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Castagna: classe dirigente responsabile dei mali della Calabria

CATANZARO «La Calabria ha bisogno di una classe dirigente adeguata, di partiti forti e capaci di imporre regole e metodi altamente democratici, di una politica che sia più vicina a chi ha bisogno e…

Pubblicato il: 15/09/2012 – 11:37
Castagna: classe dirigente responsabile dei mali della Calabria

CATANZARO «La Calabria ha bisogno di una classe dirigente adeguata, di partiti forti e capaci di imporre regole e metodi altamente democratici, di una politica che sia più vicina a chi ha bisogno e lontana dalle pratiche clientelari e dal familismo». Lo afferma, in una nota, il segretario generale della Uil calabrese Roberto Castagna. «La situazione – ha aggiunto – è al collasso totale. I dati statistici, di questi giorni, confermano che nonostante le recenti azioni di governo, regionale e nazionale, le condizioni rimangono preoccupanti sia sul versante della povertà, che aumenta inesorabilmente, che su quello della disoccupazione e del continuo esodo di migliaia di giovani diplomati e laureati. Per fare uscire la regione dallo stato di marginalità in cui versa, bisogna aggredire le diverse debolezze presenti sul territorio: l`inadeguatezza della classe dirigente; il fragile tessuto industriale; l`inadeguatezza infrastrutturale; l`alto tasso di criminalità e il basso tasso di sicurezza; la difficoltà e la disparità di trattamento nell`accesso al credito; la capacità di spendere bene, e in tempi rapidi, le risorse regionali; l`assenza di un progetto o almeno di una idea concreta di possibile sviluppo. Relativamente alla classe dirigente, pur evitando giudizi general generici, c`è da dire che l`assenza di risultati significativi la collocano nella scala al di sotto della mediocrità. Su questo versante decisivo è il ruolo dei partiti, delle associazioni nella selezione dei gruppi dirigenti. Manca, comunque, una scuola per gli amministratori, così come esiste in altri Paesi europei, e spesso il sistema di selezione è basato su criteri di appartenenza e di forte sudditanza al potente di turno. Poiché questo è uno dei punti nodali della questione calabrese, è necessario che la politica si doti di strumenti largamente partecipativi per sopperire alla scarsa capacità che i partiti dimostrano di avere nella selezione della classe dirigente». «La costruzione di nuovi processi organizzativi nel sistema politico, di nuove regole e nuovi metodi di governo – ha concluso Castagna – forse aiuteranno ad invertire questa pericolosa deriva che sta travolgendo l`intero sistema Paese. Bisogna avere il coraggio di rompere con un passato e un presente ancora intriso dal concetto dell`inamovibilità della classe dirigente. Approvare norme che stabiliscano che dopo, e non oltre tre mandati, non si è più ricandidabili. Candidare, salvo qualche eccezione che non confermi la regola, persone nuove, provenienti dal mondo politico e dalla società civile. Il Paese ha bisogno di tutto ciò per poter essere adeguato a competere con le moderne democrazie europee ma, in particolare, a Calabria ha bisogno di dare un segnale di profondo rinnovamento, a partire dalla sua classe dirigente che, in gran parte, è stata e continua ad essere, la vera causa dell`arretramento sociale ed economico»

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