Il bilancio dell`Atam mette nei guai Demi Arena
REGGIO CALABRIA L’iscrizione sul registro degli indagati è vecchia di qualche settimana, ma la conferma ufficiale è di queste ore: l’assessore regionale – nonché ex sindaco del consiglio comunale sci…

REGGIO CALABRIA L’iscrizione sul registro degli indagati è vecchia di qualche settimana, ma la conferma ufficiale è di queste ore: l’assessore regionale – nonché ex sindaco del consiglio comunale sciolto per contiguità mafiose e per questo bollato come incandidabile in due gradi di giudizio – Demi Arena è indagato per omesso versamento degli oneri contributivi dei dipendenti Atam. Come anticipato qualche settimana fa, l’attuale assessore è stato travolto dall’inchiesta sulla società di trasporto pubblico cittadina, di cui per anni è stato amministratore, scaturita dalla riunione di due fascicoli, il primo iscritto inizialmente a “modello 45”, – i fatti non costituenti reato ma necessari comunque di una discovery investigativa – partito sulla base delle denunce e degli esposti di dipendenti e sindacati, stanchi dei continui ritardi nei pagamenti delle spettanze, il secondo – decisamente più corposo – innescato da una segnalazione dell’Agenzia delle entrate. Tanto è bastato per delegare indagini alla guardia di finanza che ha messo a nudo l’ennesima, predatoria gestione della cosa pubblica reggina e fatto finire nei guai tanto l’attuale assessore regionale allo sviluppo economico, come Vincenzo Filardo, per anni suo direttore generale prima di sostituirlo nell’incarico. Ed è proprio nei bilanci di quegli anni che per la Finanza emergerebbero «clamorose violazioni delle regole vigenti in materia di predisposizione dei bilanci che hanno condotto alla predisposizione di atti sostanzialmente falsi, abilmente e artatamente predisposti, al fine di occultare contabilmente perdite consistenti (debiti iscritti a bilancio per un ammontare complessivo pari a 26.067.487 euro) che avrebbero imposto immediati interventi».
Un quadro devastante che in termini contabili per i militari ha un solo significato: «Il documento di bilancio ha radicalmente perso la sua natura di rappresentazione fedele della situazione patrimoniale e finanziaria, per trasformarsi in un artificioso documento, funzionale a celare le perdite e consentire il costante, fittizio, adeguamento dei dati contabili, al fine di perpetuare una gestione sociale, al di fuori di ogni canone e regola economica e giuridica, implementando – occultamente – le perdite, sino a determinare l’attuale esplosiva situazione di decozione fallimentare».
È sulla base di queste conclusioni che i pm Stefano Musolino e Teodoro Catananti hanno presentato un’ istanza di fallimento per l’Atam che verrà discussa il prossimo 9 aprile, ma soprattutto iscritto nel registro degli indagati Arena e Filardo per quel crac di cui presto potrebbero essere chiamati a rispondere. Nonostante non più tardi di ieri, l’attuale amministratore Antonino Gatto abbia annunciato l’intenzione dell’azienda di accedere all` istituto giuridico del concordato preventivo in bianco, toccherà ai giudici pronunciarsi al riguardo. E l’esito dell’udienza potrebbe portare nuovi guai per gli ex amministratori della società di trasporto pubblico. Qualora il Tribunale decida che l’Atam è una società decotta e accolga la richiesta della Procura, potrebbe scattare anche l’accusa di concorso in bancarotta fraudolenta per gli amministratori e gli eventuali collaboratori che, anno dopo anno, hanno sfornato bilanci improbabili, formalmente in attivo, ma privi di fondamento concreto. Se invece – a livello giuridico – il capitale interamente pubblico dell’Atam salvasse l’azienda da questa ipotesi di reato, o i giudici accettassero la proposta di concordato, per chi concretamente l’ha amministrata quella che si profila è un’ipotesi di reato di falso in atto pubblico. (0020)