Dall’Agraria di Reggio i nuovi professionisti dell’agricoltura

Il direttore del dipartimento, Giuseppe Zimbalatti, racconta un percorso di studi unico in Calabria. «Guardiamo agli studenti come una risorsa su cui investire»

REGGIO CALABRIA I dati diffusi dall’ultimo “Rapporto Svimez 2018 sull’economia e la società del Mezzogiorno” – relativi al triennio 2015-2017 – hanno fornito del quadro economico, produttivo ed occupazionale del Sud un’analisi chiara, le regioni che storicamente “vantano” un evidente ritardo rispetto al resto del Paese sono finalmente riuscite ad ingranare la marcia facendo registrare apprezzabili aumenti del Pil. La Calabria è stata tra le migliori con un + 2% del Prodotto interno lordo.
Sulla performance positiva della nostra regione ha pesato e non poco il dinamismo dell’agricoltura che ha raggiunto quota + 7,9%; un dato da abbinare ai numeri relativi a quei giovani che sempre di più intraprendono attività agricole o comunque collegate alla trasformazione dei prodotti primari del territorio.
A soccorrere stavolta sono le analisi di Unioncamere – InfoCamere che certificano come in Calabria – a fronte di una media nazionale del 6,8% – le imprese condotte da under 35 superano il 10% del totale; di fatto la nostra regione è ai primi posti per l’incidenza di giovani imprenditori sul totale delle imprese agroalimentari. Facile concludere che il sistema agricolo regionale stia crescendo e sia oggetto di una profonda, forse lenta ma costante trasformazione.
Su questa realtà ricca – al netto della retorica sempre in agguato – di straordinarie prospettive opera chi, per ruolo e funzioni, ha il compito di formare non solo chi sceglie di “intraprendere” la via agricola ma anche e soprattutto quelle professionalità sempre più necessarie, e richieste, per una produzione agricola che misura orma il suo destino e la sua competizione su scala globale.
Compito immane che spetta in Calabria all’unico dipartimento universitario di Agraria, a Reggio Calabria sono tre i corsi di laurea attivati, Scienze e Tecnologie agrarie, Scienze e Tecnologie alimentari, Scienze forestali ed ambientali, un percorso formativo a cui si aggiungono master e corsi di formazione.
Per l’avvio ufficiale del nuovo anno accademico manca ancora qualche settimana ma in riva allo Stretto – nelle aule e nei laboratori dell’università Mediterranea – l’attività didattica è imminente, primo appuntamento i test di valutazione.
«Ogni anno – spiega Giuseppe Zimbalatti, direttore del dipartimento di Agraria – ripartiamo gradualmente e la prima attività riguarda le matricole e chi ha intenzione di iscriversi ad uno dei corsi di laurea che garantiamo; i test di valutazione, per come sono costruiti, non sono test di accesso ma strumenti che ci consentono di verificare i saperi minimi che riguardano le materia di base. Attraverso questa valutazione possiamo verificare l’esistenza o meno di lacune formative ed in tal caso garantiamo la possibilità di colmarle sostenendo i neoiscritti».

Che formazione garantisce il sistema scolastico regionale, ci sono molte lacune e soprattutto come vengono colmate?
«I test di valutazione accomunano tutti i dipartimenti di Agraria e devo dire che il confronto con le altre regioni è abbastanza onorevole, il sistema scolastico forma giovani con diversi profili ed avendo i nostri corsi di laurea una caratterizzazione scientifica è chiaro che i requisiti richiesti sono particolari. Detto questo, però, posso dire che per i giovani calabresi non abbiamo riscontrato particolari criticità. Le lacune che riscontriamo, e veniamo al mezzo per affrontarle, sono facilmente superate grazie ai Corsi di potenziamento, si tratta di vere e proprie sessioni che mirano a mettere tutti gli studenti, a prescindere dalla scuola e dalla formazione di provenienza, sullo stesso piano di partenza».

Quello di Reggio Calabria è l’unico dipartimento di Agraria in una regione dove l’agricoltura sembra essere sempre più decisiva. Come qualificherebbe l’offerta formativa che avete predisposto?
«La definirei completa perché i corsi di laurea coprono le richieste formative del sistema agricolo e tranquilla perché organizzata in una dimensione che guarda allo studente non come un numero da ostentare ma come una risorsa sulla quale investire. Infine, ed è la cosa più importante, la definirei molto ancorata al fabbisogno del territorio laddove per territorio non intendo evidentemente riferirmi solo a quello calabrese ma a quello nazionale nel suo complesso e, consentitemelo, anche oltre perché a Reggio Calabria i corsi di studio sono incentrati sull’agricoltura e sull’ambiente agroforestale mediterraneo. Non a caso riserviamo grande attenzione alle produzioni mediterranee».

Per quanto riguarda le immatricolazioni come sta andando?
«Devo dire che le immatricolazioni ad Agraria negli ultimi anni si sono mantenute su un livello costante e soddisfacente, qualche anno ci sono matricole in più ad agraria, altri anni in alimentare.
In Forestale abbiamo un numero di matricole più basso, è un fenomeno che dipende dal fatto che l’ambiente di lavoro viene percepito apparentemente più ridotto, in realtà tuttavia non è così perché il fabbisogno di figure professionali per l’ambiente e la forestazione è alto».

Per valutare il successo di una università in genere si usano due immediati criteri, quello degli iscritti e soprattutto il numero di studenti che una volta terminato il percorso di studio riescono a trovare, ed in fretta, un’occupazione.
«Il tasso di occupazione dei nostri laureati è molto soddisfacente, attribuiamo questo risultato ad un preciso fattore e cioè il rapporto che in questi anni abbiamo costruito e sviluppato con le principali aziende agricole, agroalimentari e forestali della regione. C’è una costante e crescente richiesta di curricula per figure professionali da coinvolgere in processi produttivi ed in attività di filiera; non va dimenticato infatti che i nostri laureati oltre ad iscriversi agli ordini professionali possono aiutare la razionalizzazione delle filiere produttive all’interno delle aziende e soprattutto possono contribuire, spesso in maniera determinante, al miglioramento qualitativo delle produzioni e cioè la vera scommessa dell’agroalimentare calabrese».





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