Crotone, il Comune vince la “battaglia” dello Scida

Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello cautelare presentato dal Ministero che chiedeva l’abbattimento della tribuna coperta e di parte della curva nord

CROTONE Lo stadio “Ezio Scida” potrà continuare ad avere una capienza per ospitare 16.000 spettatori sino alla fine dell’attuale campionato. Il Consiglio di Stato ha infatti respinto “l’appello cautelare” presentato dal Ministero per i beni e le attività culturali – Soprintendenza archeologica belle arti e paesaggio per le province di Catanzaro, Cosenza e Crotone – contro il Comune di Crotone e Federazione calcio Crotone Srl. La vicenda ha avuto inizio lo scorso 17 luglio quando il soprintendente regionale Mario Pagano ha fatto pervenire al Comune e alla società di calcio una diffida con la quale veniva intimata ai destinatari di procedere allo smantellamento delle opere realizzate (Tribuna coperta e parte della curva nord) in occasione della storica promozione in serie A del Crotone. C’era stato bisogno dell’autorizzazione da parte del Mibac, perché l’area dello stadio è interessata dalla presenza di rilevanti resti archeologici. Il 30 luglio scorso, non avendo ottenuto risultati con la prima diffida, Pagano ne ha inviata un’altra. Contro le due diffide il Comune e la società di calcio hanno presentato un ricorso al Tribunale amministrativo regionale della Calabria, che ha dato ragione ai ricorrenti. Contro la decisione del Tar, il Mibac ha presentato ricorso al Consiglio di Stato che, appunto, in sede giurisdizionale ha respinto, oggi 24 gennaio, l’appello «considerato che, impregiudicati rito e merito, nelle more della definizione della causa di primo grado, per la quale risulta fissata l’udienza del 19 giugno 2019, non sussistono i presupposti per riformare l’ordinanza cautelare pronunciata in primo grado considerando in particolare che tra il settembre del 2016 e il giungo del 2018 non si sono verificati cedimenti delle strutture di fondazione realizzate per l’ampliamento della curva nord e della tribuna coperta, e che i lavori di ampliamento risultano essere stati eseguiti arrecando il minor impatto possibile all’area, nella quale in Mibac non ha programmato interventi di valorizzazione di beni archeologici». Il Tar, poi, nel merito entrerà in tempi brevi e che «il mantenimento della struttura non appare di pregiudizio per i reperti archeologici». Il Consiglio di Stato, nel prendere la decisione, ha anche tenuto conto del fatto che «l’accoglimento dell’appello cautelare e il conseguente smontaggio della struttura potrebbero arrecare alla società appellata un pregiudizio grave e irreparabile, atteso che la squadra del Crotone potrebbe non partecipare regolarmente alla parte residua del campionato, che si conclude a maggio». Il Comune di Crotone si è avvalso della difesa dall’avvocato Vincenzo Di Baldassarre e la società di calcio degli avvocati Elio Manica e Sandro Cretella.

Gaetano Megna
redazione@corrierecal.it







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