L’aiuto dei migranti all’economia calabrese

Cresce il numero di imprese a guida straniera. Trentaseimila cittadini non italiani lavorano in Calabria. Rappresentano il 4,6% dell’intero valore aggiunto della regione. Così la migrazione tiene in piedi welfare e fisco

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Lavorano nelle aziende. Producono. Svolgono le attività più varie, saldando regolarmente quanto dovuto al sistema previdenziale e al fisco. In altre parole contribuiscono alla crescita complessiva dell’economia del territorio. Con un tasso percentuale che negli anni è decisamente cresciuto. Anche in numeri assoluti.
Quando si parla della presenza di stranieri in un Paese difficilmente viene preso in esame l’impatto che il fenomeno migratorio produce in termini economici. Se non seguendo l’ondata emotiva che spesso fa valutare esclusivamente i costi – irrisori rispetto ai benefici – che ne derivano. In realtà le migrazioni hanno da sempre prodotto uno sviluppo più armonico dell’economia contribuendo attivamente allo sviluppo complessivo di una nazione. Un assioma che vale per il nostro Paese, ma anche per la Calabria.
Su tutto il territorio nazionale – e dunque anche nella nostra regione – il fenomeno migratorio sta producendo indubbi fattori di sviluppo per l’economia locale. Siano essi legati al crescente numero di occupati – capaci dunque di generare valore aggiunto, nonché maggiori incassi per le casse pubbliche – sia sul fronte delle entrate tributarie che previdenziali. Ma anche per l’incremento che sta registrando il numero di imprese condotte da cittadini stranieri. Un peso specifico – sia in termini occupazionali sia nella demografia imprenditoriale – che negli anni è destinato a salire continuando così a produrre solo benefici per l’economia italiana. Anzi potrebbe rappresentare una sorta di ancora di salvezza. Una recente pubblicazione – l’Occasional paper della Banca d’Italia – ha messo in evidenza che la diminuzione di italiani – già in corso negli ultimi anni – tenderà ad accentuarsi nei prossimi decenni tanto che l’economia italiana si reggerà sempre più sugli immigrati. Stando a questo studio, nel 2061 circa un quarto della popolazione in età lavorativa non sarà italiano. E dunque sempre più l’economia italiana dovrà contare sulla presenza di stranieri per aspirare a crescere.
Già ora il nostro Paese deve al fenomeno migratorio una fetta importante della sua crescita. Dai dati di Bankitalia emerge che in dieci anni l’economia generata dalla presenza straniera ha contribuito per un 2,3% del Prodotto interno lordo complessivo dell’Italia. Senza il loro apporto, stimano gli analisti di Palazzo Koch, la ricchezza del nostro Paese avrebbe subito una valore negativo pari a -4,4 per cento. E sempre a loro si deve il segno più davanti al Pil pro capite italiano. Tra il 2001 e il 2011, in assenza di fenomeni migratori, si sarebbe registrato un calo della ricchezza prodotta del 3%. Decisivo anche il contributo della presenza straniera nella fase più buia della recessione, senza di loro l’Italia avrebbe subito una flessione del Pil pro capite pari al 7,4% invece del 4,8.
Un effetto benefico che varrà anche in futuro. Secondo gli analisti di Bankitalia, se il fenomeno migratorio dovesse nei prossimi anni arrestarsi e l’Italia dovesse poggiarsi solo sui nativi «l’effetto meccanico delle dinamiche demografiche determinerebbe in 45 anni un calo del Pil del 24,4% rispetto ai livelli del 2016 e del 16,2% in termini pro capite (-0,4 medio annuo), a parità di altre condizioni».
Aspetti ovviamente che interessano anche la nostra regione. In altre parole, senza l’arrivo di stranieri la nostra sarebbe una nazione destinata rapidamente ad impoverirsi. Calabria compresa.

