Coronavirus, ospedali di montagna tagliati fuori. «Scelta grave e inspiegabile»

Tra le strutture ospedaliere inserite nel “front care” della Regione mancano quelle dell’entroterra. Monta la protesta di politici e associazioni

ospedale Reventino

di Giorgio Curcio
LAMEZIA TERME Ieri sera l’annuncio di Jole Santelli e l’attivazione del piano assunzioni e l’individuazione di 400 posti letto in terapia intensiva in numerosi ospedali della Calabria (qui la notizia). Oggi, dopo neanche 24 ore, c’è già qualche muso lungo tra amministratori, consiglieri e associazioni. Già, perché i posti letto individuati dalla Regione di concerto con il commissario Straordinario Saverio Cotticelli e con il supporto del Dipartimento Salute, riguardano alcuni dei più grossi centri della Calabria ma, di fatto, sono stati tagliati fuori i centri situati nei territori più interni. Una scelta quella dei vertici regionali che di fatto lascia inspiegabilmente scoperti ampie “porzioni” di un territorio, quello calabrese, già alle prese con le innumerevoli difficoltà legate ai collegamenti viari con il resto della regione.

IL REVENTINO Tra le strutture tagliate fuori dal piano di emergenza da coronavirus c’è l’ospedale del Reventino, a Soveria, nel catanzarese. Una scelta che il comitato locale definisce “inspiegabile”. Sì perché il nosocomio dispone, infatti, di due sale operatorie nuove, di laboratorio analisi, radiologia, cardiologia, farmacia, medicina, dialisi, pronto soccorso con obi. Insomma, tutto il necessario per essere inserito nella rete del “front care” istituita dalla Regione.

Luigi Tassone Pd Consiglio regione Calabria SERRA SAN BRUNO Ad alzare i toni della polemica ci ha pensato anche il neo eletto consigliere regionale di minoranza Luigi Tassone che punta il dito contro la scelta di tagliare fuori un altro ospedale di montagna, quello di Serra San Bruno, nel vibonese. «È grave – dice proprio Tassone – che a Serra San Bruno non sia prevista l’attivazione di alcun posto di terapia intensiva e, di certo, non staremo a guardare. È altrettanto grave che siano prodotti ordini di servizio per spostare il personale a Vibo. Non consentiremo che manager calati dall’alto adottino decisioni fondamentali per il destino della comunità in maniera leggera, sfrontata e senza alcun confronto. Il commissario Giuliano deve rispondere di questi atti davanti ai cittadini, deve dare conto del suo operato».

ACRI  Altro fronte caldo, almeno per ora, è quello di Acri. Qui è la mancata attivazione dell’ospedale a scatenare le ire del primo cittadino Capalbo che già nei giorni scorsi aveva chiesto un incontro con Jole Santelli (invito ignorato). Eppure si tratta di una struttura che potrebbe servire circa 50mila abitanti di un comprensorio distante dai grandi centri e da strutture ospedaliere attrezzate. Un coro unanime, dunque, si è alzato dai centri montani della Calabria, rivolto a Santelli e Cotticelli: l’entroterra non può essere affatto ignorato e sacrificato sull’altare di scelte strategiche che non tengono conto della salute dei cittadini. (redazione@corrierecal.it)







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