La meglio gioventù della “Ragazzina” calabrese di Thorimbert

A sua insaputa Giovannina Serafini, grazie a una foto scattatale nel 1974, è diventata l’icona di un’intera generazione


COSENZA
«Alza il pugno, mia dolce rivoluzionaria» questi versi, oggi, non soltanto servono per celebrare l’eterno ritorno dei moti politici degli anni 70, ma anche per raccontare la storia “calabrese” di uno scatto estratto da quell’epoca per fare il giro del mondo.
Alla base, un ritorno alle origini. Un incontro fortuito e la storia torna a vivere per stagliarsi in un presente molto diverso, ma ancora aperto alla speranza di un cambiamento che possa partire dalle nuove generazioni.
Giovannina Serafini è una delle tante persone emigrate dalla Calabria, dove ha lasciato un pezzo di cuore che la spinge spesso a tornare. Questo frammento è Campana, un paesino incastonato nell’entroterra silano, in provincia di Cosenza. Proprio lì ha vissuto prima di emigrare a Milano con tutta la famiglia.
La sua storia non è il tipico racconto dell’emigrante nostalgico, bensì quella di una giovane calabrese divenuta un’icona inconsapevole anche oltre i confini nazionali.
Giovannina Serafini è infatti “La Ragazzina”, protagonista di un celebre scatto datato 1974 dell’allora fotoreporter del giornale Lotta continua, Toni Thorimbert.
Ha scoperto casualmente di essere stata immortalata: dapprima ritrovando quello scatto sulla copertina del libro “Altri tempi”, poi riconoscendosi durante un’intervista rilasciata dal fotografo a Rai International nel 2017. Nell’occasione, Thorimbert stava mostrando quegli scatti che «non raccontano solo la storia di una ragazza, ma rappresentano per molta gente l’ideale racchiuso negli anni ‘70». A distanza di circa 43 anni da quel giorno di maggio, i due riescono finalmente a conoscersi. Altrettanto casuale è stato l’incontro di questi giorni proprio nella “sua” Campana con lo scrittore locale, anch’egli emigrato, Francesco Cerenzia, che l’ha subito riconosciuta e ne ha voluto scoprire e condividere a fondo la storia.
LA FOTO Dopo aver contattato Thorimbert che con grande gioia ha annunciato al suo pubblico di aver finalmente trovato la sua “musa”. In seguito Giovannina Serafini ha rilasciato diverse interviste a molte testate, non solo nazionali, complice anche la attuale residenza brasiliana.
Da queste si è riusciti a ricostruire il soggetto e la scenografia della foto ambientata appunto negli «indimenticabili» anni 70. Davanti alla celebre Palazzina Liberty di Milano, una folla di giovani festeggiava lo storico “No” al referendum sull’abrogazione della legge sul divorzio.
Il “set” della fotografia era il mercato della verdura meneghino che al tempo era stato concesso in usufrutto a “La Comune” di Dario Fo e Franca Rame che sempre quell’anno avrebbero regalato al pubblico “Mistero buffo”, una delle loro tante indimenticabili opere. “La Ragazzina” spunta dalla folla dimostrando tutta la passione dei suoi 18 anni senza sapere che quel momento sarebbe diventato eterno.
“LA RAGAZZINA” OGGI L’essersi riscoperta in quella foto, all’età di 62 anni, ed essere riuscita subito a mettersi in contatto ed incontrare il reporter nonostante la notevole distanza geografica, può annoverarsi tra le storie positive legate all’utilizzo dei social network, perché «in un’altra epoca questo non sarebbe stato possibile», ha raccontato la protagonista. Quegli stessi social network nati con il compito principale di abbattere le distanze, nel tempo hanno però innalzato nuove barriere relazionali amplificando lo spaccato generazionale e le difficoltà di adattamento e dialogo proprio tra i più giovani. Giovannina Serafini ricorda con nostalgia quegli anni di intense lotte ed importanti conquiste, non senza difficolta, in nome di un ideale: «Ho fiducia nelle generazioni di oggi, ma forse è proprio un ideale che li ispiri ciò che manca». Nel raccontarsi a Francesco Cerenzia, la musa inconsapevole di Thorimbert ha ripercorso le difficoltà che spinsero la famiglia ad emigrare a Milano, dove il padre fu assunto per lavorare in fabbrica, lasciando così la Calabria. Una «separazione dolorosa, ma dovuta» che, allora come oggi, interessa tante famiglie e tanti giovani della regione, come hanno messo in evidenza anche recenti report (ne avevamo scritto qui).
Gli anni 70, oltre che per le celebri proteste, vanno infatti ricordati anche come gli anni d’oro di paesini come Campana, che oggi rischiano di scomparire per via dello spopolamento, ma che all’epoca arrivavano a superare i quattromila abitanti. Un passato remoto se si pensa che la popolazione della zona nel tempo si è ridotta di più di un quarto. «Proprio da lì si dovrebbe ripartire: – aggiunge Francesco Cerenzia raccontandoci dell’incontro – da quella brama di cambiare il mondo che infuocava l’animo dei giovani e che ora sembra quasi essere sparita, soprattutto in relazione al senso di appartenenza a queste terre. Ora, proprio come ieri, il mondo intero dovrebbe scendere in piazza, come sta avvenendo per i “Fridays for future”. C’è tanto bisogno di quella voglia di fare, di quella partecipazione, di quella forza d’animo che sarebbe in grado di rilanciare quest’epoca e salvare le nostre terre». (f.d.)





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