Il nome del boss negli atti della commissione di accesso
Il nome di Domenico Condello figura tra le centinaia di atti finiti all’attenzione della commissione di accesso che ha portato allo scioglimento del Comune di Reggio Calabria. Il 13 marzo scorso, inf…

Il nome di Domenico Condello figura tra le centinaia di atti finiti all’attenzione della commissione di accesso che ha portato allo scioglimento del Comune di Reggio Calabria. Il 13 marzo scorso, infatti, nell’ambito dell’operazione “Lancio” vennero sottoposte a fermo 18 persone accusate di aver coperto la latitanza di “Micu u Pacciu”. A portare gli inquirenti sulle tracce della rete di fiancheggiatori era stato un “pizzino” rinvenuto nell’ultimo rifugio conosciuto del boss. «Cara Commare io me ne sto andando – aveva scritto Mico Condello di suo pugno -. Mi diceva l`amico che qui ogni tanto per un paio di giorni posso venire, e io l`ho ringraziato. Lascio qui tutto quello che mi avete mandato perché se torno mi può servire. Vi ringrazio di tutto. Se avete bisogno mi fate sapere, salutate tantissimo Bruna. Vi abbraccio e se Dio vuole ci rivedremo. Ciao. Compare M…». La destinataria del messaggio, secondo la Procura antimafia reggina, era Giuseppa Cotroneo, madre di tre figlie: Bruna, Maria Angela e Giampiera Nocera. Bruna ha sposato Pasquale Condello (cugino omonimo del “Supremo”) detenuto da molti anni nel carcere di Voghera dove è rinchiuso anche suo cognato, il boss Nino Imerti conosciuto con il soprannome di “Nano Feroce”. Le altre due figlie sono invece legate a due uomini dell’amministrazione comunale. Luigi Tuccio all’epoca assessore comunale all’Urbanistica è il compagno di Giampiera Nocera, Massimo Pascale, già segretario di Giuseppe Scopelliti quando era sindaco è sposato con Maria Angela. Nelle perquisizioni era venuto fuori anche un biglietto d’auguri firmato «Mimmo e Margherita» e indirizzato alla compagna del politico. Giampiera Nocera, inoltre, era stata nominata consigliere di amministrazione della società mista “Fata Morgana” il cui 37% delle quote erano del Comune di Reggio Calabria e in diverse occasioni da avvocato aveva assistito l’amministrazione comunale. Dopo alcuni giorni dai fermi disposti dalla Dda l’assessore Tuccio lasciò l’incarico a Palazzo San Giorgio.