IL CONTRIBUTO STRANIERO

Per una regione che sempre più invecchia e con un tasso di emigrazione alto come è la Calabria, la presenza di stranieri rimane fondamentale per la sua tenuta non solo demografica. Il numero di stranieri residenti nella nostra regione nel 2017 era pari a 102.824 cioè oltre il 5 per cento dell’intera popolazione (5,2%). Un dato in crescita rispetto all’anno precedente di oltre 6 punti percentuali (6,1%) che dimostra – già da solo – il ruolo determinante per lo sviluppo locale.
Se poi dai dati puramente numerici della popolazione straniera residente si passa a quelli economici, si può comprendere pienamente l’impatto positivo che comporta il fenomeno migratorio per la Calabria. Stando al Rapporto annuale sull’economia delle migrazioni – curato dalla Fondazione “Leone Moressa”, il valore aggiunto prodotto dagli occupati in Calabria è stato pari 1,340 miliardi di euro che rappresenta il 4,6% dell’intero valore aggiunto della regione e, in termini di Prodotto interno lordo italiano, ben 1 per cento. Nel 2015 nelle casse dell’Inps sono finiti ben 149 milioni di euro di contributi previdenziali dall’occupazione di stranieri in Calabria che hanno dunque partecipato attivamente al mantenimento del sistema pensionistico e del welfare italiani.
Gli analisti della Fondazione, prendendo in esame i dati dell’Istat hanno stimato che nel 2016 (ultimo dato a disposizione) risultavano regolarmente assunti 36mila cittadini stranieri (1,5% dell’intera popolazione migrante in Italia). Sempre passando in rassegna i numeri pubblicati sul rapporto annuale curato dalla Fondazione  –  questa volta su dati del ministero dell’Economia e finanza – emerge per il 2016 sono stati 28.741 stranieri che hanno versato regolarmente le tasse generando introiti per l’Erario pari a 52 milioni di euro. Complessivamente i contribuenti migrati in Calabria rappresentano circa il 4% dell’intera platea.  Numeri che ritraggono con esattezza i tratti salienti del reale contributo del fenomeno migratorio offre per lo sviluppo economico non solo della nostra regione. Secondo questo report, infatti, il reale impatto economico sulla ricchezza complessiva prodotta in Italia dall’economia dei migranti sarebbe superiore al Pil della Croazia.

LE IMPRESE A GUIDA STRANIERA

Se i benefici economici legati alla migrazione sono reali in tema di occupazione, previdenza e gettito fiscale. Ancor più marcato – e se vogliamo capace di generare ricchezza – è l’impatto sulla crescita del sistema produttivo calabrese. Negli anni infatti si registra una sempre maggiore presenza di imprese condotte da cittadini stranieri e che a loro volta producono nuova occupazione e dunque valore aggiunto all’economia.
Al 31 marzo 2018 nelle camere di commercio delle province calabresi risultano iscritte ben 14.753 aziende straniere. In termini percentuali significa che 8 imprese su 100 in Calabria sono guidate da cittadini non italiani. Una presenza che negli anni è andata via via crescendo. Dai dati presenti nel data base di Movimprese  (il sistema di Unioncamere-Infocamere), emerge infatti che quest’anno nella regione ci sono oltre tremila aziende in più a trazione straniera rispetto al 2013. Un incremento che si traduce in una crescita, in questo lasso di tempo, dell’1,4%.  Ed è la provincia di Reggio Calabria quella che registra il maggior numero di imprese straniere: 4.796. Seguono il Cosentino con 4.526, il Catanzarese (3.699), il Crotonese (1.003) ed infine il Vibonese dove sono presenti 729 aziende guidate da stranieri.
Se invece si passa in rassegna il peso specifico delle imprese straniere sul sistema produttivo locale emerge che è la provincia di Catanzaro quella dove si registra una maggiore incidenza. Qui quasi l’11 per cento delle aziende registrate è condotta da cittadini stranieri. Un media anche superiore al quella del resto del Paese (9,7%) ed è anche qui che si è verificato un incremento pari al 1,5% rispetto a cinque anni prima. Anche se per crescita è il Reggino ad ottenere il primato: +2,2 per cento nel quinquennio.

