Panettieri, 5mila visitatori per il Presepe dedicato ai migranti – FOTO

Ultime due rappresentazioni il 5 e 6 gennaio, dalle 17 alle 20, per il Presepe Vivente. Un progetto per “resistere” all’abbandono dell’entroterra calabrese

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PANETTIERI «A Betlemme si è creata una piccola apertura per quelli che hanno perso la terra, la patria, i sogni…vediamo le orme di intere famiglie che oggi si vedono obbligate a partire. In molti casi questa partenza è carica di speranza, carica di futuro; in molti altri, questa partenza ha un nome solo: sopravvivenza».
 Le parole di Papa Francesco, pronunciate nell’omelia del 24 dicembre notte, rappresentano forse la migliore premessa per descrivere il senso ed il significato della scelta compiuta a Panettieri; il contesto è quello dell’ormai noto Presepe Vivente, giunto alla diciassettesima edizione, la scelta – attuale ed audace – riguarda invece la volontà di dedicare ai migranti una straordinaria riproposizione della natività.
Panettieri è un piccolo centro della provincia di Cosenza, poco più di trecento anime che rinunciano all’idea della fuga e dell’abbandono dell’entroterra; per resistere hanno scelto una via precisa e cioè quella che mantiene vivo lo spirito della comunità, impone una cura maniacale dei luoghi, suscita ed alimenta un insolito e sorprendente decoro urbano, individua nel Comune – inteso come edifico ma anche come luogo collettivo – la “casa” più curata ed accogliente. 
Il Presepe Vivente è forse il momento più qualificante di questa resistenza, tra gli stretti vicoli e l’unica piazza si ergono più di 1.200 metri quadrati di costruzioni, in pratica un set degno di una location cinematografica; 20 le postazioni allestite, 130 i cittadini che svestono i panni della quotidianità ed “indossano” i ruoli più vari, ben 8 le scene recitate lungo il percorso che porta alla Grotta. E, dulcis in fundo, già 5mila visitatori.
Nel Presepe, ultime due rappresentazioni il 5 e 6 gennaio dalle 17 alle 20, vengono coinvolti attori professionisti, quest’anno Vasilica Gavrilaş Burlacu (Sibilla), Monica Riva nel ruolo di una madre alla ricerca del figlio e poi il vero mattatore della diciassettesima edizione, l’attore calabrese Gigi Miseferi impegnato a dare forma, vita ed interpretazione alla figura di Erode Il Grande.
Percorrendo Panettieri in questi giorni le sensazioni sono molteplici e si coglie per intero quanto vera sia l’affermazione dell’antropologo Vito Teti che individua nella Calabria la “terra dei paesi”, luoghi nei quali si coglie una nostalgia che non coincide affatto con la rassegnazione ma «è pasolinianamente critica del presente ed è, secondo la migliore tradizione culturale calabrese, utopia, sogno di altrove e di nuova vita». 
E proprio in quest’ottica di utopia e nuova vita nel Presepe di Panettieri tutto è curato nei minimi dettagli, dalla riproposizione degli antichi mestieri fino ai personaggi della Betlemme Gesù, non c’è nulla fuori posto e tutto sembra essere nella dimensione corretta. 
Quello nel Presepe Vivente è, insomma, un viaggio di scoperta, un cammino dello spirito, un silenzio che parla della fede. 
Una dimensione, quella del Presepe, espressa mirabilmente da David Maria Turoldo «… eri tu il mistero, la radiosa notte che racchiudeva il giorno, che avrebbe rivestito di carne la luce e dato un nome al silenzio».







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