Chiude la web radio universitaria di Arcavacata

RENDE «PonteRadio muore. Bene dirlo subito e chiaramente. Il lavoro di questi anni, portato avanti unicamente da un gruppo di ragazzi dell’Università della Calabria, finisce qui». Le prime due righe…

RENDE «PonteRadio muore. Bene dirlo subito e chiaramente. Il lavoro di questi anni, portato avanti unicamente da un gruppo di ragazzi dell’Università della Calabria, finisce qui». Le prime due righe del “comunicato di chiusura” che occupa l`home page della radio universitaria dicono tutto. E mettono la parola fine su un`esperienza che ha resistito per sei anni. Alla vigilia del nuovo anno di programmazione, secondo il racconto degli studenti sul sito web, erano emerse le prime paure: «Ci dissero che c’erano problemi con il pagamento dei diritti, che vista l’attuale condizione economica e il cambio dei dipartimenti voluto dall’ultima riforma universitaria non era possibile garantire al nostro progetto fondi e spazi necessari». In realtà, i fondi erano già spariti da un po`: «da qualche anno a questa parte provvedevamo noi ragazzi alle piccole necessità, rimettendoci di tasca nostra. L’unica cosa di cui eravamo fiduciosi era il pagamento dei diritti d’autore e di trasmissione (Siae e Scf) da parte del Dipartimento stesso e più in generale dall’Università della Calabria, essendo a loro intestate le parcelle. Invece, a settembre scoprimmo amaramente che i pagamenti per gli ultimi due anni (2011 e 2012) non erano avvenuti». Tutto questo senza che ai ragazzi sia arrivata alcuna comunicazione. Fin qui le difficoltà economiche. Poi è arrivata l`accelerazione: «A fine ottobre, col pretesto di riorganizzare gli spazi per la trasformazione dei Dipartimenti, trovammo i lucchetti a sbarrare le porte dei nostri studi, senza il minimo avviso per ritirare la nostra roba. Davanti a questi segnali non c’era – e non c’è più – niente da fare. Alcuni giorni dopo abbiamo riconsegnato le chiavi e preso ciò che ci appartiene». Muore così una voce degli studenti. Senza editti bulgari né per la rivelazione di verità scomode, ma semplicemente perché «in PonteRadio, nel progetto e nei suoi ragazzi, non si è creduto o voluto credere abbastanza». E forse è ancora peggio.







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