Lamezia, “arance solidali” contro l’indifferenza – VIDEO

Decine di giovani hanno raccolto agrumi per finanziare opere in America Latina nell’azienda-comunità “L’Aranceto”, di Stefano Vescovini, socio di Confagricoltura. I responsabili di “Mato Grosso”: «Lavoriamo per chi ha bisogno»

LAMEZIA TERME “Prima” in Italia, “first e great” negli Stati Uniti; sono parole, termini ed anche – in fin dei conti – concetti che descrivono gli ultimi anni, quelli nei quali alcune proposte politiche e culturali, intercettando una diffusa sensazione di insicurezza e precarietà, hanno cercato di introdurre, riuscendoci in molti casi, una nuova scala di valori.
La premessa è semplice, la narrazione è forte, occuparsi dei bisogni degli altri, di chi sta lontano, o di chi cerca di raggiungerci, rappresenta un limite, uno spreco di risorse, un impedimento al nostro benessere.
Il muro con il Messico, il filo spinato in Ungheria, i porti chiusi in Europa, le tasse sulla bontà sono le manifestazioni più evidenti di questa nuova, ma non tanto, visione del mondo e dell’umanità.
Ecco perché in un contesto simile ogni segno diverso, ogni simbolo o testimonianza controcorrente suscitano attenzione e, forse, sorprendono anche.
A Lamezia Terme, tra i filari degli agrumeti , uno di questi segni vede come protagonisti decine di giovani provenienti dal Nord Italia, sono i ragazzi coinvolti dall’operazione Mato Grosso, il movimento che grazie al lavoro gratuito per i più poveri offre ai ragazzi la possibilità di esperienze formative.
Per una settimana questi giovani hanno raccolto arance, lo hanno fatto gratis e si sono impegnati con le loro comunità di provenienza a rivenderli, il ricavato finanzierà opere di assistenza, formazione e carità in America Latina. «Può anche sembrare un’anomalia – ci dice Giovanni Maggioni, da Cossato in Piemonte – ma è il messaggio che vogliamo lanciare, facciamo un lavoro semplice ed il nostro guadagno sta nel farlo gratuitamente ed a beneficio di chi ha bisogno».
Aiutare gli altri, chi è lontano ed in condizione di povertà è, secondo Francesca Rolando, un modo per aiutare se stessi: «C’è bisogno in missione ma c’è tanto bisogno anche per i ragazzi in Italia, noi cerchiamo di far vedere che è bello ed è possibile vivere qualcosa di diverso provando a regalare il proprio tempo, provando a regalare qualcosa di sé». Nel capannone assieme ai giovani a selezionare le arance raccolte c’è anche Padre Lorenzo Salinetti, valtellinese con 23 anni di missione in Perù alle spalle, «i ragazzi che noi portiamo a lavorare – sottolinea Padre Lorenzo – seguono la ricetta educativa che ci ha dato il fondatore dell’Operazione Mato Grosso, Padre Ugo De Censi; la ricetta si fonda su quattro punti essenziali, saper rispettare il silenzio che nella natura c’è, il lavoro manuale ed in questo il lavoro agricolo è prezioso, fare le cose bene per esprimere ciò in cui si crede, farle gratuitamente».
A Lamezia Terme questa straordinaria opera di impegno e solidarietà ruota attorno ad una azienda-comunità, L’Aranceto, e Stefano Vescovini, socio Confagricoltura, ne è il responsabile: «tutto ciò che qui realizziamo significa che ancora nel cuore delle persone e soprattutto dei ragazzi ci sono desideri e sogni più profondi di quello che si può pensare».
Il messaggio finale che ci consegna Stefano Vescovini risponde per intero alle osservazioni di chi considera la vicinanza a chi ha bisogno come qualcosa da esprimere prima ed innanzitutto verso chi ci sta intorno: «Quando nel cuore c’è il desiderio di aiutare qualcuno che sia italiano o no, vicino o lontano non cambia nulla, tutti i ragazzi che vivono qua nel desiderio di aiutare il prossimo, nel momento i cui aiutano quelli lontani non è che si scordino di quelli vicini o fanno finta di non vederli».
Insomma, se aiuti e sei solidale è istintivo e naturale non distinguere.

Giorgio Curcio
redazione@corrierecal.it





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