Da Pecco la prospettiva per la “buona tavola calabra”

Dalla Calabria l’opportunità per risollevarsi dall’emergenza con una grande, innovativa e concreta occasione di sviluppo della filiera agroalimentare

CATANZARO Un progetto unico, ambizioso e innovativo per la Calabria. Si tratta di PECCO, Piazza Etica Calabria Contadina, nato in Calabria nel 2018 come sintesi dell’esperienza professionale maturata in tutt’Italia dal Gruppo RistorArt nella ristorazione di qualità e nei grandi eventi. È uno spazio aperto a tutti i consumatori calabresi per gustare ed acquistare prodotti di eccellenza a km 0, sia sotto forma di materie prime che di prodotto trasformato, ad un costo giusto, conveniente ed accessibile. La “piazza” di PECCO è, infatti, progettata per essere allo stesso tempo un mercato coperto, dove si possono trovare tutte le eccellenze territoriali calabresi, e la casa dell’agroalimentare e dell’enogastronomia regionale, grazie ad una minuziosa e continua ricerca di prodotti del territorio, garantiti e tracciati, selezionati per tipicità e qualità, ed una rete di produttori d’eccellenza direttamente fidelizzati al progetto culturale-economico-gastronomico di PECCO.
LA SEDE IN REGIONE La versione beta di PECCO si trova a Catanzaro, all’interno della sede unica degli uffici amministrativi della Regione, ed occupa uno spazio di circa 1600 metri quadri destinati al pubblico, di grande eleganza con arredi realizzati dall’artigianato locale ed isole gastronomiche con cucine a vista; poi la Bottega del Caffè (cornetteria, bar, pasticceria con l’utilizzo di lievito madre); i Peccati di Grano (pane, panini, pizze e prodotti da forno salato con la preparazione a vista della gustosa Croccante Calabrese); i Freschi di Campagna (spremute, frullati, gelati, yogurt, centrifugati, insalate); lo Scegli e Mangia (dove ogni giorno vengono serviti menu stagionali e come detto a km 0). Ed ancora, L’Isola delle Chicche, una piattaforma di show coking puro, con quattro cucine a vista che operano in contemporanea utilizzando esclusivamente produzioni tipiche e regionali con all’interno quattro corner: Pasta Fresca con soli grani calabresi e poi la nuova col riso calabrese altra vera eccellenza; Griglieria con le migliori carni calabresi garantite; Salumi e Formaggi con i presidi slow food e le eccellenze regionali; Zuppe. All’interno di PECCO trovano anche spazio un Ristorante/Enoteca, oltre una ricca area espositiva/mercato di grande valenza commerciale, considerando che ogni cosa che si vede può essere gustata come preparazione o acquistata sotto forma di materie prime. In PECCO anche sale meeting, una postazione di co-working ed una piattaforma biblioteca/book-crossing così da legare l’offerta enogastronomica ad una adeguata programmazione culturale in grado di attrarre utenze variegate. Insomma, uno spazio ideale da vivere nella bellezza e nei sapori del buon cibo, partendo dall’idea che la Calabria che eccelle è la Calabria che fa gola. E questa è la sfida quotidiana, oltre le dichiarazioni di intenti: costruire concretamente una rete di buone pratiche made in Calabria con il cuore, la forza delle idee e dei fatti. Dopo aver messo a punto questa importante e indubbiamente lodevolissima iniziativa, e ora che la stessa si è effettivamente consolidata come prezioso punto di riferimento ed “asset” dell’economia agroalimentare, turistica ed economica regionale, ecco che giustamente vien fuori l’ambizione di “esportare” il modello PECCO, l’Eataly calabrese, al nord Italia e anche all’estero, per l’apertura in franchising di spazi analoghi con medesime funzioni di degustazione e vendita del made in Calabria; e, parallelamente, quella di lanciarsi nell’e.commerce, oramai un obiettivo quasi imprescindibile per potersi assicurare il futuro.
