L’università calabrese batte un colpo

Cresce il numero di matricole iscritte, ma non in tutte le facoltà. E non è sufficiente per invertire l’esodo dalla regione. Il progetto dell’Unical per “trattenere” gli studenti

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Il quadro economico sembra condizionare sempre più l’andamento universitario di un territorio. Così ai timidi segnali di ripresa registrati dall’economia dopo gli anni della recessione che hanno caratterizzato l’Italia dell’ultimo periodo si accompagna un segnale di recupero da parte delle università. Che registrano per il quarto anno consecutivo un incremento del numero di iscritti. Un fenomeno a cui la Calabria, anche se in ritardo (come sempre), non fa eccezione.
Un indicatore dell’innalzamento del livello di fiducia in quella che un tempo si riteneva l’istituzione principale per garantirsi un’occupazione certa e ben retribuita. Appunto l’Università. Ma che gli anni di crisi – con la conseguente riduzione della capacità di spesa da parte delle famiglie italiane e il crollo delle occupazioni – avevano offuscato. Tra il 2012 e il 2015 infatti il sistema universitario nazionale ha registrato una vera e propria emorragia di immatricolazioni. Un salasso che solo in parte sembra essere stato recuperato. Secondo Anagrafe nazionale degli studenti universitari e dei laureati – una struttura interna del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur) – il totale degli immatricolati (compresi quelli con età superiore ai 19 anni) negli ultimi tre anni accademici è cresciuto di quasi 35mila unità. Tradotto in termini percentuali significa una crescita pari 8,5 punti.
Stando ai dati – per la verità non ancora caricati nel sistema telematico dal Miur – nell’anno accademico 2017-2018 ci sono stati 290.131 matricole, cioè 6.117 in più rispetto alla stagione precedente (+2,4 per cento). Un successo limitato se confrontato ai dati di immatricolazioni che si registravano soltanto dieci anni prima in Italia. Nell’anno accademico 2006-2007 risultavano iscritti negli atenei italiani oltre 300mila matricole (per l’esattezza 305.763). Un numero che già da solo ci indica quanto ancora sia lunga la strada da percorrere per recuperare il gap accumulato in questi anni.
Anche e soprattutto per la Calabria. Qui oltre al calo degli iscritti e delle matricole – registrato praticamente in tutta Italia – si è pagato in questo periodo anche e pesantemente la fuga verso altri Atenei. Un fenomeno che finisce per aggravare la già complessa condizione delle università calabresi. Anche se, come dicevamo, in qualche modo gli ultimi dati sembrano restituire un minimo di serenità.

I NUMERI DELLE UNIVERSITÀ CALABRESI

Con tre Atenei statali ed uno privato anche il sistema universitario calabrese sembra aver registrato un segnale di ripresa delle immatricolazioni e dunque di fiducia nell’offerta formativa proposta dal circuito universitario locale. I dati ufficiali del Miur disponibili sul portale Ustat – gestito dall’Ufficio statistica e studi del Ministero – vanno in questo senso. Nell’anno accademico 2016-2017 – appunto ultimo periodo fotografato dal sistema – nelle quattro strutture universitarie calabresi sono presenti 6.064 matricole – ed esattamente 4.945 immatricolati nei corsi di laurea triennali e 1.119 in quelli a ciclo unico – contro le 5.887 dell’anno precedente. Un incremento che in termini percentuali si traduce in una crescita di 3 punti.
A registrare la migliore performance di neo iscritti è stata la “Magna Graecia” di Catanzaro che nel confronto dei due anni accademici ha assestato una crescita di ben 10 punti percentuali passando da 1.335 matricole dell’anno accademico 2015-2016 a 1.487 dell’anno successivo. Un Ateneo che di fatto ha trascinato in terreno positivo il dato sull’andamento complessivo delle immatricolazioni in Calabria.
Bene anche l’università “Mediterranea” di Reggio che nel biennio ha ottenuto una crescita del 4 per cento. Questi dati hanno consentito di contenere le perdite – leggerissime – registrate dal più grande ateneo calabrese: l’Unical. Ad Arcavacata si è passati, infatti, dai 3.738 neoiscritti dell’anno accademico 2015-2016 a 3.694 dell’anno successivo (-1%). Un ritorno alle iscrizioni che dovrebbe essere confermato per quest’anno – almeno a giudicare dai dati raccolti da una recente inchiesta di Repubblica – che segnala come anche nella regione complessivamente il numero delle matricole dovrebbe essere cresciuto. Un risultato ottenuto sempre dall’ottima crescita di immatricolazioni dell’Ateneo del capoluogo. Stando ai dati pubblicati sul quotidiano diretto da Mario Calabresi, l’incremento totalizzato alla Magna Graecia sarebbe a due cifre (+16,2%), mentre l’Unical e la Mediterranea avrebbero registrato perdite pari rispettivamente a 1 e al 3,2 per cento.

