Amaro Jefferson, il profumo calabrese in una storia “Importante” – VIDEO

Ivano Trombino dirige l’azienda “Vecchio Magazzino Doganale” a Montalto, che produce uno dei liquori più affermati al mondo. Nel tempo la produzione è aumentata, ma non si è perso il contatto con le origini: «Al cliente e al compratore voglio regalare la bellezza della Calabria. Non si può impressionarlo con una produzione meccanizzata, ma mostrandogli la nostra viva natura». Questo episodio di “Ti racconto un’impresa” andrà in onda questa sera alle 21 sul canale 211 del digitale terrestre e in streaming su “L’Altro corriere Tv”


MONTALTO UFFUGO
«Una volta che trovi qualcosa di buono, devi averne cura. Devi lasciare che cresca». La frase è tratta “Un’ottima annata”, pellicola di Ridley Scott che ricorda molto la storia dell’amaro Jefferson una passione nata dal contatto con la campagna calabrese.
Nel 2018 si è consacrato sulla scena internazionale vincendo il titolo di “World’s best liqueur” senza però staccarsi dai suoi originari valori. Questa storia sarà al centro del prossimo episodio di “Ti racconto un’impresa” in onda questo giovedì alle ore 21 sul canale 211 del digitale terrestre e in streaming su “L’altro corriere Tv”.

Siamo nel 1871. I migliori salotti d’Italia e d’Europa accoglievano di buon grado la presenza dell’amaro di Mr.Jefferson, convinto fosse il più buono al mondo. L’“Amaro Importante”, così lo aveva chiamato, non a caso, nasce da una sorta di mito e dalla concreta riscoperta delle origini familiari. Oggi il liquore che riprende in tutto la ricetta originaria di Mr. Jefferson viene prodotto nelle campagne del Cosentino, dall’azienda “Vecchio Magazzino Doganale” guidata da Ivan Trombino. Proprio lui ci porta alla scoperta di un prodotto che oggi tiene alto il nome della Calabria in tutto il mondo. «Tutto nasce dalla tempesta che portò in Italia Gil, Roger e il capitano Jefferson. Attraverso i diari e gli scritti di famiglia sono riuscito a ricostruire tutta la storia del naufragio: “Un’onda pazzesca o forse un drago marino, non so se esiste, picchiò un colpo micidiale e io ed i miei amici ci ritrovammo sul ponte”. Si ritrovarono sulla terra dopo pochi giorni e scoprirono quello che Jefferson definì “un paradiso”».
Da lì l’espressione con la quale Jefferson diede inizio a tutto: «Io rimmarrò qui per sempre. Sopravvissuti al naufragio, trovarono rifugio nel Vecchio Magazzino Doganale dove trovarono ad accoglierli una famiglia». Fu subito amore con quella che Jefferson chiamava la “Profumeria”. Non un luogo a caso, ma un magazzino che ospitava i profumi calabresi da ogni parte della regione. Così nasce l’amaro “Importante”: «Fu proprio lui a selezionare da tutto il territorio calabrese agrumi, spezie ed erbe aromatiche che compongono la ricdtta. Cerchiamo ancora oggi di riprodurre in modo autentico tutti i dettami originari che necessitano dei profumi tipici di queste zone come il bergamotto, le arance amare e dolci, il rosmarino e l’origano. Le botaniche principali coltivate in Calabria, che unite ad altre erbe e spezie rendono naturale e unico Jefferson».
L’azienda che porta avanti questa storia e ancora oggi produce l’amaro si chiama quindi “Vecchio Magazzino Doganale” e nasce circa 10 anni fa. Questa è un po’ un tributo, un po’ il frutto di una ricerca: «Ne lessi per la prima volta nel racconto di mio nonno e da lì è nata anche la voglia di ricreare questo prodotto. La preparazione richiede dovizia di particolari e necessita dei suoi tempi. È un prodotto calabrese, perché le materie prime sono tipiche di questa zona. Col tempo, poi, siamo cresciuti e ci siamo dovuti rivolgere anche fuori, tipo a Cuneo per l’imbottigliamento. Tuttavia non abbiamo dimenticato il contatto con la campagna che rende speciale un prodotto rispetto ad un altro ». E infatti, nonostante la produzione nel tempo si sia molto allargata, l’azienda custodisce gelosamente le proprie origini e quella manualità nella quale si racconta l’umanità dietro l’etichetta. «Non credo alle grandi ricette, penso che un liquore debba chiudersi massimo con 12 o 13 botaniche e debba essere semplice. Amiamo le bevute brevi e non quelle sportive». Oggi la gamma si arricchisce di altri prodotti oltre all’amaro “Importante”: «Si varia dal “Madame Milù”, caratteristico della Sila, al “Frack” che invece ricorda i sapori dei tradizionali vitigni calabresi. E la gamma si completa poi con l’ “Abra Cadabra” alla liquirizia». E proprio per quest’ultimo – racconta – l’aspettativa non è quella di affermarsi nel mercato calabrese che vanta tra le migliori eccellenze di liquori alla liquirizia, ma esportare questo sapore molto calabrese nel resto del mondo. Espandere la gamma è una necessità indotta anche da una clientela in crescita che nel tempo è diventata sempre più variegata: «Abbiamo creato uno spaccato nel mercato italiano che si divide oggi tra i puristi, che amano sorseggiare un liquore dopo i pasti e chi invece sperimenta ed ama miscelare».

Un’azienda che si regge sulle proprie forze: «La quotidianità ti insegna che per creare qualcosa di stabile occorrono tempi lunghi. Non ci siamo mai posti freni ed abbiamo evitato di vincolarci ad eventuali finanziatori. Non siamo un’azienda che può affrontare un mercato importante, ma credo che la crescita sia un fattore prima di tutto mentale. I nostri tempi sono solo quelli scanditi dalla campagna e magari, così facendo, non avremo una produzione industriale e meccanizzata e non potremo fare il salto nel grande business, ma per ora vi rinunciamo volentieri».
Importante, oggi, è invece altro secondo Ivano: «C’è bisogno di sedersi a un tavolo e pensare molto al target in base al quale curare ogni singolo dettaglio. Mai forzare la mano: noi vogliamo arrivare ai consumatori con molta calma spiegando quello che facciamo».
La prospettiva e il sogno è quella di espandersi e inglobare nuove figure all’interno dell’azienda: «La crescita la vedo attraverso l’implementazione della nostra offerta di prodotti. Ai clienti e ai compratori che vengono dall’estero, io voglio far ammirare la bellezza della Calabria che deve essere toccata con mano. Non si può impressionare l’altro attraverso qualche attrezzo meccanico al lavoro, ma mostrandogli quella che è la nostra viva natura». (f.d.)







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