Calabria senza ‘ndrangheta. Manzini: «È il momento giusto per la svolta» – VIDEO

Il procuratore aggiunto di Cosenza ha approfondito con il Corriere della Calabria il tema della pervasività del fenomeno mafioso nella regione. Ma anche la connessione tra religione e mafiosità. Ed ha lanciato un messaggio: «Sono i giovani che possono svolgere un ruolo centrale affinché la Calabria diventi finalmente una terra libera»

CATANZARO «Sono convinta che parlare di ‘ndrangheta con gli adulti ma soprattutto con i giovani sia importante per far conoscere un fenomeno che attanaglia la nostra terra». Marisa Manzini, procuratore aggiunto a Cosenza con una lunga esperienza nella lotta ai clan in Calabria spiega così al Corriere della Calabria – a margine di un incontro svolto a Catanzaro sul tema “Cosa fare per un futuro senza ‘ndrangheta” – le ragioni che la portano ad andare sui territori per diffondere la conoscenza della ‘ndrangheta. Una conoscenza profonda del fenomeno criminale che proprio per questo ha ricoperto la mansione di consulente nella commissione parlamentare Antimafia prima di ritornare alla Procura della Repubblica di Cosenza. «Se vogliamo immaginare un futuro della Calabria senza ‘ndrangheta – sostiene Manzini – innanzitutto dobbiamo conoscere cosa significa ‘ndrangheta. Perché temo che molte persone anche calabresi non abbiano la consapevolezza piena dei danni che subiscono i territori a causa della presenza della ‘ndrangheta». Una disamina attenta e anche profonda quella sviluppata dal magistrato di “frontiera” e che è andata al cuore del fenomeno criminale anche in chiave sociologica. Temi affrontati nel corso dell’incontro a cui ha partecipato Wanda Ferro, parlamentare e membro della commissione antimafia, nonché il deputato dem Antonio Viscomi e il segretario nazionale del Sindacato di polizia, Giuseppe Brugnano. «Se non si approfondisce la conoscenza della pervasività dei clan e dei danni che i territori subiscono – dice – c’è il rischio che si diventi in qualche modo “conniventi” con un modo di fare, di atteggiarsi. In altre parole con una cultura della mafiosità barattando quella della propria libertà». Da qui l’impegno che sta portando avanti la Manzini in Calabria e non solo. «Io credo che gli incontri che abbiano l’obiettivo di parlare di ‘ndrangheta – sostiene a questo proposito il procuratore aggiunto di Cosenza – sia fondamentale per questa terra. Perciò partecipo ad incontri su questo tema con molto piacere».
A proposito della sua esperienza con la commissione pontificia mariana internazionale, organo della Santa Sede, nella quale è stata chiamata a far parte come esperta dei fenomeni criminali, Manzini afferma che: «È stato un onore far parte di questo gruppo di lavoro che parte dallo studio di quella che è la strumentalizzazione da parte della ‘ndrangheta della religione e dei sacramenti». «Ormai è risaputo di come la ‘ndrangheta – precisa il procuratore aggiunto di Cosenza – utilizzi anche i termini religiosi. Parla di “battesimo” per indicare il rito dell’iniziazione all’interno del gruppo mafioso strumentalizzando appunto quelli che sono invece termini che hanno un significato ben diverso per i credenti». 
«Lavorare su questo può essere molto interessante», aggiunge soprattutto alla luce di quanto sta dimostrando la Chiesa in questo periodo nella lotta ai clan.
«Papa Francesco a Cassano allo Jonio nel 2014 – ricorda Manzini – proprio in Calabria ha preso una posizione fortissima contro i clan: pronunciando la scomunica per i mafiosi».
Sull’importanza delle operazioni svolte in Calabria dalla magistratura e dalle forze dell’ordine negli ultimi anni per contrastare lo strapotere mafioso, Manzini non ha dubbi: «hanno dato più fiducia nello Stato». Secondo il procuratore aggiunto, «questo è il momento storico più adatto per imprimere una svolta al futuro del territorio. Perché ci sono magistrati e forze dell’ordine così presenti, così determinati nel combattere la ‘ndrangheta». Ma con un’avvertenza finale. «Non è sufficiente da sola la repressione per cambiare quella che è la mentalità mafiosa – sostiene –. Occorre agire sulla cultura. Sono convinta che non sarà un’operazione semplice, ci vorrà molto. Ma sono altresì convinta che sono i giovani ad avere un ruolo di estrema importanza per fare in modo che la Calabria diventi finalmente una terra libera». (rds)





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