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PALAZZO INFETTO | I reggini scelgono la strada del silenzio

REGGIO CALABRIA «Che ne penso dello scioglimento? Guardi, non posso, sto andando in banca…». E se non è la banca è la «maledetta fretta», oppure per tutta risposta arriva una brusca occhiata seguita…

Pubblicato il: 10/10/2012 – 16:25
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PALAZZO INFETTO | I reggini scelgono la strada del silenzio

REGGIO CALABRIA «Che ne penso dello scioglimento? Guardi, non posso, sto andando in banca…». E se non è la banca è la «maledetta fretta», oppure per tutta risposta arriva una brusca occhiata seguita da un cenno di dissenso della testa. I reggini sembrano non aver voglia di dire la loro sullo scioglimento del consiglio comunale. Trovare qualcuno disposto a commentare la decisione del Consiglio dei ministri è oltremodo difficile. Ma non è sempre così. Alcuni cittadini parlerebbero invece per ore, come davanti a un confessore. L’amarezza è tanta, la vergogna pure. Perché il nome di Reggio è stato comunque infangato, malgrado la scelta della Cancellieri fosse altamente necessaria. Vivere qui prima era complicato, adesso lo sarà di più. Lo sa bene una donna sulla cinquantina, che non ha problemi a dire tutto quello che pensa su questa vicenda. «È un disastro – dice -, sono veramente sconvolta. Ho appreso la notizia dal tg di Sky e volevo sprofondare. In Italia e nel mondo sta passando questa immagine di noi». Certo, l’esito finale era già nell’aria, lo scioglimento non è arrivato come un fulmine a ciel sereno. «Ma fa male lo stesso, non so come faremo adesso, a chi dare la colpa. Scopelliti? Io l’ho sempre apprezzato, ma ora leggo troppe cose sul suo conto, e non so più cosa pensare».
Davanti a una vetrina di corso Garibaldi, un uomo molto distinto. È un amico dell’ex sindaco Demetrio Arena e crede di conoscere il suo attuale stato d’animo: «Ho mangiato con lui due giorni fa, era molto dispiaciuto per la situazione che si è venuta a creare. Ma era chiaro che si sarebbe arrivati a questo punto. È lo scotto che si paga a vivere in una città ambigua come questa. Ora peggiorerà tutto, in un contesto dove già si stava male, dove le imprese sono costrette a chiudere i battenti a causa dei crediti vantati dal Comune». L’ansia per il futuro non è mai stata così grande. La rabbia nei confronti dei responsabili, però, stenta ad affiorare. Anzi, c’è chi, di fronte a un evento straordinario come lo scioglimento del Comune, pensa si debbano affrontare altri e più importanti argomenti. Un ragazzo sulla trentina, in particolare. Mostra il suo biasimo verso i giornalisti accampati davanti a Palazzo San Giorgio, «mentre invece bisognerebbe occuparsi del caso Sarra, uno scandalo vero, altro che Comune». Poi non mancano quelli per i quali lo scioglimento ha segnato «l’inizio del declino della carriera politica di Scopelliti» e quelli che invece amano perdersi nei distinguo, sottolineando come la Cancellieri abbia «sciolto solo questa amministrazione, il governatore non c’entra niente». Come a voler dimenticare che le due esperienze politiche sono legate da un filo conduttore comune, evidenza peraltro sempre sbandierata sia da Arena che dal suo predecessore.
«Sono contro la ‘ndrangheta, ma le motivazioni date dalla Cancellieri sono davvero scarse», dice un signore sulla settantina. Convinto, però, che in caso di pesanti infiltrazioni o contiguità della malavita organizzata – come in questo caso – «lo scioglimento sia la via giusta da perseguire. Una via che però non sempre è stata seguita in altre realtà». Tra tutte, quella di San Luca, il suo paese d’origine, «dove per 30 anni ha comandato la mafia senza che nessuno prendesse una posizione». Poi una riflessione sulla natura della ‘ndrangheta, che «non ha colore politico e si rivolge a chi è disposto ad accontentarla. Se hanno sciolto il Comune di Reggio ci sarà un motivo, ma il male non è solo lì. Qui è tutto marcio. Anche le associazioni antimafia hanno un piede nello Stato e uno nella mafia».

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