«I Bronzi di Riace? Erano dorati ed esposti a Roma»

La scoperta arriva dal Giappone ed è stata esposta al Museo archeologico di Reggio Calabria, Malacrino: «Fare rete per raccontare la nostra storia comune»

REGGIO CALABRIA «Una delle acquisizioni più importanti arriva da Tokyo, dal gruppo di ricerca dei professori Koichi Hada e Takashi Matsomoto che stanno ricostruendo i Bronzi secondo il sistema antico, non in fonderia come altri hanno fatto. A Reggio hanno portato alcuni esempi che dimostrano che hanno centrato l’obiettivo, ossia sono riusciti a fare i Bronzi come fatto anticamente». Lo dice all’agenzia Dire Daniele Castrizio, archeologo e docente dell’Università di Messina, intervenuto oggi al Museo di Reggio Calabria, in occasione della conferenza internazionale sui Bronzi di Riace e la bronzistica del V secolo a.C. «Altra notizia – ha aggiunto Castrizio – riguarda il colore dei Bronzi. Quando si trovavano a Roma, dal primo all’inizio del quarto secolo a.C., non erano del colore originario, dorato, ma neri lucidi. Questa scoperta l’abbiamo ottenuta grazie ad uno studio dell’Università del Salento che ha trovato una patina di zolfo che non era stata spiegata. Anche in questo caso, grazie al professore Hada, si è trovata la soluzione: era una pittura nera lucida che serviva a nascondere tutti i restauri che erano stati fatti».
Il professore Hada, dell’Università cristiana internazionale di Tokyo, è da tempo impegnato in un’ampia ricerca sulla realizzazione e sulla provenienza dei Bronzi di Riace, tra Argos in Grecia e Roma.

Il convegno è stato promosso dal professore Daniele Castrizio, del Dipartimento di Civiltà antiche e moderne dell’Università degli Studi di Messina e componente del Comitato Scientifico del MArRC. Non soltanto studiosi e specialisti, ma anche giovani e appassionati di arte, storia e archeologia, per ascoltare le nuove ricerche su due dei capolavori al mondo della bronzistica greca.
«Sono qui oggi alcuni dei maggiori studiosi internazionali dei Bronzi di Riace», ha affermato Castrizio, nel saluto iniziale ai partecipanti. «È il primo convegno scientifico a Reggio Calabria, e si svolge qui, nella casa dei Bronzi, dove si fa ricerca e cultura».
Sono intervenute per un saluto le autorità politiche e amministrative, insieme ai rappresentanti del mondo accademico reggino. «È un museo dinamico, dove si fa ricerca e con una ricca offerta espositiva, un luogo di dibattito scientifico e di prospettive», ha dichiarato il presidente del Consiglio Regionale, Nicola Irto. «Grazie al lavoro del direttore Carmelo Malacrino, si è stabilito un rapporto di collaborazione tra le istituzioni importante e forte, da cui partire per il riscatto della regione».
«Qui si fa ricerca “dal vivo”, con una offerta culturale ricca e composita. La nostra risorsa strategica è la conoscenza. Non si può tramandare ciò che non si conosce», ha affermato l’assessore comunale alla Cultura e alla Valorizzazione del patrimonio culturale, Irene Calabrò. E ha aggiunto: «I Bronzi di Riace sono il motivo principale per cui i turisti visitano Reggio. Grazie alla vitalità di questo Museo, l’area dello Stretto sta diventando un luogo importante di dialogo nel Mediterraneo».
Per il pro-rettore dell’Università per stranieri “Dante Alighieri”, Antonino Zumbo, «il convegno dedicato ai Bronzi non è un punto di arrivo, ma un laboratorio per un avanzamento della ricerca interdisciplinare».
Ha aperto i lavori la professoressa Maria Caltabiano Caccamo, coordinatrice del Dottorato di ricerca in Scienze archeologiche e storiche all’Università degli Studi di Messina. «È bello vedere qui tanti giovani, che sono il futuro del nostro Paese», ha esordito. «È dall’impegno, dalla pazienza, dalla fatica che nascono scoperte meravigliose. Il lungo e approfondito lavoro di ricerca condotto dal professore Castrizio fin da giovanissimo, con una metodologia interdisciplinare, lo ha affermato tra i massimi studiosi dei Bronzi di Riace a livello internazionale».
«Qui presentiamo la storia della Calabria antica attraverso eccezionali reperti, che non sono semplici oggetti, ma sono le parole di una narrazione», ha dichiarato il direttore Malacrino, nell’accogliere gli ospiti del Convegno. «Dalla sua apertura, nel 2016, il Museo è cresciuto, ha creato e ha rafforzato una immagine inclusiva e una credibilità propositiva. È diventato il luogo di riferimento del territorio, dove ci si incontra e confronta attraverso tutte le forme della cultura. Questo grazie a un lavoro di squadra accurato – ha continuato –, nei rapporti con il pubblico e dietro le quinte, di inventariazione e di restauro, per poi presentare gli oggetti in un’offerta espositiva che abbiamo concepito sempre come dinamica». «È il Museo della Calabria – ha concluso Malacrino –. Ed è un luogo di ricerca e di formazione, e questo è possibile soltanto in collaborazione con le Università e gli istituti della cultura. Dobbiamo “fare rete” per preservare e raccontare la nostra storia comune».
La seconda e ultima giornata del Convegno, venerdì 26 ottobre, è ospitata nell’Aula Magna dell’Università degli Studi di Messina.
Giovedì, sempre nell’accogliente spazio di Piazza Paolo Orsi, è stata inaugurata la nuova suggestiva esposizione temporanea curata dal direttore Carmelo Malacrino, “Fiat Lux. L’illuminazione tra antichità e medioevo”.
Oltre settanta eccezionali reperti sono stati selezionati, catalogati, restaurati e presentati al pubblico per raccontare come vivevano greci e romani, bizantini, arabi e normanni attraverso i loro strumenti per “fare luce”.







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