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Gli infedeli: dallo spione al magistrato corrotto. E i rapporti con la politica

REGGIO CALABRIA Lo spunto investigativo è la madre di tutte le intercettazioni. Quella che racconta la visita, in casa del boss Pelle, di Giovanni Zumbo, una delle figure più enigmatiche emerse neg…

Pubblicato il: 30/11/2011 – 18:39
Gli infedeli: dallo spione al magistrato corrotto. E i rapporti con la politica

REGGIO CALABRIA Lo spunto investigativo è la madre di tutte le intercettazioni. Quella che racconta la visita, in casa del boss Pelle, di Giovanni Zumbo, una delle figure più enigmatiche emerse negli ultimi anni a Reggio Calabria. Commercialista colluso con le cosche, amministratore di beni giudiziari per diversi anni, in contatto – per sua stessa ammissione – con i servizi segreti. E anche con la politica: è stato segretario particolare di Alberto Sarra quando il politico del Pdl (oggi sottosegretario) era assessore al Personale, nella giunta Chiaravalloti. È un tipo poliedrico, Zumbo. Conosce tutti e sa molte cose, anche sulle indagini più importanti dell`Antimafia. Il riferimento è a tre inchieste milanesi e reggine: “Patriarca”, “Infinito” e “Tenacia”, confluite sotto l`unica denominazione “Crimine”. Conosce anche Vincenzo Giglio, il magistrato reggino arrestato ieri, che forniva notizie riservate al consigliere regionale Franco Morelli. Ovvio che i magistrati della Dda di Milano seguano la pista investigativa che lega le due “talpe”, in un quadro complessivo definito «di eccezionale gravità e allarme».
Intanto “Crimine” è stata costellata «da gravissime fughe di notizie propiziate da soggetti in rapporto con i servizi segreti». Addirittura, i boss in contatto con Zumbo «erano in possesso di particolari assolutamente precisi, come il fatto che vi erano state intercettazioni nell`agrumento di Oppedisano e nelle vetture dei Gattuso e che gli investigatori utilizzavano microspie ambientali in grado di captare conversazioni anche in esterno». Segnalano i magistrati che il «principale protagonista della fuga di notizie è un uomo in rapporto con i servizi segreti. Zumbo, in una delle conversazioni, arriva a dire di avere consigliato i suoi interlocutori di non arrestare Pasquale Condello, perché ciò avrebbe provocato disordini e rotto equilibri». È la prova che Zumbo «ha “ascolto” presso le agenzie di controlli e che, nonostante ciò, è in grado di fare un doppiogioco che si spera fosse ignoto ai suoi referenti istituzionali. Certo è che l`origine delle notizie è senza dubbio istituzionale. E questo è un capitolo che merita approfondimento».
Giglio, invece, nell`intercettazione raccolta in casa Pelle, «viene esplicitamente indicato come fonte di notizie riservate relative all`indagine “Tenacia”, come personaggio avvicinabile per ottenere favori relativamente a procedimenti di prevenzione, come personaggio notoriamente corrotto (“mangiataro”)». Non è abbastanza «per contestare fatti specifici a Giglio», ma una serie di considerazioni (ad esempio che i personaggi considerassero il luogo in cui parlavano “sicuro” e che i riferimenti si sprecano) inducono a mantenere alta l`attenzione sulla questione.
C`è dell`altro. Infatti, «la conoscenza tra Zumbo e il giudice Giglio è verificata. È stato acquisito agli atti un decreto a firma di Vincenzo Giglio, datato 31.7.96, con il quale il magistrato, sequestrando a titolo di misura di prevenzione alcuni immobili a Saverio Latella, appartenente alla cosca Latella-Ficara, ha nominato amministratore dei beni proprio Giovanni Zumbo e se stesso giudice delegato alla procedura». Per gli inquirenti è «un incarico fiduciario che presuppone una relazione di collaborazione continuativa e tale da implicare rapporti diretti».
È un quadro inquietante, quello tracciato nel paragrafo dell`ordinanza. Collega tutti i livelli, anche se solo sul piano delle suggestioni investigative. Ci sono i boss, che ricevono soffiate da un commercialista con aderenze in Tribunale e nei servizi segreti. C`è un giudice in contatto con lo stesso commercialista e con un politico tra i più ascoltati nel centrodestra. E, infine, c`è lo sempre lo stesso commercialista che ha lavorato nella struttura di Alberto Sarra. Sempre a Sarra fa riferimento una delle informative dell`operazione “Meta”, specificando che il suo rapporto con la famiglia Lampada si era chiuso dopo che il politico, molto vicino al governatore Scopelliti, aveva saputo delle indagini avviate sul suo conto dalla Procura di Reggio. Un reticolo di connessioni da far tremare le vene ai polsi.

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