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BERSANI A LAMEZIA | E l`agenda del Pd si riempie di Sud

LAMEZIA Con il Sud al primo posto («Si parte dal Sud e si fanno cose per l`Italia», dice Pier Luigi Bersani nella chiosa del suo intervento) è inevitabile che l`agenda politica del Pd si riempia di…

Pubblicato il: 30/09/2012 – 15:20
BERSANI A LAMEZIA | E l`agenda del Pd si riempie di Sud

LAMEZIA Con il Sud al primo posto («Si parte dal Sud e si fanno cose per l`Italia», dice Pier Luigi Bersani nella chiosa del suo intervento) è inevitabile che l`agenda politica del Pd si riempia di parole d`ordine ispirate all`emergenza. Che si coglie dappertutto: nella legalità assediata, nel lavoro che non c`è, nell`assenza di opportunità. È anche difficile declinarle tutte, le emergenze del Meridione. Perché sono così tante che si rischia di rimanerne schiacciati. È, forse, anche per questo, che il segretario dei Democrat ripete – ma qui il tono si fa più grave – ai militanti e agli amministratori arrivati a Lamezia la domanda che aveva già fatto a Reggio Emilia: «Abbiamo il fisico?». Già, perché il fisico servirà eccome, se il primo partito del centrosinistra vuole rimettere al centro del sistema Paese la questione meridionale. Non per continuare a sviscerarla, ma per superarla.
La ricetta non è pronta. Va costruita con pazienza. Partendo, però, da alcuni punti fermi. La lotta alle mafie è il primo, per la parlamentare pd Doris Lo Moro, che ha posto l`accento sulla necessità di approvare in tempi brevi il disegno di legge anticorruzione (Bersani ha ripreso questo passaggio nel suo intervento) e di istituire il reato di autoriciclaggio. Sono presupposti fondamentali, secondo l`ex sindaco di Lamezia, per evitare che la criminalità organizzata «bruci i territori e bruci giovani vite». Lo Stato ha davanti una sfida rispetto alla quale, in passato, non ha fatto abbastanza, «lasciando avanzare la `ndrangheta». Che è entrata in tutti le postazioni nodali. Anche in politica. E questo è un fatto («dimostrato dalle commistioni emerse a Reggio Calabria») ma anche una preoccupazione per il futuro. Il coordinamento delle donne del Pd affida alla sua portavoce, Valeria Valente, una riflessione sui «rischi del voto di preferenza in regioni esposte alle ingerenze criminali», che appare il prologo al “no” con il quale segretario gela parte della platea.
No al voto personale per evitare nuovi scandali e l`emergere di nuovi personaggi come “er Batman”. Ma anche no «alla questione meridionale come questione criminale: un ritornello fatto proprio da dieci anni di governo del centrodestra», come spiega Nicola Latorre, che, ispirandosi a Salvemini, chiede che la questione meridionale diventi dirimente per decidere come governare il Paese. Perché «non è vero che il Sud ha problemi che derivano soltanto da mentalità e comportamenti; qui ci sono anche meno opportunità. E i giovani vanno via non solo perché non accettano il ricatto clientelare ma anche e soprattutto perché manca il lavoro».
Niente sviluppo e scarse possibilità di emergere. Sergio D`Antoni si chiede perché e dà una risposta che è una stilettata contro dieci anni di centrodestra: «Se siamo ridotti così è perché negli ultimi dieci anni i barbari ci hanno massacrati. E i barbari sono andati al governo perché il meridione nel 2008 ha consegnato loro il 48% dei voti».
Le conseguenze delle politiche degli ultimi anni (e anche dell`inadeguatezza delle classi dirigenti meridionali) sono nei risultati offerti dalle indagini dello Svimez. Il direttore dell`Associazione per lo sviluppo dell`industria nel Mezzogiorno, Luca Bianchi, sulla scorta dei risultati dell`ultima indagine, ha chiarito che «siamo davanti alla crisi del modello di sviluppo precedente, quantitativo e aziendalista» e che il Sud, nonostante i problemi, «ha la possibilità di ripartire dalle sue aziende che hanno un piede nel futuro». Se Latorre cita Salvemini, Giuseppe Fioroni si ispira a don Milani e chiede che «anche il Sud abbia pari opportunità, perché non è un peso ma una risorsa, che va liberata con una cultura della legalità che non si porta con i militari ma con un esercito di maestri». Ripartire dalla scuola, però, significa anche «dare risposta alle migliaia di docenti precari che lavorano da decine di anni senza certezze». Anche loro un esempio di quanto sia difficile vivere al Sud. E di quanto sia importante che torni ad esserci «uguaglianza nelle opportunità e nei punti di partenza per tutti». Sono parole di Anna Pittelli, 23 anni, da Davoli. È la presidente dei Giovani democratici e ha avuto l`applauso più lungo dopo quello tributato a Bersani. Una buona notizia.

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