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Giallo di Castelvolturno, il legale: «Il processo non si faccia in tv»

CATANZARO «Queste ripetute e non più tollerabili violazioni del segreto istruttorio, sulle quali invito gli uffici giudiziari competenti ad assumere le dovute iniziative, in ragione delle quali ogn…

Pubblicato il: 09/05/2013 – 11:23
Giallo di Castelvolturno, il legale: «Il processo non si faccia in tv»

CATANZARO «Queste ripetute e non più tollerabili violazioni del segreto istruttorio, sulle quali invito gli uffici giudiziari competenti ad assumere le dovute iniziative, in ragione delle quali ogni giorno dobbiamo assistere impotenti alle più strampalate ricostruzioni dei fatti da parte di pseudoesperti del caso che mostrano di conoscere e commentano atti coperti da segreto, deve assolutamente terminare». Lo ha detto l`avvocato Nunzio Raimondi, legale di Lorenzo Grande, fratello e zio delle due donne trovate cadaveri in casa di Domenico Belmonte, a Castelvolturno, in provinci di Caserta.
«Come è possibile – ha aggiunto – che in trasmissioni, che peraltro non fanno nemmeno parte di testate giornalistiche, si presentino consulenti tecnici di parte a illustrare il contenuto di consulenze d`ufficio e specifici documenti in sequestro non ancora resi pubblici, ma di cui le redazioni vengono in possesso in anteprima anche rispetto alle parti costituite nei procedimenti; che giornalisti riferiscano in tv, con tanto di poliziotti al seguito, cosa intenda fare il pm; che addirittura vengano pubblicati in tv stralci (tratti senza criterio) di diari delle vittime di cui la difesa della persona offesa disconosce il contenuto e che, addirittura, il consulente del pm, nel corso della consulenza sulla quale si è impegnato al segreto, le commenti personalmente in tv».
Raimondi si è detto inoltre «stupito che in una recente trasmissione della Rai si riferisca del contenuto di interrogatori degli indagati, ovviamente anch`essi coperti da segreto».
«Tutto questo – ha proseguito – oltre a sconcertare i parenti delle povere donne, che vedono messe in piazza vicende private non necessariamente legate alle indagini, generano nell`opinione pubblica una non corretta informazione perché ognuno valorizza ciò che gli serve per accreditare la propria ipotesi passandolo come “verbo rivelato” e, sopratutto, danneggia obiettivamente le indagini le quali hanno da rimanere segrete per spiegare la loro efficacia. E a questa efficacia ed efficienza delle indagini la difesa delle persone offese è sommamente interessata perché sia raggiunta finalmente, da chi è titolare dell`azione penale e nella riservatezza dovuta, la verità su questo caso così difficile. È giusto commentare in tv i fatti oggetto di grandi processi, ma non è ammissibile la divulgazione sistematica, contro legge, di atti coperti da segreto. Anche chi non ha voce, infatti, deve essere protetto dalla legge nella riservatezza perché il processo penale, soprattutto nella fase delle indagini preliminari, non è una lavanderia in cui si può fare delle vittime mercato: se questo avviene si ha il dovere di intervenire severamente».
«Proprio per questo motivo – conclude Raimondi – nei prossimi giorni chiederò al pm, proprio in ragione di quanto è accaduto, di revocare l`incarico al criminologo che, nel corso della consulenza affidatagli dalla Procura, si è fatto di recente intervistare da una trasmissione di Retequattro ed ha mostrato in tv, commentandoli, passi dei diari privati oggetto della sua consulenza ancora, per quel che ho capito, in corso». (0020)

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