Nuoto e atletica, l’Italia che vince
Mei: bisogna investire sui giovani, il talento c’è sempre stato
ROMA “Per l’Italia è un momento d’oro e sono felice di essere parte di questa bellissima famiglia”. È donna, giovane, e ha eclissato gli inglesi nel loro fortino. Larissa Iapichino, regina del salto in lungo agli Europei d’atletica di Birmingham, incarna oggi il volto dello sport azzurro. Insieme alle ragazze e ai ragazzi della staffetta 4×400, è stata coprotagonista di un atto finale che al fotofinish riconosce l’atletica italiana signora del continente davanti ai padroni di casa. Un’impresa parallela e speculare a quella del team di nuoto, che nelle vasche di Parigi si ferma a un solo oro dalla vetta del medagliere, conquistato dalla Gran Bretagna, ma domina per numero di medaglie complessive. La vittoria di Larissa sembrava scritta nel destino, perché vincere nella terra di mamma Fiona, “davanti a parte della mia famiglia, vale doppio”. Ma la ricetta che ha permesso di trionfare in acqua e sulle piste incrocia l’esperienza dei veterani e la spregiudicatezza dei più giovani, eroi in grado di far esultare un’intera nazione, come certificato dalla premier Giorgia Meloni: “Ogni medaglia racconta talento, sacrificio, disciplina e ore di allenamento. Ma soprattutto, racconta un’Italia che sa vincere e che non smette mai di crederci. Grazie per averci fatto emozionare!”. Fra gli artefici della doppia impresa continentale c’è il presidente Fidal Stefano Mei. La sua regia, ormai quinquennale, si fonda “sulla volontà di rischiare, di investire e poi ci vuole anche un po’ di fortuna”, ammette. Ma se la vittoria agli Europei di Roma 2024 poteva costituire un indizio, il bis a Birmingham fornisce una prova del fatto che “bisogna investire su un materiale umano straordinario, perché i giovani forti in Italia ci sono sempre stati, grazie a delle società che lavorano in modo straordinario. Il nostro compito è quello di fare meno danni possibili e dare ai ragazzi la possibilità di esprimersi al meglio”. Il trinomio è chiaro: coraggio, lungimiranza e investimenti, specie sulle infrastrutture grazie alle quali “l’atletica può fare un ulteriore passo avanti, senza dover necessariamente costruire impianti da 8 corsie e con capienza da 10.000 spettatori”. Linea chiara per una strategia vincente, come testimoniato anche del direttore tecnico della Federnuoto, Cesare Butini. “È stato un campionato europeo ottimo, soprattutto per le 20 medaglie ottenute nonostante il rientro degli atleti russi”, dice con il sorriso Butini di ritorno dalla capitale francese. Il trait d’union d’intenti con il collega Mei è chiaro. “La squadra si è comportata benissimo, soprattutto gli atleti più esperti come Quadarella, Martinenghi, Pilato e Ceccon. Ma abbiamo avuto un exploit importante dai giovani”, specie dall’indomabile macina record Sara Curtis, che a nemmeno 20 anni sta già “nell’Olimpo del podio mondiale di questo sport”. Le speranze del nuoto italiano in vista delle Olimpiadi di Los Angeles 2028 sono in buone mani. Fa un passo in avanti l’universo dell’atletica, che guarda già al 2029, anno dei prossimi Mondiali. La sfida per l’assegnazione vede fra le contendenti in campo Nairobi e, ancora una volta, Italia-Inghilterra. La storia infinita. “Per i Campionati del Mondo temo Londra e soprattutto Nairobi, perché sarebbe la prima volta che l’Africa ospita l’atletica. Ma sono fiducioso che il risultato degli Europei possa aiutare”, perché l’Italia ha dettato legge. (Ansa)
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