#ANDIAMOAPESCARA | Negri: «Pagherei per giocare la finale»

Il bomber rossoblù degli anni 90 carica i Lupi in vista della sfida contro il Siena: «È un privilegio scendere in campo in occasioni del genere. Baclet? Segna gol decisivi»

COSENZA Capelli lunghi, ribelle e un fiuto del gol eccezionale. Marco Negri, bomber degli anni 90, è rimasto nei cuori dei tanti tifosi del Cosenza che hanno esultato per i suoi gol e gioito per le sue prodezze. Mai una parola fuori posto, nessuna intervista rilasciata durante gli anni trascorsi in Italia, un silenzio prezioso per chi alle parole ha sempre preferito i fatti. Il suo ex compagno di squadra Paki Rocco, lo ha definito uno che «ama essere piuttosto che apparire».
Un attaccante raro. Nella sua prima stagione in Scozia ha segnato 32 reti in 29 partite, ben 23 nelle prime dieci giornate della Scottish Premier League.

Prima delle magie regalate al pubblico dell’Ibrox, Marco ha iniziato la carriera ad Udine, per poi indossare le maglie di Ternana e Cosenza. In Calabria, con i colori rossoblù, prima fatica nella stagione ‘92/’93 dove segna appena 4 reti, poi esplode firmando 19 reti in 34 partite nel ’94/’95. L’ultimo campionato con la maglia dei Lupi è quello della consacrazione.
Marco lascia la Calabria e si trasferisce a Perugia dove gioca, segna e si guadagna la chiamata dei Rangers, squadra trascinata dagli italiani Porrini, Amoruso, Materazzi e da un giovane Gattuso, senza dimenticare il genio folle “Gazza” Gascoigne. Marco accetta la sfida, lascia l’Italia e vola in Scozia. Questa scelta cambierà per sempre la sua vita. La prima stagione è indimenticabile: gol a raffica, titolo di Player of the month e capocannoniere del torneo scozzese. Una stagione da record che gli permise di entrare nel ristretto novero dei calciatori italiani capaci di vincere la classifica marcatori in un campionato straniero, e l’inserimento tra i primi 100 goleador nel Fifa World Player of the Year 1997. Il ‘97 sarà un anno indimenticabile: dopo i trionfi arriva un incidente che, di fatto, porrà fine alla sua carriera. Dicembre 1997, Negri, in un giorno lontano da allenamenti e impegni con la squadra, gioca con il compagno e amico Sergio Porrini a squash, la pallina come un proiettile raggiunge l’occhio destro. La diagnosi è impietosa: distacco parziale della retina, lungo stop e fine della gloria.

Dopo mesi Marco torna a giocare ma non è più lui, l’infortunio lo ha segnato, i gol non arrivano e le ultime partite le trascorre in panchina o addirittura in tribuna. Ai problemi all’occhio si aggiungono anche le noie muscolari. Decide di tornare, abbandona i Rangers e in Italia riparte da Vicenza ma il bottino è misero: nove partite ed un solo gol. Un colpo duro da mandar giù per chi era abituato a segnare più di tutti. Negli anni successivi, Negri indosserà le maglie di Cagliari, Bologna, Livorno e Perugia. Quella con il Grifone sarà l’ultima stagione agonistica dell’ultimo “Re di Scozia”, costretto ad arrendersi, nel 2005, agli infortuni e ad un destino crudele.
Oggi, ai microfoni de L’altroCorriere Tv, parla della finale di sabato che vedrà di fronte il Siena e il “suo” Cosenza. Non un match come tanti, ma la gara che potrebbe regalare al pubblico rossoblù la Serie B. «Sono emozionatissimo, ho avuto modo di seguire il Cosenza in tv e in ogni gara ho tifato per la vittoria dei Lupi. Non so quanto pagherei per giocare una gara così importante. Disputare una finale – continua Negri – è un privilegio raro che non capita a tutti, ecco perché i lupi dovranno scendere in campo e godersi ogni secondo della partita».
 E poi sul possibile uomo partita: «Baclet è un attaccante che può cambiare le sorti del match, è forte e segna gol decisivi». (fb)





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