Emergency in Calabria, cure gratuite nella struttura confiscata alla ‘ndrangheta – FOTO

Al netto delle nomine annunciate dal governo e lasciate pendenti, rimane la certezza che l’associazione di Gino Strada è già presente in regione ed opera nella Piana di Gioia Tauro dal 2011. L’ambulatorio di Polistena è ospitato nel palazzo un tempo simbolo del potere mafioso sul territorio

di Francesco Donnici
POLISTENA
 Il rispetto dell’articolo 32 della Costituzione, che garantisce il diritto alla salute e alle cure mediche per ciascun individuo in quanto tale, è una grande sfida in Italia. In Calabria, una chimera. E infatti, al netto dello tsunami che da decenni investe la sanità calabrese; del valzer dei commissari, che ha registrato come ultimo atto, almeno per il momento, le dimissioni di Zuccatelli e la contestuale designazione di Eugenio Gaudio; dei movimenti intorno al nome di Gino Strada, che per ben due volte è dovuto intervenire a smentire le mezze verità fatte circolare dell’esecutivo, rimangono salde alcune certezze: Gino Strada è presente in Calabria con la sua associazione già dal lontano 2011; Emergency non scava pozzi ma fornisce cure mediche gratuite a chi fatica o non ha la possibilità di accedere al servizio sanitario regionale; l’unico ambulatorio presente in regione non si trova in un luogo qualunque, ma in uno dei più imponenti palazzi confiscati alla ‘ndrangheta nella Piana di Gioia Tauro, a Polistena.

Gino Strada e don Pino Demasi

L’ARRIVO DI EMERGENCY IN CALABRIA L’associazione di Gino Strada arriva nella Piana all’indomani delle rivolte di Rosarno del 2010. A raccontarci quei giorni è don Pino Demasi, parroco di Polistena e referente dell’associazione Libera nella Piana di Gioia Tauro. «Conoscevo Emergency come associazione nata per offrire cure mediche in zone di guerra. L’intuizione del suo fondatore è stata capire che se la sanità pubblica va a rotoli, a farne le spese sono soprattutto gli “ultimi”. Così, siamo riusciti a rappresentargli le problematiche che stava vivendo il nostro territorio, dove il diritto alla salute era diventato una chimera per tutti, ma soprattutto per i più deboli».
Grazie al Programma Italia attraverso cui  vengono garantiti assistenza sanitaria gratuita e di qualità, educazione sanitaria e orientamento ai servizi socio-sanitari a persone in difficoltà, Emergency arriva a Polistena nel 2011, con uno sportello mobile. «All’inizio – continua don Pino Demasi – monsignor Luciano Bux permetteva agli operatori, che andavano in diverse zone della Piana, di trovare appoggio nelle strutture della Diocesi, mentre i loro pullman venivano tenuti nei capannoni della cooperativa sociale Valle del Marro». L’obiettivo era quello di trovare una collocazione fissa sul territorio. Passaggio che avverrà nel 2013, quando l’associazione trova dimora nel Palazzo di Via Catena numero 43, confiscato in via definitiva alla famiglia Versace nel 2008. «Quel palazzo, un tempo segno del potere ‘ndranghetista sul territorio di Polistena, venne affidato alla Parrocchia di Santa Marina Vergine per essere riutilizzato socialmente». Ed appena i lavori furono ultimati – grazie anche al contributo derivante da un bando della fondazione “con il Sud” per la restaurazione e valorizzazione di immobili confiscati – nacque anche l’ambulatorio «per offrire in pianta stabile servizi a migranti, stranieri e cittadini del comprensorio».

L’ambulatorio Emergency in Calabria


STORIA E ATTIVITÀ DELL’AMBULATORIO
«Emergency – si legge sulla “carta dei servizi” – fin dalla sua nascita, nel 1994, ha lavorato per garantire il diritto alla salute alla popolazione di quindici paesi. Alla base dei suoi progetti stanno i principi di equità, uguaglianza e responsabilità sociale».
Di questi principi e delle attività dell’associazione sul territorio regionale, parla al Corriere della Calabria Mauro Destefano, mediatore culturale di Emergency a Polistena e coordinatore del progetto. «Siamo arrivati in Calabria, nella Piana di Gioia Tauro, in un periodo particolare per quelle zone».
All’inizio la clinica mobile veniva spostata tra la Piana di Gioia Tauro e la Sibaritide per prestare assistenza sanitaria ai braccianti agricoli stranieri, e più in generale a chi ne avesse bisogno. «Nel 2013 – continua Destefano – abbiamo avuto la possibilità di stabilizzarci entrando in sinergia con le tante realtà che abitano l’immobile confiscato che ci ospita». Dall’associazione “Libera”, quindi “Il Samaritano”, la cooperativa Valle del Marro, la fondazione “Il cuore si scioglie”, “Unicoop Firenze”, sono diverse le realtà che condividono gli spazi e i valori di quella che don Pino Demasi definisce «la Cattedrale dei diritti», un palazzo dal cui vertice è possibile osservare tutta la Piana fino al porto di Gioia Tauro. Per Emergency, una base da cui parte un lavoro che coinvolge una grandissima fetta della regione. «Una volta insediatici a Polistena si è creato il problema di come arrivare fisicamente alle persone, perché in queste zone c’è un trasporto pubblico carente. Abbiamo istituito un servizio navetta che raggiunge le zone industriali di San Ferdinando e Rosarno ed effettua delle fermate a chiamata nelle varie zone dove oggi sorgono insediamenti formali e informali».
Il principio cardine dell’associazione è quello di poter garantire cure mediche gratuite a tutti gli individui. «Il nostro è un ambulatorio di medicina generale che garantisce le cure di base. Questo servizio è gratuito, come tutte le nostre prestazioni, ed è affiancato a quello di supporto psicologico che si svolge una volta a settimana».
Gli utenti dell’ambulatorio sono diversi tra loro, «dal bracciante agricolo di origine subsahariana a cittadini di origine bulgara e dell’est Europa fino ad arrivare a gente del luogo». «Non vogliamo sostituirci alla sanità pubblica – dice ancora l’operatore Emergency – ma fare da ponte». Chi accede all’ambulatorio, accede ad un servizio integrato, dove non viene semplicemente erogata una prestazione clinica, ma il paziente «viene ascoltato ed orientato nel proprio percorso di cura, oltre che reso consapevole di quali sono i suoi diritti e suoi doveri».
La pandemia, come in altri contesti, anche nella Piana ha sconvolto i numeri e amplificato l’impegno degli operatori sanitari. Anche di quelli di Emergency: «Viviamo un tempo in cui chiudono gli ambulatori e diventa sempre più difficile accedere ad una prestazione specialistica se non vi è l’urgenza. Durante la pandemia non ci siamo mai fermati, sebbene abbiamo dovuto fare i conti con le difficoltà organizzative indotte dal periodo». Difficoltà che si accentuano in una provincia dove l’Asp è stata sciolta per infiltrazioni mafiose e commissariata, come tutta la sanità regionale. «Noi con l’Asp di Reggio abbiamo stipulato fin dall’inizio un protocollo d’intesa che poi è stato rinnovato e ci permette di avere il ricettario regionale per poter prescrivere le prestazioni specialistiche ed anche un prontuario di farmaci di base. Col tempo abbiamo riscontrato delle criticità scaturenti dalle problematiche che si porta dietro un commissariamento, ma quello che cerchiamo di fare è collaborare al fine di trovare insieme gli strumenti per risolvere le situazioni».

