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Duplice omicidio Grattà, slitta la sentenza

Sarà sentito il pentito Procopio le cui dichiarazioni secondo la Procura sono determinanti per sostenere le accuse e sarà acquisita la testimonianza di un ulteriore teste a discarico degli imputati…

Pubblicato il: 03/03/2012 – 20:29
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Duplice omicidio Grattà, slitta la sentenza

Sarà sentito il pentito Procopio le cui dichiarazioni secondo la Procura sono determinanti per sostenere le accuse e sarà acquisita la testimonianza di un ulteriore teste a discarico degli imputati. Le nuove richieste di accusa e difesa sono state avanzate oggi nell`ambito dei tre giudizi abbreviati a carico dei giovani finiti in manette con l`accusa di concorso nel duplice omicidio dei fratelli gemelli 45enni Vito e Nicola Grattà, avvenuto l`11 giugno 2010 a Gagliato (Catanzaro). Slitta ancora, dunque il momento di conoscere la sentenza per i tre imputati, poiché il giudice dell`udienza preliminare, Abigail Mellace, ha accolto la richiesta di sentire la teste citata dalla difesa degli imputati ed eventualmente, dopo l`interrogatorio, consentirà di risentire il pentito. Tutto è stato dunque rinviato alle udienze del 5 e 9 marzo per la prosecuzione. Per i tre imputati il pm ha già concluso la propria requisitoria chiedendo due ergastoli per Alberto Sia e Patrik Vitale, ed una condanna a 20 anni di reclusione per Giovanni Catrambone. Si tratta, in particolare, di Sia, 26 anni, di Soverato, avvisato orale di pubblica sicurezza e figlio di Vittorio Sia, 51 anni, il presunto boss ucciso in un agguato il 22 aprile scorso; Vitale, 26 anni, di Satriano e Catrambone, 22 anni, di Montepaone, entrambi noti per reati minori. Sono stati condotti in carcere dai carabinieri il 2 luglio 2010, in esecuzione di un provvedimento di fermo emesso dalla Procura distrettuale antimafia, che poi il giudice per le indagini preliminari
distrettuale di Catanzaro, Emma Sonni, ha convalidato. I tre giovani – assieme ai quali è stato indagato anche un minorenne -, secondo la tesi dell`accusa avrebbero partecipato alla ideazione e all`esecuzione dell`omicidio dei Gratta`, maturato nell`ambito di una faida tra cosche per il controllo del soveratese, nonché del territorio a cavallo con le province di Reggio Calabria e Vibo Valentia. Una delle vittime di questa guerra è stato proprio Vittorio Sia, padre di Alberto, ed ora quest`ultimo e Vitale e Catrambone sono sospettati di aver rubato lo scooter utilizzato per l`agguato di chiaro stampo mafioso in cui sono stati freddati i due Grattà – le ipotesi d`accusa per i tre sono di concorso in omicidio aggravato, furto aggravato, lesioni e porto abusivo di arma da fuoco -. Le intercettazioni e i riscontri investigativi hanno permesso ai carabinieri di verificare che i tre giovani avrebbero rubato lo scooter, dopo il duplice omicidio rinvenuto bruciato in località Pietà di Petrizzi, non distante dal luogo dell`agguato, e cioè in una zona che sarebbe sotto il controllo proprio di Sia e degli altri due fermati. Qui i militari hanno rinvenuto anche una pistola 9×19 con quattro colpi nel caricatore, pure bruciata, compatibile con quella utilizzata per l`agguato.

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