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“Miracolo” sul Pollino

Sarà la leggenda che lega il nome della cittadina cosentina alla fonte d’acqua della sua badia. Sarà la sua proverbiale capacità ad organizzarsi da sé. Ma sta di fatto che Acquaformosa, un comune d…

Pubblicato il: 01/08/2011 – 17:18
“Miracolo” sul Pollino

Sarà la leggenda che lega il nome della cittadina cosentina alla fonte d’acqua della sua badia. Sarà la sua proverbiale capacità ad organizzarsi da sé. Ma sta di fatto che Acquaformosa, un comune di circa milleduecento abitanti alle pendici del Pollino, sembra aver trovato la ricetta magica per una gestione virtuosa e pubblica della sua principale risorsa naturale: appunto l’acqua. Senza alcun contributo da parte dei privati, senza l’apporto della Sorical ma con una gestione di tutti i servizi idrici garantita con le sole forze del Comune. E’ questo che si occupa di portare l’acqua direttamente dalle due sue principali fonti presenti sul territorio, Zampagnano e Palazzo, fino ai rubinetti dei suoi cittadini. Curando sia la parte tecnica con l’approvvigionamento, la distribuzione e la manutenzione della rete idrica; sia la parte amministrativa: lettura dei contatori, emissione delle bollette e riscossione dei tributi. Proprio sotto quest’ultima voce, cioè le tariffe, emerge ancora una volta quello che sembra un vero e proprio sogno per ogni contribuente: una tariffa onnicomprensiva di 75 euro annue a famiglia. Dal contributo per la gestione della rete, alla fornitura del fabbisogno di acqua giornaliero fino alla stessa depurazione dei reflui. Una fornitura d’acqua garantita inoltre giornalmente e monitorata costantemente da un sistema di telerilevamento che riesce a comunicare, in tempo reale, ai tecnici del Comune eventuali cali di pressione dell’acqua e rotture alla rete idrica. E la magia che circonda questa storia di buona gestione del bene acqua sta anche nella tempistica. Solo 7 anni addietro i cittadini di Acquaformosa dovevano subire la turnazione per avere l’acqua nelle loro abitazioni. Fino al 2004, infatti, il paese, che fa parte dell’enclave arbëreshë, nei periodi estivi era diviso in due aree per l’erogazione dell’acqua: la parte nord dalle 7.00 alle 13.00; la parte sud dalle 13.00 alle  20.00. Poi l’inizio del miracolo del Pollino. «Abbiamo deciso di ristrutturare la nostra rete idrica – racconta Giovanni Manoccio primo cittadino di Acquaformosa al suo secondo mandato – e ci siamo accorti di una perdita di oltre il 40% dell` intera portata delle captazioni. Una scoperta casuale effettuata nel corso di questi lavori che prevedevano il risanamento idrogeologico di una parte del nostro territorio e che ha consentito di bloccare la causa principale dell’impoverimento della capacità di approvvigionamento idrico della nostra città». Da qui la decisione di investire nel rifacimento della rete idrica e nella ristrutturazione totale dei serbatoi comunali. Ed il miracolo è compiuto: acqua per tutti e tariffe abbattute del 50% rispetto a sette anni addietro. Nonostante l’impennata dei costi di gestione. «Oggi nel nostro comune – spiega con soddisfazione Manoccio – esiste, di fatto, una quantità superiore al fabbisogno idrico dei nostri concittadini tanto che il surplus d’acqua, registrato telematicamente nei nostri serbatoi, viene immesso in una rete dedicata all’irrigazione gratuita al servizio degli operatori del comparto agricolo». Così dice orgogliosamente il sindaco «nel nostro comune non esiste la presenza della Sorical e non abbiamo aderito neppure all` ATO di Cosenza». «Reputiamo – afferma Manoccio – che la gestione del servizio deve continuare ad essere interamente pubblica”.  Una strada che per questo sindaco che sta dimostrando con i fatti che il pubblico può gestire l’intero ciclo delle acque, suggerisce anche al resto della Calabria. “Occorre investire sulla qualificazione delle reti idriche – consiglia – da sempre il principale problema del sistema è rappresentato dalla perdite che fanno fluttuare i costi di gestione e che causano decine di contenziosi con le società che forniscono acqua come la Sorical. Noi ci siamo riuscito con costi sostanzialmente contenuti e con una politica che ha puntato tutto sulla logica che la gestione di un bene primario come l’acqua doveva e deve continuare a rimanere in mano al pubblico».

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