Il palazzo confiscato

IL PALAZZO CONFISCATO ALLA ‘NDRANGHETA L’ambulatorio di Emergency è dunque ubicato al secondo piano di quello che un tempo era conosciuto come imponente simbolo del potere mafioso. Poi, per dirla con le parole di don Pino Demasi che a sua volta cita don Tonino Bello, «siamo riusciti ad opporre ai segni del potere il potere dei segni». A raccontarci la storia di questo bene confiscato è Giuseppe Politanò, che in quella struttura trascorre intere giornate come responsabile del Centro Polifunzionale Padre Pino Puglisi e che dalla tenera età fino ad oggi ha vissuto in prima persona, come tanti concittadini, i mutamenti di quel “simbolo”.
Costruito sul finire degli anni 60, proprietaria del palazzo era la famiglia Versace, nome noto anche negli ambienti della criminalità organizzata del territorio. Anche per questo «è stato sequestrato sul finire degli anni 90 ed è poi passato in confisca definitiva nel 2008. Dopodiché è passato alla Parrocchia che ha deciso di condividerlo con una serie di altre realtà».
L’immobile è un palazzo di 5 piani di circa 600 metri quadri ciascuno. «Una delle primissime attività commerciali inaugurate al suo interno, negli anni 60, fu il “Bar 2001”», nome avente un significato simbolico: «Chiamandolo così volevano rimarcare un punto: ci siamo adesso ma ci saremo anche nel nuovo millennio». Negli anni teatro di spaccio e dei più efferati crimini, il 17 settembre del 1991 aveva visto anche l’assassinio di due dei fratelli Versace. «Quell’esecuzione – racconta Politanò – fu ordinata dai clan della Piana che non erano d’accordo con le mire espansionistiche della famiglia e la comunità ne fu sconvolta». In seguito divenne sala ricevimenti per ospitare anche alcuni banchetti di nozze dei rampolli dei clan, e addirittura sede dell’Istituto Magistrale di Polistena fino alla metà degli anni 80. Per ben 9 anni, lo Stato aveva pagato l’affitto della struttura alle famiglie. «Ci fu poi una grande protesta dove lo stesso don Pino Demasi e l’allora preside, Gigi Marafioti, chiesero di spostare l’istituto, come poi avvenne, nella nuova sede».
Così fino all’assegnazione alla Parrocchia nel 2009. «Da questa idea è poi nato il progetto “Liberamente insieme”. Oggi il palazzo è idealmente diviso in due metà: la parte sinistra è quella delle attività sociali e la parte destra quella dell’imprenditoria sociale. Abbiamo al primo piano il Centro di aggregazione giovanile Luigi Marafioti; al secondo piano il poliambulatorio; presto verrà inaugurata la prima bottega di prodotto equosolidali e l’ostello della gioventù».
«La storia di questo posto – dice ancora Politanò, parte attiva dell’amministrazione comunale polistenese da diversi mandati – è quella di un’inversione dell’immaginario collettivo: dove prima si vivevano conflitti, abusi e violenza si è passati al valore solidaristico del donarsi agli altri e farlo gratuitamente». In tal senso, la presenza di Emergency non è casuale. «Le associazioni che abitano il palazzo vivono di una sinergia finalizzata a dare risposte ai bisogni dei cittadini. Il percorso che fa Emergency ha a che fare con la relazione, il legame che si instaura con questo territorio. Vuole offrire a chiunque sappia coglierla, un’opportunità per riscattarsi, per liberarsi da un ricatto che viene fatto dai potenti del territorio ai danni dei deboli e degli ultimi». In sintesi: quello che manca alla sanità calabrese. (redazione@corrierecal.it)

Centro di aggregazione giovanile Luigi Marafioti
don Luigi Ciotti nell’ambulatorio Emergency
Ostello della gioventù
Centro polifunzionale Padre Pino Puglisi




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