PUNTI DI FORZA E DEBOLEZZA DEGLI ATENEI REGIONALI

Ma se l’incremento complessivamente c’è stato lo si deve anche al contributo che la presenza di studenti stranieri sta offrendo al sistema universitario calabrese la cui crescita in tutti gli Atenei calabresi non ha mai – di fatto – registrato flessioni. Soltanto considerando l’ultimo biennio inserito sul portale del Miur l’incremento è stato di ben il 165 per cento. Ancora un numero esiguo in termini assoluti – passato da 106 immatricolati del 2015-2016 a 241 del 2016-2017 – ma capace di saper costantemente crescere nel corso degli anni: soltanto nel 2012-2013 il numero di matricole era fermo a quota 91.
Quel che però balza agli occhi, passando in rassegna l’andamento storico delle immatricolazioni, è che la flessione complessiva – sia in termini di immatricolazioni ma soprattutto di iscrizioni nell’arco di 6-7 anni – è stata decisamente elevata. Dal 2012 allo scorso anno è stata pari al 7 per cento delle matricole e addirittura del 16% degli iscritti nelle università calabresi. A subire il tracollo maggiore – in termini percentuali – la “Mediterranea” di Reggio che in appena un lustro si è vista ridotta la propria popolazione studentesca di circa un terzo (32%). Così come le matricole, in questo lasso di tempo, sono passate da 1.055 dell’anno accademico 2012-2013 a 706 di cinque anni dopo. Così come anche l’Unical ha registrato una flessione in questo periodo a due cifre in termini di iscritti (-19%) e di matricole (-8%). Viceversa l’unico Ateneo a vedere crescere il numero di iscritti e matricole è stato quello del capoluogo cresciuto rispettivamente del 6 e del 10 per cento in 5 anni.
A pesare su questa vera e propria emorragia potrebbero essere stati alcuni fattori concomitanti. In primis il grande esodo verso gli atenei di fuori regione. Un recente studio dello Svimez ha calcolato che circa un terzo di studenti calabresi risulta iscritto in università di altre regioni. Stando ai dati del report si tratta di una mole di studenti molto vicina a una popolazione pari a 23mila (22.959) che di fatto è già fuggita dalla Calabria e che difficilmente ne farà ritorno. Una scelta dettata per lo più dalle avverse condizioni socio-economiche del territorio regionale che sfavorirebbero la possibilità di entrare rapidamente nel mercato del lavoro. Nonostante l’innalzamento della qualità di servizi e di didattica offerta dagli Atenei calabresi dimostrato anche nell’ultimo rapporto del Censis.
Proprio l’Unical ad esempio, leggendo i dati dell’edizione 2018/2019 del report della Fondazione, è balzata al secondo posto della classifica Censis delle grandi università italiane. Un risultato ottenuto soprattutto per il punteggio pieno conseguito – unico Ateneo in Italia – in termini di erogazione di servizi agli studenti (110 su 110) e borse di studio (110 su 110) offerte. Così come ha fatto scalare la classifica – per il fattore borse di studio (110 su 110) – anche la Mediterranea di Reggio, al 5° posto nella categoria piccoli Atenei. Mentre a pesare in negativo per tutti gli atenei calabresi è stato il basso coefficiente di internazionalizzazione dimostrato. In altre parole tutte e quattro gli atenei hanno ottenuto un punteggio decisamente modesto per quanto attiene la capacità di attrarre studenti stranieri sia come iscritti che come visitatori, ma anche per la bassa propensione dei propri studenti a trascorrere un periodo all’estero per studio o per tirocinio. Anche in questo caso ad essere determinante potrebbe essere proprio il contesto socio-economico che circonda gli Atenei. La scarsezza di un tessuto produttivo consolidato e diffuso eserciterebbe poco appeal su studenti provenienti dall’estero.

