Fondi e progetti condivisi con la Regione, per le Pro Loco calabresi c’è ancora futuro

Approvata da un Consiglio regionale ai titoli di coda, la nuova legge disciplina e regolamenta le attività delle Pro Loco in Calabria. Dai nuovi bandi ai finanziamenti, ma anche i progetti per valorizzare gli immobili abbandonati. L’intervista al presidente dell’Unpli, Filippo Capellupo: «Abbiamo resistito per molti anni senza far crollare il mondo dell’associazionismo»

di Giorgio Curcio
LAMEZIA TERME «Finalmente si potrà ridare dignità alle Pro Loco che in Calabria da anni sono impegnate a rilanciare e valorizzare l’immagine della nostra regione». Si potrebbe riassumere attraverso questa frase di Filippo Capellupo, presidente di UNPLI Calabria, il passaggio quasi storico avvenuto questa settimana in Consiglio regionale.
Già perché ci sono voluti poco più di dieci anni e tre consigli regionali differenti per affrontare e approvare la tanto attesa legge regionale sulle Pro Loco (la n.50) che ne disciplina e regolamenta le attività. Un percorso ad ostacoli, non indolore, saltato più volte, fino alla “svolta” di questa settimana ma non senza qualche strascico di polemiche. L’approvazione della legge, infatti, è arrivata nel corso di un Consiglio storico per la Calabria, quello del “congedo” accompagnato dai titoli di coda dopo la scomparsa prematura del presidente della Regione, Jole Santelli. La maggioranza è riuscita a portare a casa, però, un lungo elenco di pratiche, dall’estensione delle concessioni demaniali marittime (i lidi) agli agriturismi, dall’accesso alla casa alle energie rinnovabili, dalla forestazione alla abolizione della tassa a carico delle agenzie di viaggio, dai piani di coltura ai farmacisti e agli ex medici condotti, dalle Pro Loco (appunto) al Consorzio Costa degli Dei, e che hanno fatto infuriare l’opposizione (qui la notizia).

«IL GIUSTO RICONOSCIMENTO» Il riscatto del centrodestra fa dunque il paio con la grande soddisfazione delle Pro Loco calabresi. «Era una legge portata avanti da tanto tempo, cambiata nel corso degli anni, abbandonata e poi ripresa tante volte – racconta al Corriere della Calabria Filippo Capellupo – dal 2000 in poi eravamo stati delegati alle Province. Nel momento in cui le deleghe sono ritornate alla Regione, avremmo dovuto riportare nell’alveo anche le Pro Loco ma non è mai stato possibile per un incredibile vuoto normativo». Come ha sottolineato più volte lo stesso Capellupo, il secondo passaggio fondamentale dell’approvazione della legge in Consiglio è che finalmente «si ridà dignità a delle associazioni che da 9 anni lavorano sul territorio senza ricevere neanche un euro dalla Regione. Tutto quello che abbiamo fatto in questi anni, lo abbiamo finanziato di tasca nostra oppure attraverso l’aiuto di qualche imprenditore. E, laddove possibile, solo grazie a qualche finanziamento residuo da parte dei Comuni. Fondi però disponibili in larga parte nei centri più grandi, ad esempio Catanzaro, ma quasi inesistenti nei piccoli paesini calabresi dove trovare risorse è sempre più complicato e, in molti casi, impossibile. Ecco dunque che riconoscere il lavoro delle Pro Loco è stato e sarà estremamente importante».

Filippo Capellupo Unpli

L’UNPLI E I NUOVI FONDI Quello dei fondi e dei finanziamenti è un passaggio fondamentale e che da solo basta a giustificare l’impegno profuso in questi anni per cercare di far approvare la legge e che mette al riparo il futuro delle Pro Loco stesse. «L’Unpli, come associazione – racconta ancora Filippo Capellupo – racchiude 203 Pro Loco su circa 300 e ha sempre lavorato con le istituzioni, basti pensare alla convenzione stipulata con l’Anci che sancisce una stretta collaborazione nel lavoro e nella progettazione in modo del tutto sinergico. Nel 2012 avevamo ancora la possibilità di tenere un capitolo di spesa per i finanziamenti, azzerato in seguito, con la scusa di dover rifare una nuova legge. La nostra fortuna è stata quella di non restare fermi al palo ad aspettare, e non abbiamo chiesto finanziamenti ad una Regione già in crisi. Dal prossimo anno però, attraverso il nuovo riconoscimento, finalmente avremo l’opportunità di sederci ad un tavolo con la Regione Calabria per fare molte cose insieme, non solo bandi e progetti, ma finalmente potremo stabilire un minimo di fondi per la sopravvivenza delle Pro Loco».

ALBERGHI DELLA GIOVENTU’ In questi anni, dunque, nonostante le enormi difficoltà, le Pro Loco calabresi non hanno mai perso il contatto con quella che è la vera mission, ovvero il rilancio e la valorizzazione dei territori. Una opportunità che potrà ora essere rilanciata e potenziata grazie alla nuova legge e che potrebbe avere dei riscontri notevoli anche sul tessuto urbano dei piccoli centri calabresi: «La Regione – racconta Filippo Capellupo – potrà adesso indicare ai Comuni quali siano gli immobili fermi e chiusi ma che invece potrebbero essere rilanciati dalla Pro Loco del luogo per creare quelli che sono gli “alberghi della gioventù” ad esempio. Più delle volte si è creato un lavoro bellissimo per la ristrutturazione di palazzi culturali e teatri, poi però questi “incubatori” sono rimasti chiusi senza creare pertanto economia dopo aver affrontato anche ingenti spese, creando al contrario un ulteriore debito per Comuni e cittadini, con la necessità di investire ulteriori fondi, negli anni successivi, per ristrutturare nuovamente gli immobili nuovamente abbandonati»

LE ALLEANZE E IL FUTURO DELL’ASSOCIAZIONISMO Fondi e progetti, dunque, ma anche visione e unità che, nel mondo dell’associazionismo, negli ultimi anni ha dimostrato di essere una strategia vincente. Ne è convinto proprio Filippo Capellupo: «Ci aspettano anni importanti ma siamo ottimisti se i Comuni inizieranno a ragionare e non utilizzeranno le Pro Loco solo per risparmiare i soldi di assicurazione e Siae, ma metteranno a punto un piano che consentirà loro di portare avanti progetti concreti e utilizzare anche immobili che, allo stato attuale, probabilmente sono solo un peso per gli Enti».
«Bisogna ricordare – chiosa Capellupo – che le Pro Loco della Calabria sono un punto di riferimento fondamentale per il sostegno di un folto e variegato gruppo di associazioni. Chiudere anche solo una di queste per noi sarebbe stato uno spreco di. Quando chiedo di fare alleanze, non lo faccio solo per il piano economico. Non abbiamo chiesto soldi, ma solo di stare insieme per uno scambio di professionalità. Il materiale umano che si è riunito e unito, ha fatto sì che l’intero ambiente dell’associazionismo e del volontariato con crollasse». (redazione@corrierecal.it)





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