Il settore produttivo maggiormente interessato dal fenomeno migratorio – in termini di demografia aziendale – è quello del commercio. Nel sistema camerale a marzo scorso risultavano iscritte 10.498 imprese straniere che rappresentano il 17,8 per cento del totale del comparto. Un peso specifico notevole che diviene decisamente interessante nel Catanzarese dove oltre un quarto delle aziende che operano nel segmento del commercio all’ingrosso e al dettaglio risulta essere guidato da stranieri. In questa provincia infatti risultano operative 2.992 imprese commerciali su un totale di 11.830. Ma è anche nelle altre quattro province che la percentuale di aziende straniere che operano nel commercio resta interessante. A seguire – seppur a debita distanza – il settore agricolo: esistono 553 azienda condotte da imprenditori stranieri (1,7% del totale). Nel segmento dei servizi – come il noleggio auto, le agenzie di viaggi e i servizi alle imprese – si registra anche un’incidenza interessante rispetto all’intero settore: la quota straniera rappresenta il 5,4% del totale. Seguito dalle aziende che operano nella categoria “altri servizi” dove il tasso di presenza straniera è pari a 5,3 punti percentuali.
Gran parte delle imprese a guida di cittadini stranieri in Calabria è una ditta individuale: ben 13.484 su 14.753 aziende registrate nelle camere di commercio. Anche se non dimentichiamo la presenza di grandi imprese in Calabria come l’Hitachi a Reggio Calabria e Vegitalia a Mongrassano.
Ma restano le imprese individuali, appunto, predominanti. Valutando l’identikit dell’imprenditore straniero tipo che opera in Calabria è marocchino ed si occupa di commercio. Nella regione, infatti ci sono 5.852 imprenditori nati in Marocco che rappresentano il 43,4 % del totale di imprese individuali condotte da stranieri nella regione. Una percentuale che sale ad oltre la metà (55%) nel Catanzarese. Seguono i cittadini nati in Germania (6,7%), anche se questo dato può essere falsato dalla presenza di calabresi di ritorno. Tra le dieci nazioni che hanno dato i natali ad imprenditori che operano in Calabria ci sono anche l’India (5,2%) il Pakistan (4,9%), la Cina (4,8%), la Svizzera (4,6%), il Senegal (4,4%), Romania (3,2%), Bangladesh (2,8%) e Francia (1,9%). Una multietnia che tutta assieme rappresenta non solo una ricchezza culturale per la nostra regione. Ma un fattore vitale per l’economia complessiva della Calabria.

ALGERI: «SONO PARTE ATTIVA DELLA NOSTRA ECONOMIA»

«Ormai da anni fanno parte del nostro sistema e contribuiscono alla crescita della Calabria». Klaus Algieri, presidente regionale di Confcommercio, non ha dubbi. La presenza di imprenditori stranieri sul territorio non può che rappresentare quello che definisce «uno degli elementi che contribuisce ad una maggiore integrazione ». Per Algeri, l’alta percentuale di stranieri nel settore del commercio non può che essere interpretato come «sbocco naturale». «È il primo approccio – dice – al mondo imprenditoriale per chi ha lavorato nel settore. Se per anni una persona si è impegnata nel commercio rivestendo i panni del dipendente, nel momento in cui decide di mettersi in proprio, sceglie il segmento che conosce». Ma l’aspetto che tiene a sottolineare Algieri per descrivere l’imprenditore che proviene da fuori regione è «la responsabilità». «Si rivolgono a noi – racconta – per ottenere informazioni e aggiornamenti sulle normative del comparto molto più degli associati italiani. Inoltre sono molto attenti alla fiscalità ma anche ad accrescere le proprie competenze. Dimostrando così un’attenzione straordinaria alle dinamiche del settore e contribuendo alla crescita dell’economia consapevole». Una richiesta di formazione e una sete di conoscenza che ha permesso all’imprenditore straniero di radicarsi bene nel tessuto socio-economico locale. Anche se sotto il profilo della partecipazione alla vita dell’associazione dimostrano ancora «timidezza». «Sono restii – sottolinea il rappresentante di categoria – a mettersi in gioco all’interno della nostra associazione. Anche se chiedono spesso consigli e assistenza nelle fasi della vita delle loro imprese. Avvertiamo cioè interesse verso la nostra organizzazione e riconoscimento per l’attività che svolgiamo». Ma per Algeri la scommessa per chi riesce a farsi apprezzare sul mercato supera qualsiasi colore della pelle. «Chi lavora bene – ricorda – fa presto ad integrarsi. Nel settore produttivo chi genera occupazione e rispetta le regole non ha difficoltà di integrazione. Vale più che nella vita quotidiana».

Roberto De Santo
r.desanto@corrierecal.it







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