LA MISSION «Una Calabria che vuole farsi scoprire e riscoprire – chiarisce il fondatore e deus ex machina di PECCO, Nicola Capogreco, imprenditore di lungo corso e di grande competenza nel campo specifico della ristorazione, dell’accoglienza turistica e dell’agroalimentare, che si divide tra Calabria e Toscana, ma che ha particolarmente a cuore lo sviluppo e il riscatto della sua terra d’origine e della sua Locri dove possiede la tenuta di famiglia con residenza seicentesca, teatro-location d’eccezione per i matrimoni più eleganti della regione – deve farlo attraverso la parte migliore di sé. Prima del sole, prima del mare, una persona la si conquista se le si offre qualcosa di buono, di proprio. PECCO, Piazza Etica Calabria Contadina, ha come scopo questo». Capogreco snocciola così gli imprescindibili punti cardine della sua “filosofia”, un tutt’uno con quella di PECCO: «La passione per i sapori che ricordano l’infanzia, quelli tipici di quando la domenica si pranzava dalla nonna, indimenticabili! Il mestiere della ristorazione attenta ai particolari. Il rispetto per la materia prima di qualità e di stagione in un luogo che esiste perché esiste la collaborazione per il raggiungimento di un obiettivo comune. La cultura della qualità, quella che cambia il percepito di una regione che può e deve fare di più per rendere tutto ciò una sua caratteristica. La riscoperta del territorio attraverso il lavoro dei produttori che lo proteggono e, proprio per questo, ci hanno scelto come loro vetrina, regalando frutti spesso dimenticati o sottovalutati, ma anche novità impensabili». L’offerta della “Calabria a tavola” è sterminata, e quella di Pecco non è comunque casuale, quanto invece rigorosissimamente selezionata da competenti tecnici e agronomi come Emanuele Spada, interni all’organizzazione, chiamati a “scegliere” il meglio e solo il meglio tra le sue infinite “specialità” e “tipicità”: quelle di una regione ampiamente riconosciuta come “a più alta biodiversità d’Europa”, con la “migliore aria d’Europa” registrata a Tirivolo nella Sila catanzarese, le acque migliori finalmente diventate anche ottime minerali ampiamente commercializzate un primato, un regalo della natura e del buon Dio di cui c’è ancora scarsa consapevolezza, e che potrebbe, che dovrebbe, invece, costituire la base di lancio per lo sviluppo del territorio e l’auspicata inversione di una diseconomia incomprensibile, ingiustificata e per questo doppiamente inaccettabile e mortificante.
A CREMONA L’elenco delle sue ricchezze, talvolta endogene ed esclusive, è lunghissimo, e va dai grani antichi (di cui si dice più avanti) ai legumi come lenticchie del Poro, fagioli di Normanno e Cortale, cicerchie di Brancaleone; alle carni di mucca podolica e di suino nero; alla frutta come l’Annona e il bergamotto del reggino, il cedro di Diamante, le mele dell’Aspromonte, le mandorle dell’area grecanica di Bova, l’arancia di Trebisacce, il limone di Rocca Imperiale, le clementine della sibaritide; e poi il pomodoro di Belmonte, la cipolla di Tropea, le patate igp della Sila, ortaggi di ogni tipo; e poi ancora i formaggi del Monte Poro, il pecorino crotonese, il caciocavallo, le ricotte, il provolone, il pesce stocco di Mammola e Cittanova; per tacere dei salumi (con la regina ‘nduja), dei sottoli, delle marmellate, dei dolci, della liquirizia, dell’anice, dell’origano, del finocchio selvatico (e di infinite e preziosissime piante officinali da cui ricavare gli oli essenziali con loro grande mercato in piena espansione), dell’olio e del vino coi suoi vitigni antichi, dei liquori (amari in testa). Insomma, un ben di Dio, un patrimonio, un “paniere” e un potenziale strepitosi.
LA FILIERA DEL GRANO PECCO ha avviato un progetto sperimentale per la produzione di grano 100% calabrese ed a km 0 con filiera tracciata e nel rispetto dei tempi e del ciclo della natura dalla semina alla raccolta fino alla molitura del grano stesso. «I produttori – spiega Capogreco – vengono affiancati in ogni passaggio sin dalla selezione delle sementi, questo garantisce, per il produttore stesso, il mantenimento di un prezzo di acquisto consono e sostenibile dal punto di vista etico ed economico per il produttore appunto e per il consumatore. In questa ottica PECCO ha, anche programmato la sperimentazione di un progetto a ciclo chiuso conferendo i sottoprodotti della molitura ad aziende zootecniche calabresi che allevano razze autoctone e coltivando, anche, varietà di grano antico autoctono calabrese sempre a filiera tracciata». Dal grano di PECCO si produce farina macinata a pietra per pasta, fatta a mano secondo la tradizione di assoluta qualità, e pane. Tra le principali varietà quello integrale con grane Iride macinato a pietra che per le sue proprietà organolettiche consente al pane di essere altamente digeribile con un basso contenuto di proteine, di lieviti, di zuccheri, di sale e soprattutto di glutine.





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