Calabria colonia energetica

La regione è tra le prime esportatrici di energia elettrica in Italia e ha raggiunto la piena autonomia. Ma detiene il record della bolletta più salata. Un paradosso che colpisce imprese ed enti in difficoltà

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Seconda per sovrapproduzione e tra le prime esportatrici di materia prima in Italia. Ma al contempo regione in cui proprio questo servizio costa di più. Soprattutto per i più deboli. Un paradosso, l’ennesimo che colpisce la Calabria. Con l’aggravante della beffa. Tanto da trasformare la nostra regione in una sorta di bancomat per le regioni più ricche senza ricevere in cambio alcun beneficio. Anzi.
Stiamo parlando del settore energetico che vede la nostra regione penalizzata per uno strano meccanismo del mercato. Così risulta che la Calabria è il territorio del Paese in cui si paga il più alto costo della bolletta elettrica.  Nonostante al contempo, appunto, sia tra le principali aree italiane produttrici di energia elettrica (tra l’altro pulita).  Un costo che con la riforma del sistema di tariffazione che entrerà a pieno regime dal 1 luglio 2019 – che prevede un meccanismo di inserimento in automatico nel servizio di Salvaguardia in caso di mancata scelta dell’operatore di libero mercato –, finirà per aggravare ancor di più la spesa dei calabresi. Da qui la beffa che suona ancor più amara per una regione già in ritardo di sviluppo e che sconta deficit infrastrutturali storici. Tutto questo nel silenzio generale della politica.

PIENA AUTOSUFFICIENZA

È lontano il 1973 quando la Calabria era ancora affamata di energia elettrica. Da tempo infatti la regione non solo ha raggiunto la piena autosufficienza, ma addirittura è divenuta tra le regioni in cui si registra il maggiore supero di energia elettrica. Così dal deficit energetico di 45 anni addietro pari a 153 Gigawatt/ora (GWh) si è arrivati ad un surplus di 9.916,6 GWh. In termini percentuali significa oltre una volta e mezzo le esigenze del territorio (+156,9%). Un dato che pone la Calabria al secondo posto in graduatoria – subito dopo la Val d’Aosta – per surplus energetico in Italia e decisamente molto più avanti della Puglia  che con un supero di energia pari al 79% risulta terza regione classificata.
Entrando nello specifico dei dati forniti da Terna, il gestore della rete nazionale dell’energia elettrica, emerge che a fronte di una produzione complessiva realizzata in Calabria di 16.235,4 GWh – che rappresenta ben il 5,8% dell’intera produzione italiana – 6.318,9 serva a far fronte alla richiesta energetica regionale.
Generando dunque un surplus che finisce fuori regione cioè ad alimentare la catena produttiva e di consumo italiana.
Un dato non nuovo, in realtà, ma che si sta consolidando con il passare degli anni e che è divenuto ormai un trend positivo che viaggia a ritmi sostenuti. In dieci anni la sovrapproduzione è passata da 2.889 di GWh del 2006 ad appunto a 9.916,6 del 2016 (ultimo dato disponibile). Assestando così una crescita di oltre il 243 per cento. Una mole di energia che è servita appunto ad alimentare il sistema Paese.

CALABRIA GREEN

Se la Calabria ha scalato rapidamente negli anni la classifica dei territori in cui si produce più energia – tanto da essere ormai al nono posto – lo si deve alla crescita esponenziale delle rinnovabili.  Dai dati di Gse e Terna emerge, infatti, che la Calabria in dieci anni ha più che raddoppiato la produzione da fonti rinnovabili. Passando dagli iniziali 1.929 a 5.168,9 GWh annui prodotti. A segnare un vero e proprio boom è la quota prodotta dall’eolico che da 2,7 Gwh del 2006 è arrivata, nel 2016, a 2.174 Gwh.
Ma a crescere vistosamente nell’utilizzo delle risorse è stato anche il fotovoltaico: nel 2006 questa fonte in Calabria non era per nulla sfruttata, mentre nel 2016 l’energia prodotta dal sole si è attestata sui 616,7 gigawattora. Anche se la voce grossa in materia di fonti rinnovabili deriva dalle biomasse: nel 2016 si è prodotto 1.216,3 GWh.
Senza contare che sotto la voce produzione di energia elettrica da biomasse diverse dalla combustione di rifiuti la Calabria con il 29,2% dell’intera produzione nazionale detiene il primato italiano.
Risultati, questi, che hanno consentito alla regione di raggiungere ottime performance anche in materia di consumi interni lordi coperti da fonti rinnovabili. Attualmente il fabbisogno elettrico soddisfatto con risorse alternative è pari al 37,6%. Centrando così pienamente il target previsto  dal “burden sharing” (pari a 19,7%), cioè la quota regionale assegnata alla Calabria sulla base degli obiettivi contenuti nel Piano di azione nazionale (Pan) per le energie rinnovabili. Dimostrandosi pienamente una regione green.

