La Calabria che cresce grazie ai bachi da seta

SAN FLORO La loro storia, quella di un ritorno in Calabria per riprendere una pratica scomparsa del 1700, è finita sulle colonne del Corriere della Sera. Loro sono Miriam, Domenico…

SAN FLORO La loro storia, quella di un ritorno in Calabria per riprendere una pratica scomparsa del 1700, è finita sulle colonne del Corriere della Sera. Loro sono Miriam, Domenico e Giovanna, tre ragazzi calabresi che hanno deciso di riscoprire l’allevamento del baco e la lavorazione della seta. E la loro realtà finirà sul numero di Buone Notizie, in allegato gratuito al quotidiano. Il loro progetto è unico in Italia perché i ragazzi coltivano contemporaneamente il gelso, circa 3.500 piante, su cinque ettari di superficie, allevano il baco e producono la seta, utilizzando gli arnesi d’un tempo.
L’idea ha preso forma a San Floro, nella Valle del Corace, a qualche decina di chilometri da Catanzaro, un territorio che tra il 1300 e il 1700 è stato definito «capitale europea della seta». Miriam – scrive il Corsera -, laurea in lingue, ex hostess di terra della Lufthansa alla Malpensa, dopo essere stata licenziata ha deciso che avrebbe voluto «scaldarsi» al sole della Calabria e mettere radici nella sua terra per valorizzare le risorse locali. Domenico, laurea in Scienze politiche, dopo aver bussato in cerca di lavoro a Milano e in Germania anche lui ha deciso di scendere in Calabria e promuovere il territorio. Hanno costituto insieme a Giovanna, l’artista del trio, la cooperativa «Nido di Seta» e si sono imbarcati in un «viaggio alla riscoperta della seta».
Oggi producono stoffe, sciarpe e gioielli unici, nati dall’incontro tra seta e ceramica di Squillace. Le colorano con ingredienti naturali come succo di cipolla di Tropea, uve di Cirò e bucce di melograno. Miriam e Domenico si sono affidati a San Lorenzo per chiedere il conforto e l’aiuto affinché questa loro idea potesse avverarsi. Così la notte del 10 agosto del 2014 i due ragazzi, in gran segreto, senza che nessuno sapesse il sogno dell’altro hanno espresso alla stella cadente il loro desiderio. Che si è avverato.
Da quando Nido di Seta ha cominciato a ingranare, la loro vita è radicalmente cambiata. I ritmi sono serratissimi: i mesi più intensi vanno da aprile a ottobre, il periodo cioè dell’allevamento dei bachi da seta, quando la giornata comincia alle sei del mattino. La prima cosa da fare è dar da mangiare foglie fresche ai centoventimila bachi nati sui gelsi. E questo è solo il primo dei sette pasti giornalieri di queste larve, che nel loro ciclo di vita (di appena ventotto giorni) hanno bisogno di grandi quantità di cibo. Una volta cresciute, si chiudono nel bozzolo, fornendo la materia prima della seta: il filo grezzo, che subirà poi vari processi, dalla sgommatura alla tessitura. Per finire con la tintura, ottenuta a partire da prodotti naturali come il papavero, la mora di gelso, la cipolla di Tropea, i fiori di ginestra o il mallo di noce.
Ma i tessuti non sono la loro unica attività. Contemporaneamente, ci sono le visite per i turisti, soprattutto stranieri; le centinaia di scolaresche da accompagnare nei percorsi didattici. E poi le marmellate bio di gelso, e la linea di gioielli fatti di un materiale misto fibra di seta e ceramica di Squillace, che vengono venduti anche in e-commerce.





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