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FALSA POLITICA | Il "Vangelo" secondo Cherubino

REGGIO CALABRIA Una delle stanze dei bottoni dove si decidevano le sorti della Calabria era una lavanderia, la “Ape green” di Siderno. Era qui che il boss Giuseppe Commisso stabiliva le candidature…

Pubblicato il: 21/05/2012 – 7:21
FALSA POLITICA | Il "Vangelo" secondo Cherubino

REGGIO CALABRIA Una delle stanze dei bottoni dove si decidevano le sorti della Calabria era una lavanderia, la “Ape green” di Siderno. Era qui che il boss Giuseppe Commisso stabiliva le candidature in grado di tutelare gli interessi del clan. Era da qui che partivano le direttive che decidevano le sorti delle elezioni, comunali, provinciali o regionali che fossero. Un sistema scoperchiato dalle indagini della Dda di Reggio, che questa mattina ha portato all’arresto dell’ex consigliere regionale Cosimo Cherubino e di Rocco Agrippo, già assessore provinciale al Demanio e patrimonio. Accusati entrambi di associazione per delinquere di stampo magioso. Dunque politici, ma soprattutto affiliati alla potente ‘ndrina dei Commisso, una delle organizzazioni criminali più potenti nel panorama calabrese e internazionale. Ma la lista degli uomini pubblici che gravitavano attorno al clan della Locride potrebbe allungarsi. Numerosi avvisi di garanzia e decreti di perquisizione sono stati emessi anche nei confronti di altri politici locali, di cui al momento non si conoscono i nomi. Uno scenario inquietante, quello prospettato dalla Procura, che potrebbe svelare molti dei legami pericolosi che determinano le politiche della Regione e degli enti locali calabresi. Insieme a Cherubino e Agrippo, la sezione Criminalità organizzata della squadra mobile diretta da Gennaro Semeraro, il commissariato di Siderno e il Servizio centrale operativo hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di altre 12 persone. Il provvedimento di fermo ha raggiunto Giuseppe Armocida (classe ’59), Antonio Commisso (’73), Domenico Commisso (’75), Salvatore Commisso (’40), Rocco Commisso (’80), Cosimo Figliomeni (il “picciotto di giornata”, cl. ’77), Pietro Futia (’84), Pasquale Romanello (’66), Rocco Damiano Tavernese (’46), Giuseppe Tavernese (già consigliere di maggioranza del Comune di Siderno nella giunta presieduta dall’ex sindaco Alessandro Figliomeni), Rocco Tavernese (alias “Robertino”) e Giovanni Verbeni (’55). Un altro affiliato destinatario del provvedimento è al momento irreperibile.
LE ACCUSE?
Tutti gli indagati sono accusati di far parte della cosca Commisso attiva nel “locale” di Siderno. Le intercettazioni dei dialoghi all’interno della lavanderia “Ape green” tra Giuseppe Commisso detto “Il mastro” e illustri esponenti candidati alle elezioni ha rivelato una parte di quella zona grigia al cui interno si instaurano rapporti perversi tra la ‘ndrangheta e i rappresentanti delle istituzioni. L’operazione odierna, denominata “La falsa politica”, rappresenta il completamento dell’attività investigativa condotta all’interno delle indagini “Il crimine”, “Recupero-Bene comune” e “Locri è unita”. I vari elementi probatori hanno permesso di accertare come il clan dei Commisso puntasse sulla politica per accrescere il suo potere criminale ed economico. In particolare, era il boss Giuseppe a tessere i rapporti con i candidati, impegnati nelle campagne elettorali degli ultimi anni e, più recentemente, nei preparativi per il rinnovo dei consigli provinciali e comunali del 2011, tra i quali quello di Siderno. L’attività degli inquirenti ha permesso di scoprire come la lavanderia del “Mastro” fosse divenuta il centro nevralgico delle varie strategie elettorali che dovevano portare all’elezione di personaggi legati a doppio filo al clan, come Agrippo e Cherubino, considerati a tutti gli effetti intranei alla organizzazione criminale. I colloqui intercettati hanno inoltre fatto luce sul rovesciamento di alcuni meccanismi: non erano gli uomini d’onore a bussare alla porta dei politici, bensì il contrario. Tutti a richiedere l’appoggio elettorale del “Mastro”, una scelta che rappresentava anche una ipoteca sulla futura attività degli esponenti politici. Che non venivano mai appoggiati in maniera palese, in modo da non esporre i propri candidati ai controlli degli inquirenti. «Gli dobbiamo usare la falsa politica a questi qua»: l’espressione usata da Giuseppe Commisso è a tal proposito molto eloquente.
I POLITICI?
Tra i politici raggiunti dal provvedimento di custodia cautelare anche il nipote di Giuseppe Commisso, Domenico, consigliere comunale di Siderno eletto in una lista a sostegno del sindaco Riccardo Ritorto. Il congiunto del “Mastro” era stato consigliere anche nella precedente amministrazione del Comune, guidata da Alessandro Figliomeni, detenuto in seguito all’operazione “Bene comune”. L’ex consigliere regionale Cherubino, invece, capogruppo dello Sdi nella scorsa legislatura, alle ultime elezioni del 2010 si era candidato nelle file del Pdl, classificandosi ottavo nella lista più votata in assoluto. Rocco Agrippo, che negli anni ha ricoperto numerosi incarichi, tra cui quello di assessore provinciale, recentemente era stato eletto consigliere comunale a Marina di Gioiosa Jonica. Alla lista dei politici intranei al clan Commisso vanno aggiunti anche Giuseppe Tavernese e Antonio Commisso, in passato eletti entrambi consiglieri comunali a Siderno.
GLI OBIETTIVI DEL CLAN?
L’indagine mostra tutte le operazioni messe in atto dalla superndrina della Locride per influenzare le scelte politiche locali e regionali. In alcune intercettazioni il boss Giuseppe Commisso dichiara addirittura di poter decidere anche i nomi dei rappresentanti da mandare in Parlamento. Un inquinamento sistematico della “cosa pubblica” che, qualora fosse confermato in sede processuale, rischia di delegittimare le principali istituzioni calabresi.
LA SODDISFAZIONE DEI PM
Grande compiacimento è stato espresso dal procuratore capo facente funzioni di Reggio Ottavio Sferlazza, secondo cui l’operazione di oggi ha una «particolare rilevanza perché fornisce uno spaccato dei rapporti tra le istituzioni, la politica e la ‘ndrangheta, che decide le strategie e le candidature». È chiaro – ha continuato Sferlazza – come queste organizzazioni criminali rappresentino «un pericolo per la nostra democrazia». «La ‘ndrangheta – ha spiegato il procuratore aggiunto Nicola Gratteri – controlla un pacchetto consistente di voti. È una minoranza organizzata che può spostare il 10-15% dei consensi, determinanti per le elezioni». «Nelle intercettazioni – ha detto il magistrato – ci sono confessioni dirette in cui i vari soggetti contrattano la scelta dei candidati, che devono essere obbedienti e curare gli interessi dell’organizzazione». Quanto al ruolo di Agrippo e Cherubino, Gratteri ha spiegato che il primo «in una intercettazione confessa di essere stato affiliato», mentre il secondo avrebbe il ruolo di «Vangelo» all’interno del clan mafioso. Elementi decisivi per i quali gli inquirenti hanno deciso di ipotizzare il reato di associazione mafiosa e non quello di voto di scambio.

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