LA BEFFA CHIAMATA FATTORE OMEGA

Nonostante i dati regionali in materia energetica siano ampiamente positivi per la Calabria tutto ciò non si traduce in benefici immediati per il territorio. Anzi, a causa di un meccanismo che compone le tariffe, la nostra regione risulta avere la bolletta elettrica più elevata d’Italia. E se ciò non bastasse, soccorre a rendere grottesca la vicenda che questo sistema colpisca i soggetti più deboli: imprese poco solvibili, enti locali in pre-dissesto o cittadini che non hanno saputo o potuto scegliere un gestore autonomamente. Un meccanismo infernale legato all’asta che l’acquirente unico fissa ogni due anni per individuare il fornitore del servizio cosiddetto di “Salvaguardia”. Un servizio previsto dalla legge per “tutelare” la fornitura di alcuni clienti particolari – leggasi più deboli – e che dal 1 luglio 2019 potrebbe interessare una gran parte della popolazione italiana, cioè i cittadini che non avranno aderito alle proposte del mercato libero. Un passaggio previsto dal decreto legge che abolisce il Mercato di Maggiore tutela in cui tutt’ora rientrano la maggior parte di italiani.
Ebbene per la Calabria questo nuovo passaggio potrebbe rivelarsi ancor più dannoso: visto che a comporre questa tariffa concorre il parametro omega. Si tratta della quota riconosciuta ai gestori per coprire il costo del rischio di erogare energia elettrica a potenziali cattivi pagatori.
Nell’ultima gara di assegnazione del servizio di Salvaguardia – che si è chiusa a novembre del 2016 – per la Calabria il gestore ha preteso il costo maggiore.
Per il biennio 2017-2018 ad Hera (gestore che si è aggiudicato l’asta) un calabrese sottoposto a questa tariffazione pagherà 84,79 euro a Megawatt ore (MWh) contro i 16 di chi risiede in Lombardia. E, nonostante ci sia stata la riduzione del costo rispetto alla precedente asta (-28,21 euro), il servizio è rimasto il più caro d’Italia.
Un salasso che colpisce soprattutto le imprese in difficoltà economica e gli enti non in regola con i pagamenti. Ma che in virtù del passaggio in programma da luglio 2019 interesserà praticamente tutti i cittadini. «Ammesso che in Calabria la tariffa è così alta per motivazioni legate all’anzianità delle infrastrutture di trasferimento dell’energia, il consumatore di questa regione ha un doppio svantaggio: vetustà della rete (di cui non è responsabile il cittadino) e costo dell’energia altissimo». Nicola De Nardi, membro del settore energia del Consiglio nazionale dell’ordine degli ingegneri è diretto nell’analizzare quella che definisce «una stortura del mercato». Un sistema quello legato al servizio di Salvaguardia «ma il nome trae in inganno» che si somma al meccanismo del “marginal price”, il sistema adottato in Italia per stabilire il prezzo dell’energia e che la fa divenire la più cara d’Europa. «Questo sistema – afferma De Nardi – finisce per avvantaggiare solo i grandi produttori visto che tiene conto solo dell’offerta». Da qui l’invito dell’esperto del settore: Per evitare ciò il ministro dello Sviluppo economico, su proposta dell’Autorità per l’Energia Elettrica ed il Gas, dovrebbe adottare delle disposizioni  eque su tutto il territorio nazionale. È assurdo che non si tenga conto che la Calabria trasferisce ad altre regioni oltre la metà dell’energia che produce». E sono le imprese calabresi in difficoltà le prime vittime di questo sistema contorto. «Questa differenza di trattamento – tuona Natale Mazzuca, leader regionali degli industriali – suona come una vera e propria stortura. È una situazione che non si può accettare supinamente. Qualcuno dovrebbe rispondere perché questo succede». Mazzuca teme che «questo meccanismo sia simile a quello che rende più alto il costo del credito in Calabria». «Il sistema andrebbe sostenuto per farlo crescere – afferma – e non discriminato». E la ricetta che il presidente di Unindustria propone rimane quella di «elevare la reputazione complessiva della Calabria. Solo così si possono ottenere condizioni per concorrere alla pari con altre regioni».

TENUTA: «TAGLIARE LE ACCISE SULLA BOLLETTA ENERGETICA»

«Paghiamo un costo energetico salatissimo la cui componente prevalente non è legata neppure alla materia prima. Ma a oneri vari e accise che incidono per oltre il 60 per cento». Gloria Tenuta alla testa della Gias Spa, un’azienda che si occupa di prodotti agricoli calabresi d’eccellenza surgelandoli è diretta. Punta il dito su quelli che definisce «inutili balzelli».
La Gias che dirige è quella che si considera un’azienda energivora per definizione. Con 35mila tonnellate di prodotti l’anno lavorati, la società che ha sede a Mongrassano Scalo garantisce lavoro a circa 90 dipendenti che diventano 350 con gli stagionali. « Nel campo dell’energia – afferma Tenuta – di nostro facciamo tanto. Abbiamo adottato un sistema di risparmio energetico di ultima generazione e inoltre autoproduciamo. Tutto questo senza l’aiuto di nessuno». La presidente e amministratrice delegata dall’Industria alimentari surgelati fa riferimento a un impianto di trigenerazione capace di produrre al contempo calore, energia elettrica pari ad oltre 2mila kW e potenza frigorifera in perfetta autonomia (nella foto). «Abbiamo investito risorse importanti – racconta – senza chiedere aiuti a nessuno. Ma l’assurdo di questo è che dobbiamo pagare le imposte su quanto produciamo. È un paradosso. Dovrebbero almeno eliminare queste tasse. E invece nulla». E sulle politiche energetiche da adottare per andare incontro agli imprenditori Tenuta – che ha ereditato l’azienda dal padre Antonio rilanciandola e conquistando importanti fette di mercato non solo in Italia (attualmente ha raggiunto un fatturato annuo di 40 milioni di euro) – offre una ricetta: «Occorre fare scelte coraggiose che puntino ancor di più sulla generazione di energia alternativa. Ma soprattutto è necessario ridurre gli oneri per far diminuire il costo energetico per le imprese sane».

Roberto De Santo
r.desanto@corrierecal.it







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