Il Cosenza senza un bomber e le prime (ingenerose) critiche a Occhiuzzi

Ai rossoblù manca un vero “nove”. E serve tempo per amalgamare una rosa completata a ridosso dell’inizio del campionato. Al tecnico si chiede un nuovo miracolo dopo una grande salvezza

di Fabio Benincasa
COSENZA Cinque punti in sei partite, una sconfitta e qualche critica su un atteggiamento tattico più simile al catenaccio del Trap che al Tiki Taka di Guardiola. Ma senza voler necessariamente scomodare i grandi del calcio, i numeri parlano chiaro: il Cosenza guidato da mister Occhiuzzi è a secco di vittorie in campionato (decisamente positivo invece l’andamento in Coppa Italia) e mostra qualche lacuna in un organico che a differenza delle passate stagioni è ricco di soluzioni ed alternative in ogni reparto. Le lacune riguardano in primis l’attacco e il solito nodo legato all’assenza di un 9 puro. Un classico centravanti da doppia cifra bravo a concretizzare i pochi palloni che arrivano in area di rigore. Petre è ancora lontano dalla forma migliore e Gliozzi, volenteroso e sempre al servizio dei compagni, non è esattamente Raul Asencio e non ricorda minimamente neanche Riviére.
Si può e si deve discutere della qualità e del valore della rosa e di ogni singolo calciatore, ma in tempi di Covid, restrizioni e mancati introiti diviene difficile chiedere ad una società come il Cosenza investimenti su top player o calciatori dal curriculum importante. E soprattutto pare assolutamente ingiusto e ingiustificato iniziare ad affibbiare al tecnico rossoblù Roberto Occhiuzzi le colpe di un andamento altalenante o di un gioco poco convincente. Il Cosenza non ha mai vinto, è vero, ma ha strappato punti pesanti contro avversarie più quotate: Spal, Cittadella, Lecce e Reggina. Due club retrocessi dalla A, una società – quella veneta – decisa a raggiungere i playoff ed i cugini amaranto neopromossi ma trainati e sostenuti dai danari di un presidente che non ha badato a spese e imbottita di calciatori esperti e con un passato glorioso.
Insomma non tutto è da buttare, ma è necessaria una profonda e attenta analisi. Se da una parte, infatti, il cuore e lo spirito rossoblù meritano sostegno e apprezzamento, dall’altra pare doveroso riflettere sulla gara persa, e male, contro il Chievo. Le parate di Semper non devono ingannare. Il Cosenza ha avuto ottime occasioni per segnare un gol ma sono mancati fortuna e sopratutto precisione. In una delle più nitide palle gol dei silani, il cross di Baez per Gliozzi doveva essere dosato meglio e l’attaccante forse avrebbe dovuto aggredire lo spazio con maggiore convinzione. Anche in difesa, le lacune da colmare sono evidenti. Idda e soci spesso vanno in affanno davanti le sortite offensive degli avversari.
Contro il Lecce il muro rossoblù ha retto stoicamente agli urti devastanti degli attaccanti pugliesi, anche grazie ad un super Falcone ma contro il Chievo la linea Maginot costruita da Occhiuzzi è crollata quasi subito mostrando il lato debole di una squadra ancora alla ricerca della giusta intesa. Se la difesa prende gol o va in difficoltà la colpa non è sempre e solo di chi stazione stabilmente davanti il proprio portiere, ma anche dei centrocampisti che non fanno filtro, di chi perde clamorosamente palla regalando il contropiede agli avversari (come accaduto in occasione dei due gol subìti dal Chievo) e degli attaccanti che non aiutano attuando un pressing deciso.
Alla squadra rossoblù serve tempo, quello necessario a permettere ai tanti nuovi acquisti di conoscere meglio ambiente e calcio assai diversi da quelli a cui erano abituati fino a poche settimane fa. A Sacko, Petre, Ba vanno concesse tutte le attenuanti del caso e qualche giornata in più per mostrare le loro qualità. Quasi tutto il resto del gruppo conosce, invece, bene l’allenatore Occhiuzzi. Un uomo semplice e pacato, che va in campo in tuta e chiacchiera senza urlare con i suoi giocatori. Meticoloso, maniaco della tattica, sempre pronto a schierarsi in difesa dei suoi calciatori ed a prendersi le responsabilità quando le cose vanno male. Non ama gioire delle vittorie, non l’ha fatto neanche quando ha salvato il Cosenza dal baratro ridando vita ad un gruppo depresso e disincantato. Esultanza timida e pacata la sua. Occhiuzzi è giovane ed è stato catapultato in una realtà diversa da quella dei campetti di provincia. A lui è stato chiesto un miracolo ed ora addirittura di ripeterlo migliorando i risultati della passata stagione. I risultati gli daranno torto o ragione, ma intanto Occhiuzzi ha bisogno di tempo e sostegno. I tifosi dovranno avere pazienza. In un campionato duro e lungo come quello di serie B è lecito attendersi passi falsi e sconfitte. Una squadra, un gruppo si costruisce riparando agli errori commessi. Importante è capirne la causa e lavorare per trovare la soluzione migliore al problema. E su questo ultimo punto, Occhiuzzi ha già dimostrato di saperci fare.
E poi, per citare Gianni Brera: «Diceva un allenatore argentino: metto in campo benissimo i giocatori, il guaio è che poi si muovono». (redazione@corrierecal.it)





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