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Kaulonia e Sibari, ovvero l`archeologia bifronte

Ieri, mentre la comunità scientifica era nel giubilo per i mosaici di Kaulonia riemersi dopo secoli, l`assessore regionale alla Cultura si compiaceva per le “app” sui beni culturali della Locride. …

Pubblicato il: 24/07/2013 – 12:21
Kaulonia e Sibari, ovvero l`archeologia bifronte

Ieri, mentre la comunità scientifica era nel giubilo per i mosaici di Kaulonia riemersi dopo secoli, l`assessore regionale alla Cultura si compiaceva per le “app” sui beni culturali della Locride. Da un lato il virtuale e la passerella da convegno, dall`altro il sudore e la polvere (e i sorrisi di gioia) dei ragazzi di Monasterace. Non c`è esempio più chiaro di come siano sideralmente distanti due modi di intendere l`archeologia – e la cultura in generale – nella nostra regione.
Nell`Atlante dei Beni culturali annunciato da due anni e presentato nei giorni scorsi in pompa magna ancora non risulta il tesoro ellenico di Kaulonia – c`è, al contrario, la scheda di un Museo che fino a prova contraria non esiste: quello reggino –, benché da ieri il mondo (un po` meno la Calabria) parli del più grande mosaico scoperto in Magna Graecia: la notizia è stata riportata da molte testate nazionali e internazionali, quasi a fare da contraltare alle tante “bad news” che, soprattutto dopo l`alluvione di gennaio nell`area di Thurii-Copia, interessano la Calabria quando si parla di archeologia dimenticata e patrimonio storico-artistico poco valorizzato. Il tutto mentre si spera in un corposo finanziamento dell`Ue per un Parco archeologico proprio a Sibari, ma ci si deve accontentare dell`annuncio fatto dal MiBac nei giorni scorsi: 500mila euro per riportare l`opulenta colonia, se non all`altezza dei fasti magnogreci, almeno a un livello minimo di fruibilità.
Il risultato eccezionale raggiunto dai ragazzi di Monasterace guidati da Francesco Cuteri, forse, era già immaginabile dopo la fortunata campagna di scavo dell`anno scorso. Un`equipe di studenti capitanata da un decano della materia e sostenuta da Soprintendenza e Comune – perché i livelli istituzionali più alti si fanno vivi solo se c`è da dettare un comunicato stampa osannante, a cose fatte (da altri) – aveva riportato la ricerca, “dal basso” come si dice, in un`area in cui dal 1969 nessuno aveva più scavato. La comitiva allegra e combattiva della “Casa matta” opera, peraltro, in un luogo ad alta densità mafiosa, associato al nome del sindaco antimafia Maria Carmela Lanzetta, anche lei combattiva come pochi colleghi calabresi.
Adesso si parlerà del dream team di Cuteri come a gennaio si parlò di Aurelia Lupi, ricercatrice cosentina che, proprio 10 giorni prima dell`esondazione del Crati, a Ciampino aveva scoperto le sette statue del gruppo scultoreo dei Niobidi nella villa di Valerio Messalla Corvino, mecenate di Ovidio.
Nella regione in cui il Palazzo cede al fascino del grande nome venuto da fuori a spiegarci come si fa cultura  – nell`ordine: Albertazzi per il teatro, Giacobbo per l`archeologia e Sgarbi per l`arte –, la Magna Graecia non è un sistema attrattivo di turismo culturale (può tutt`al più dare il nome agli «eventi» teatrali e cinematografici) e i Bronzi continuano a fare da testimonial per gli spot tv pur essendo in quarantena, i casi di Kaulonia e Sibari raccontano una terra anche in questo “bifronte”, proprio come alcune figure mitologiche. La cartolina dell`estate sono i tappeti mosaicati di Casa matta, i Delfini e i Draghi “liberati” dai ragazzi che si riparano dal sole coprendosi la testa con la maglietta della nazionale che fu di Maradona e oggi è di Messi: vuoi vedere che il simbolo della nuova Calabria sono questi volontari con tutto il loro entusiasmo e non i tromboni dediti a convegni infiniti quanto a continui e inutili tagli del nastro? (0070)

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