L’ossessione per la tattica e il gruppo. È sempre più il Cosenza di Occhiuzzi

L’allenatore dei rossoblù frequenta poco i social, lavora in silenzio e vive per il calcio. La sua mano è sempre più evidente sulla squadra. Che è la vera mina vagante del campionato di serie B

di Fabio Benincasa
COSENZA È giovanissimo, ma il suo è uno stile decisamente démodé o se preferite lontano dal prototipo di allenatore 2.0 seduto in panca in giacca e cravatta rigorosamente griffati. Roberto Occhiuzzi ai completi da sartoria preferisce tuta, felpa e scarpe da tennis un po’ come El Loco Bielsa. La semplicità nel vestire si contrappone ad un ossessivo studio della tattica curata con maniacale passione dall’allenatore del Cosenza. Il lavoro sul campo diventa strumento necessario per sviluppare idee di gioco innovative e decisamente all’avanguardia. Forse troppo per i calciatori a disposizione del tecnico di Cetraro. Bruccini e compagni si impegnano ed eseguono alla perfezione i dettami tattici imposti ma alcune volte viaggiano quasi a velocità ridotta rispetto ai requisiti minimi richiesti dal trainer silano. Ma lui, Occhiuzzi, non si lamenta mai: in conferenza difende il gruppo ed i suoi calciatori, li esalta e non rivolge mai una critica a staff e società. Lavora in silenzio per ore lontano da tv e social, immerso e quasi sommerso nei suoi appunti pieni zeppi di schemi e analisi tattiche. Ed il lavoro paga, sempre. Lo si è visto chiaramente nella gara di venerdì sera vinta 2-0 dal Cosenza in trasferta contro il Frosinone. I ciociari spenti e senza idee come il loro allenatore, si consegnano nella ripresa ai calabresi quasi rinunciando a prevedere i nevrotici tagli di Baez, le galoppate di Vera e Bittante sulle fasce. Gli attaccanti gialloblù non la vedono mai grazie ad una gara perfetta giocata dal terzetto difensivo calabrese, sempre attento e duro quando è necessario fermare gli avversari con le “cattive”. Equilibrio, ripartenze veloci e nessun punto di riferimento offensivo con il trequartista libero di scivolare sulla fascia o accentrarsi per servire i compagni.
Il gioco di Occhiuzzi ricorda e molto la filosofia di gioco di Carlos Bilardo (perdonerete i continui riferimenti al calcio argentino) che al talento preferiva la disciplina, ai sussulti isolati dei fuoriclasse la concretezza nella costruzione del gioco. Questo non vuol dire che il Cosenza giochi male, anzi. Pressing asfissiante ed il recupero palla di Bruccini e Sciaudone non contrastano affatto con le giocate strappapplausi di Baez e Carretta spine nel fianco degli avversari per oltre 90 minuti. Il numero 10 silano segna addirittura una doppietta e si toglie anche la soddisfazione della dedica alla moglie in attesa di una bimba.
La vittoria (la prima in questo campionato) è di quelle pesanti, il Cosenza muove la classifica e allontana qualche mugugno della tifoseria. Qualcuno, si fa fatica a crederci, iniziava timidamente a mettere in dubbio le capacità dell’allenatore calabrese. Per fortuna il tempo e la pazienza sono virtù dei forti, ma anche fenomenali alleati di chi ha vision e mission ben chiare. Il Cosenza è oggi mina vagante del campionato di B, difficile da collocare e con un futuro tutto da scrivere. Ma mai come quest’anno è chiaro, anzi chiarissimo, il valore di un gruppo finalmente unito, coeso e decisamente in sintonia con l’allenatore. (redazione@corrierecal.it)





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