata all’onestà e all’interesse pubblico».





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