Stelle “spente” e primi malumori. Dio salvi la Reggina

Il rendimento altalenante di Menez, le fatiche del “Tanque” Denis, una squadra lontana dall’idea di calcio di Toscano. Guai per gli amaranto costretti a vincere dopo la campagna acquisti faraonica

di Fabio Benincasa
REGGIO CALABRIA
Il titolo scelto è forte! La Reggina vive un incubo, dopo i botti di mercato e i (tanti) denari spesi nel corso della campagna acquisti estiva, si ritrova con 7 punti in classifica in 8 partite giocate. Il patron Gallo è stato costretto a metter da parte il suo solito, fiero e sicuro sorriso per indossare la maschera triste di chi è consapevole di dover abbassare l’asticella per evitare mugugni e malumori. Nessuno dimentica però le conferenze stampa piene zeppe di notizie sulla costruzione anzi ricostruzione di un club vicinissimo al fallimento o la presentazione in pompa magna di monsieur Menez. L’estroso e fantasioso attaccante francese è stato simbolo della rinascita amaranto che proprio sul suo talento ha puntato soldi e speranze. Ma da buon illusionista (Menez è soprannominato Houdini) il francese ha pensato bene di sparire (e ogni tanto riapparire) dal campo un po’ come faceva ad inizio carriera quando la Roma spese decine di milioni per soffiarlo al Monaco. Con la stessa facilità con cui regala giocate da far venir giù lo stadio, Menez si trasforma e diventa un giocatore normale, anzi quasi superfluo. L’atteggiamento dimesso è dipinto negli occhi e nello sguardo del francese quasi stesse meditando un clamoroso addio. Ma il contratto è di quelli pesanti e prima di rinunciare agli assegni d’oro firmati Gallo, l’attaccante rifletterà a lungo e magari dispenserà qua e là qualche tacco per tenere a bada il brusio del pubblico (a casa). Irriconoscibile è German Denis, il “Tanque” ha necessariamente bisogno di un tagliando e una revisione. Portatore sano di “garra”, il centravanti a 40 anni suonati non può più permettersi di correre e asfaltare le difese come faceva qualche anno fa. Gli si può chiedere di mettersi sulle spalle la squadra quando le cose vanno male, di far da chioccia ai più giovani ma non certo di segnare con regolarità disumana come era abituato a fare con l’Atalanta.
Sul banco degli imputati è finito ovviamente mister Toscano. D’altro canto quando le cose vanno male con chi te la prendi? Esatto, con l’allenatore. Il “Cannibale” che a Cosenza compieva miracoli e centrava promozioni pare non avere più fame, alle prese con una rosa costruita – diciamolo pure – senza tener conto della sua idea di calcio. Toscano non è un allenatore da tiki taka, ai lustrini e paillettes preferisce la sostanza. Mettiamoci per un attimo nei panni dell’allenatore reggino e immaginiamo quanto sia complicato lasciare in panca Menez e soci. Praticamente è impossibile. Se lo facesse, si ritroverebbe a fare i conti con il direttore sportivo Massimo Taibi (sembra passato un secolo da quella foto con tanto di sorriso in compagnia di Mino Raiola), per non parlare della probabile reazione del presidente convinto a sborsare milioni di euro per allestire una squadra oggi assai lontana dalle big di Serie B. La verità è che a Toscano è stato consegnato un album pieno zeppo di belle figurine, ma nel calcio i nomi, il passato, il curriculum contano poco anzi pochissimo. Per informazioni chiedere a Claudio Ranieri, capace di vincere la Premier League con un club decisamente meno blasonato rispetto ai milionari rivali.
«La Reggina è una neopromossa, si tenga stretta la categoria» consiglia l’allenatore del Pisa D’Angelo dopo aver espugnato il Granillo con un 2-1 in rimonta. E forse il commento lapidario del mister dei toscani dovrebbe far riflettere. (redazione@corrierecal.it)





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