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Ma Calabria Verde non è una riforma

È stata resuscitata l’Afor, l’azienda forestale regionale, e l’hanno chiamata “riforma”. Certo, abbiamo apprezzato che non si sia insistito sulla natura privatista dell’agenzia, ma i nodi ci sono t…

Pubblicato il: 06/05/2013 – 17:49
Ma Calabria Verde non è una riforma

È stata resuscitata l’Afor, l’azienda forestale regionale, e l’hanno chiamata “riforma”. Certo, abbiamo apprezzato che non si sia insistito sulla natura privatista dell’agenzia, ma i nodi ci sono tutti, a cominciare dalla copertura finanziaria.
D’altronde è stato lo stesso presidente Scopelliti, in chiusura di seduta, a dichiarare candidamente che c’è la legge ma non i soldi.  E sì, perché la nuova azienda prenderà in carico, insieme agli operai idraulico-forestali e tutto il personale ex Afor, anche i 400 dipendenti delle soppresse comunità montane ed altri precari del settore pubblico, come i sorveglianti idraulici ex why not, per i quali saranno necessarie più risorse di quante attualmente ce ne sono a disposizione.
Poi c’è il capitolo dei debiti, 150 milioni dichiarati ( ma è questa la cifra esatta?), di cui si fregia la vecchia Afor. Su questo punto non è dato capire se sarà la regione ad accollarseli ovvero se saranno portati in “dote” alla nuova azienda, oppure ancora se rimarranno in capo alla vecchia Afor, che continuerebbe ad esistere in regime di liquidazione come una sorta di bad company. Attendiamo risposte da Trematerra e Scopelliti.
Ma il vero nodo è quella della mancanza di qualsiasi idea, di strategia futura, di programma, per la forestazione e la montagna. Non prendiamoci in giro: il comparto della forestazione in Calabria è stata la cartina di tornasole, insieme alla sanità, dei fallimenti amministrativi della regione. Come pensano Trematerra e Scopelliti di rilanciarlo, di renderlo finalmente produttivo, efficiente ed utile? Anche su questo si attendono risposte dall’assessore e dal presidente.
Diciamola tutta: dopo sette anni dalla soppressione dell’Afor, che in regime di commissariamento ha prodotto solo disavanzi e inefficienze, si torna al punto di partenza, senza un minimo accenno alle responsabilità sia di chi ha ne ha sconsideratamente disposto la liquidazione senza una prospettiva chiara, sia di chi l’ha gestita macinando debiti su debiti. Ecco perché non siamo in presenza di una riforma, ma dinanzi ad un modo come un altro di mettere una toppa al fallimento della gestione commissariale.
La nostra astensione è stata pertanto solo un segnale verso i lavoratori forestali, verso i dipendenti delle comunità montane, che nel guado attuale vedevano a rischio i loro stipendi. Resta però il giudizio negativo sull’intera operazione che fa il paio con la finta razionalizzazione degli enti sub regionali di qualche giorno fa, quando non sono stati toccati (né soppressi, né riformati) i “santuari” dello spreco, né sfiorati gli enti che continuano ad alimentare un sistema clientelare, tra cui la Comac, l’Ente Fiera, Calabria Etica, Calabria Lavoro, Ente Fiera Cosenza, Magna Grecia, Stretto di Messina, Lamezia Sviluppo, Terre Sibarite.

*Consigliere regionale Italia dei valori

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