L’acqua attraversa l’argine: un’altra notte di paura sul Crati – VIDEO

La riva destra del fiume, nel comune di Corigliano Rossano, rischia il cedimento. Le testimonianze: «Quando piove si scatena l’inferno». Sul posto il sindaco Stasi e la senatrice Abate puntano l’indice contro la Regione, che replica: «Abbiamo autorizzato gli interventi».

di Luca Latella
CORIGLIANO ROSSANO
Ancora una notte di paura per i residenti delle contrade Ministalla e Thurio, nel comune di Corigliano Rossano, sull’argine destro del fiume Crati. Che questa mattina ha iniziato ad esondare per via di una piccola falla apertasi nell’argine che permetteva all’acqua di infilarsi nei pertugi del muro di contenimento – da sotto – fino a raggiungere gli agrumeti sottostanti.
Dalle prime luci dell’alba in quelle fessure, che si sarebbero potute allargare fino a far saltare completamente l’argine se il maltempo fosse stato inclemente, e per fortuna c’era il sole, sono intervenuti provvidenzialmente i vigili del fuoco di Corigliano Rossano a lavorare alacremente, con mezzi agricoli quali pale e picconi ed olio di gomito, insieme ai proprietari dell’agrumeto.
Nel frattempo, sempre prestissimo, sono giunti sul posto il sindaco Flavio Stasi, la senatrice Rosa Abate e poi il funzionario della Protezione civile Folino Gallo, alcuni volontari della Prociv e la Croce Rossa.
Dopo alcune ore (anche di conciliabolo) hanno raggiunto il posto prima una ruspa del consorzio di bonifica e poi della ditta che si è aggiudicati i lavori appaltati dalla regione.
TESTIMONIANZE Troppo fresco è il ricordo catastrofico dello scorso 28 novembre quando il Crati esondando, ha sommerso ettari ed ettari di pianura e causato una moria di animali nelle fattorie.
«Abbiamo tenuto il peggio – è il commento caustico di un residente, proprietario degli agrumeti attigui e nei quali è iniziata ad infilarsi l’acqua – ma siamo alle solite. Appena il Crati s’ingrossa, qui si scatena l’inferno. E poi – quasi ad indicare la Regione tra i responsabili – ci avevano promesso che questi lavori sarebbero iniziati subito ma è passato un anno ed ogni notte che piove siamo qui a pregare che l’acqua non entri in casa un’altra volta».
ABATE E mentre il sindaco si sbatte da una parte all’altra, telefono in mano, la senatrice Abate del Movimento Cinque Stelle annuncia di aver presentato un esposto in Procura per i lavori di questa mattina. «Non mi muoverò da qui fin quando la Regione – dalla quale non ha alcuna notizia da mesi, dice – non fornirà risposte. Voglio sapere chi sta mettendo mano e con quale autorità, di chi sono le responsabilità di questi lavori urgenti».
«Viviamo – aggiunge la Abate – una situazione di pericolo persistente, a distanza di una settimana. Non si sa chi stia facendo cosa, si presume che si stia lavorando per la messa in sicurezza del Crati ma chi lo sta facendo non si sa. Non c’è un funzionario della Regione, non c’è la ditta, per la seconda volta vengo qui in quindici giorni e trovo solo il sindaco. Non c’è un direttore dei lavori, si sta facendo tutto alla rinfusa ed è questo che voglio capire e per questi motivi ho presentato un esposto in Procura».

STASI «Noi qui abbiamo un solo problema ed è il Crati – dichiara poi Stasi – la gente tutt’attorno a quest’area non dorme di notte. E puntualmente, stamattina l’acqua ha iniziato a oltrepassare la base dell’argine. Abbiamo lavorato in queste ore per provare ad evitare il peggio. Ma ciò che è più grave – anche il sindaco punta l’indice contro la Regione – è che i lavori dovevano essere già conclusi ed invece la burocrazia ha fatto perdere mesi e mesi. Solo dopo le nostre ennesime pressioni, prima della scorsa allerta rossa, sono iniziati i lavori. Ci siamo presentati alla consegna ed alla ditta abbiamo chiesto di occuparsi della pulizia dei due argini, così da concedere un inverno non tranquillo, ma neanche drammatico agli abitanti di Thurio e Ministalla. Tutto questo non è stato fatto e l’episodio di questa mattina lo conferma. Adesso ci troviamo a dover intervenire d’urgenza ed è sempre il sindaco a farlo, ma è evidente che su questo problema qualcuno ha dormito abbondantemente».
REGIONE Il dirigente ai Lavori pubblici della Regione, tirato in ballo più volte nella giornata di oggi, nel pomeriggio ha, poi, spiegato che non è certo da additare al suo ente l’accumulo di mesi di ritardo. «Non è certo colpa nostra – ha spiegato al Corriere, Domenico Pallaria – se abbiamo perso tre mesi solo con la Sovrintendenza. I tempi sono dettati dalla burocrazia, non da noi, come quelli necessari alle verifiche contrattuali e dell’azienda di Botricello che si è aggiudicata i lavori ed ha subappaltato ad una del luogo».
Pallaria sottolinea come abbia levato le castagne dal fuoco anche al sindaco, con un lungo sms.
«Considerata l’urgenza rappresentatami dal sindaco, ho verificato con gli uffici regionali in merito ai lavori già consegnati, considerati i “balletti” su chi deve fare che cosa – implicita la replica alla senatrice Abate – considerate le strumentalizzazioni esercitate anche da chi ha ruoli istituzionali preminenti, ho sentito l’impresa Gencarelli, del posto, che è già intervenuta nel recentissimo passato e che si è resa disponibile ad effettuare gli eventuali lavori ritenuti necessari ed urgenti al fine di scongiurare qualsiasi eventualità che potesse incidere sulla popolazione, ho deciso di  autorizzare personalmente l’intervento di messa in sicurezza del l’argine ammalorato. La spesa sarà imputata sul finanziamento e sull’intervento per il quale – ha concluso l’ing. Pallaria – di recente sono stati consegnati i relativi lavori».
Solo all’ora di pranzo i mezzi pesanti hanno raggiunto il posto. Una prima ruspa ha tamponato la base dell’argine con della terra, dall’interno, e poi un’altra ruspa più potente ha iniziato a sistemare dei grossi massi, trasportati sul posto con degli imponenti Tir, sul versante dell’argine a contatto con l’acqua.
Le condizioni meteo ed il sole, questa volta, hanno fatto il resto.  (l.latella@corrierecal.it)







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