CRISPINI: «PUNTIAMO A FORMARE PROFESSIONI SPENDIBILI IN CALABRIA»

«Stiamo puntando a formare figure professionali facilmente spendibile sul tessuto produttivo locale per offrire reali opportunità ai ragazzi che scelgono di studiare da noi». Così la professoressa Alessandra Crispini, da un triennio alla guida del dipartimento di Chimica e tecnologie chimiche (Ctc) dell’Unical, spiega la formula del successo adottato dalla facoltà da lei diretta. Un successo che ha visto nell’ultimo anno incrementare di oltre il 50% il numero delle matricole iscritte al “suo” corso di laurea. Un dipartimento che ha ottenuto anche un ambito riconoscimento: è al terzo posto in Italia per la qualità della valutazione della ricerca certificato dalla graduatoria Anvur. Un dato, quello della crescita del numero di iscrizioni, certamente in controtendenza e legato ad una precisa strategia: mettere in contatto gli studenti e il dipartimento con il sistema produttivo calabrese.
«Il dipartimento di Chimica e tecnologie chimiche dell’Università della Calabria – tiene a precisare Crispini che è stata riconfermata per un altro triennio alla direzione della facoltà – ha, negli ultimi anni, avviato un’intensa attività di collaborazioni con aziende del territorio che ha portato al finanziamento di diversi progetti di ricerca applicata, inquadrabili nell’ampio scenario di uno sviluppo economico sostenibile, basato su elementi essenziali quali la qualità dell’ambiente, dell’alimentazione e della salute, coniugati con un moderno a attento sviluppo tecnologico di produzione e riutilizzo di materiali e fonti di energia rinnovabili». Uno di questi progetti citati dalla professoressa è Resifac, un’iniziativa promossa dal dipartimento e finanziata dal ministero dello Sviluppo economico, che consente la realizzazione e sperimentazione di impianti pilota per la trasformazione di rifiuti organici civili e industriali in materiali riutilizzabili. Un progetto, sottolinea, che «vede capofila un’impresa presente sul territorio, come Ecologia Oggi, e non l’Università che svolge un ruolo “per conto terzi”». «La direzione strategica – spiega la direttrice – è quella di mettere “a sistema” la chimica nel contesto territoriale e nazionale, in modo tale che l’elevata qualificazione e l’ampio spettro delle risorse e competenze, consentano al dipartimento di Ctc di esprimere un ruolo di sostanziale importanza nella ricerca di soluzioni innovative ai problemi connessi  con lo sviluppo di “smart solution” basate sulla progettazione, preparazione e studio di “bio/materiali innovativi” ottenibili da materiali di scarto o di estrazione naturale».
«I chimici del dipartimento – prosegue – si ripropongono di concorrere allo sviluppo di nuovi materiali la cui degradazione nell’ambiente sia più facile e veloce, e, là dove possibile il cui eventuale riciclo sia parte integrante della progettazione del materiale stesso. La conoscenza delle reazioni di trasformazione delle sostanze, permette di identificare e studiare il destino delle specie chimiche, determinandone la condizione di materiale “green” e, pertanto, biocompatibile».
Secondo la direttrice del dipartimento, «la valorizzazione dei prodotti di scarto è uno degli obiettivi strategici più importanti della nostra epoca».
«La trasformazione e la valorizzazione di materiali di scarto in materiali riutilizzabili per scopi di primario utilizzo – sottolinea – può rappresentare una fondamentale strategie da adottate per conciliare sviluppo economico e sociale, abbattimento dell’inquinamento ambientale, aspetti sempre più stringenti, particolarmente per una regione come la Calabria. Alcuni dei progetti di ricerca specifici riguardano: lo sviluppo di nuovi modelli di sperimentazione, analisi e certificazione nel trattamento dei rifiuti organici; la realizzazione di formulazioni di compositi a base di fibre naturali funzionalizzate per la produzione di materiali eco-compatibili per bioedilizia».
Da qui la scelta adottata dal dipartimento di rivisitare l’offerta formativa, proponendo specifica la direttrice, «una rinnovata laurea magistrale in Chimica organizzata su due curriculum: La chimica per l’ambiente, la salute e il territorio e La chimica dei materiali sostenibili».
«L’obiettivo è quello di costruire un corso di studi – conclude Crispini – che si interfacci con le esigenze contemporanee del mondo del lavoro nell’ambito della professione del chimico, e che fornisca altresì ai giovani laureati gli strumenti per affrontare le problematiche ormai ineludibili legate a uno sviluppo sostenibile. Gli ambiti professionali sono quindi un “libro aperto” dove i nostri giovani laureati possono scrivere e definire non soltanto il proprio futuro professionale, ma determinare lo sviluppo economico calabrese».

Roberto De Santo
r.desanto@corrierecal.it





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