Sesso e salute? Ancora un tabù: 4 calabresi su 5 non ne parlano ai figli

È quanto emerge da una ricerca di Reale Mutua. In aumento la consapevolezza sui disturbi della sfera affettiva e sul bullismo

CATANZARO Parlare di intimità e di salute di genere con i propri figli è tradizionalmente considerato un tabù. Si ha difficoltà ad affrontare l’argomento, spesso lo si rimanda o lo si trascura persino del tutto. Ma, a ben guardare, oggi sembra farsi strada una maggiore sensibilità: per un calabrese su cinque (22%) infatti, è importante affrontare in famiglia il famoso “discorsetto” fin dalle scuole elementari. Come base per un successivo, sano sviluppo durante l’adolescenza. È quanto emerge dall’ultima ricerca dell’Osservatorio Reale Mutua sul welfare1, che ha realizzato un’ampia indagine sull’adolescenza.
Si registra anche una maggiore attenzione per la prevenzione sulla salute di genere, dove da sempre c’è un fortissimo gap. Se di solito, infatti, le ragazze vanno fin da giovani dal ginecologo, lo stesso non si può dire dei loro coetanei maschi. Per quasi due calabresi su tre (60%), tuttavia, anche per i ragazzi è fondamentale iniziare a fare visite andrologiche fin dall’adolescenza. Ma le voci discordi non mancano, e ancora un calabrese su sei (16%) ritiene necessaria la prevenzione solo per le ragazze. Quali sono allora le ragioni alla base di tutto questo? In primo luogo, una scarsa informazione sul tema e in particolare sulle problematiche di salute maschili (45%) ma anche una certa difficoltà a parlare dell’argomento (33%). In questo senso, un ulteriore 12% dice che questa situazione nasce dalle famiglie dove i genitori dovrebbero mostrarsi più sensibili. C’è poi chi, un 5%, ne fa anche una questione culturale.
Il rischio più temuto da oltre un calabrese su tre (40%) è l’uso di sostanze stupefacenti, ma a destare sempre più preoccupazione sono anche gli episodi di bullismo (35%). Un calabrese su cinque (20%) vede invece il rischio maggiore in un utilizzo eccessivo, che può arrivare fino alla dipendenza, della tecnologia.
Per arginare questi rischi hanno un ruolo importante le esperienze di gruppo (62%), come quelle dello sport, dove si trasmettono valori positivi e l’importanza di relazioni rispettose. Inoltre, quasi un calabrese su tre (27%) ritiene indispensabile la figura dello psicologo, che possa ascoltare i ragazzi, intervenire e prevenire situazioni di disagio e difficoltà. Per uno su quattro (25%), infine, anche i social network sono un veicolo dalle potenzialità educative: fanno passare messaggi di sensibilizzazione (35%), favoriscono le interazioni e la condivisione tra coetanei (29%) e aprono canali di ascolto per gestire disagi e problematiche giovanili (29%).







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