La guerra in Iraq li aveva divisi. Una famiglia kurda si ricongiunge a Reggio Calabria

Kardo di 12 anni riabbraccia i suoi genitori dopo 3 anni di lontananza. Un lungo periodo in cui lo Sportello Immigrati della Cgil si impegna di diverse azioni di mediazione con le ambasciate e le istituzioni. «Un risultato che premia la serietà e la professionalità di tutti coloro che, quotidianamente, hanno operato per tutelare i diritti fondamentali delle persone»

REGGIO CALABRIA «Quando Shireen si presentò allo Sportello immigrati della Cgil di Reggio Calabria, intuii che la donna davanti a me avrebbe avuto una storia importante e probabilmente anche molto triste da raccontare» – esordisce così Valeria Bonforte, responsabile dello Sportello immigrati della Cgil di Reggio Calabria. Bonforte racconta la storia di una famiglia che nel 2018 ha lasciato il Kurdistan per fuggire dalla guerra che stava investendo l’Iraq, cercando riparo in Europa. Un viaggio che queste persone sono state costrette ad affrontare lasciando il loro primo genito di 12 anni, Kardo, a casa, perché i risparmi non bastavano a coprire le spese per tutto il nucleo familiare. Continua la responsabile: «La luce dei suoi occhi era oscurata da una disperazione infinita, ma i suoi gesti e le sue parole esprimevano grande dignità e compostezza. Insieme a lei vi era il marito K.K., un uomo riservato e per alcuni versi, notevolmente, diffidente. La guerra in Iraq, gli aveva portato via tutto: il lavoro (entrambi i coniugi lavoravano presso l’ospedale della loro città), la casa e gli affetti. La fuga, purtroppo, era sembrata loro l’unica opportunità di sopravvivenza possibile. Durante l’estate del 2018 la famiglia decide di lasciare il Kurdistan iracheno, ma partire è molto costoso, ed i due genitori sono costretti a fare una scelta difficile: portare con sé i tre figli più piccoli (10 – 5 – 3 anni) e lasciare il figlio maggiore di soli 12 anni nel loro paese, a vivere in casa con i nonni. Il viaggio sarà duro e faticoso, saranno accolti in Germania e vi rimarranno per quasi un anno, cambiando 3 campi di accoglienza. Poi nel giugno 2019, arrivano a Cosenza, ed infine vengono accolti presso uno Sprar di Reggio Calabria, dove possono iniziare un percorso di integrazione sociale e avviare le pratiche per il ricongiungimento del figlio “Kardo” rimasto in Iraq e finalmente poterlo poi riabbracciare. «Siamo a gennaio 2020,  – continua la responsabile – si continua con un impegno costante di confronto e scambio di informazioni tra lo Sportello immigrati Cgil, la Prefettura di Reggio Calabria, gli Uffici Patronato Inca Cgil di Reggio Calabria, i responsabili dello Sprar con l’avv. Annunziato Fotia, che ospitano la famiglia, affinché si possano accelerare i tempi visto lo stato di disperazione in cui si trova il ragazzo, che tenta di scappare dal proprio paese e minaccia di volersi togliere la vita perché non ha notizie rispetto alla richiesta di visto fatta dai genitori. Nel mese di luglio il Covid-19 ha colpito duramente la regione in cui vive il ragazzo, le ambasciate sono chiuse e le procedure di ricongiungimento familiare sono bloccate. «E’ un colpo duro, i genitori del giovane sono scoraggiati, ma la madre non si arrende e neanche noi operatori Cgil. Continuiamo tutti a sperare e a credere – continua Bonforte – che la storia di Kardo possa avere un lieto fine. Finalmente lo scorso novembre la situazione politica e sociale in Iraq si sblocca ed è possibile interloquire con le ambasciate e si ha notizia che il visto arriverà. A metà dicembre il ragazzo può partire, ha ricevuto il visto, viaggerà da solo, facendo tappa in Egitto e arriverà a Roma dove ci sarà suo padre ad attenderlo. Un viaggio lungo ed emozionante che ha riportato Kardo, dopo quasi tre anni di lontananza, vicino alla sua famiglia. Un’esperienza toccante nella sua drammaticità ed indimenticabile sotto l’aspetto umano e professionale» – conclude Valeria Bonforte. «Grande soddisfazione per la Camera del Lavoro Cgil di Reggio – dichiara il Segretario Generale della Cgil Reggio Calabria, Gregorio Pititto – vedere ricongiunta l’intera famiglia, vittima di una storia così travagliata e dolorosa. Come O.s. crediamo fermamente nel potere di intermediazione del sindacato e lo Sportello Immigrati nasce esattamente con lo spirito di vedere realizzato il sogno di libertà, autonomia ed integrazione, spesso negato, dei migranti, fornendo loro l’assistenza necessaria». «Un risultato – chiosa Pititto – che premia certamente l’impegno profuso, la serietà e la professionalità di tutti coloro che, quotidianamente, hanno operato ed operano per tutelare i diritti fondamentali delle persone, senza guardare alla loro nazionalità, lavorando in sinergia all’interno della Cgil e abilmente in rete con le realtà, che si occupano di immigrati e con le autorità, perseguendo sempre l’ambizioso obiettivo di altre numerose storie a lieto fine».





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