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Desiderio di… vino

Ricorda ancora quando, da bambino, aiutava il padre a fare il vino. Ma allora non pensava che quella passione sarebbe diventata un secondo lavoro. Pierpaolo Greco, ingegnere di Spezzano Piccolo, ne…

Pubblicato il: 20/04/2014 – 10:01
Desiderio di… vino

Ricorda ancora quando, da bambino, aiutava il padre a fare il vino. Ma allora non pensava che quella passione sarebbe diventata un secondo lavoro. Pierpaolo Greco, ingegnere di Spezzano Piccolo, nel 2008 assieme a due amici, Michele Scrivano, educatore, e Damiano Mele, architetto, entrambi di Celico, ha messo su una piccola società vitivinicola, Spiriti Ebbri, che ha sede in un garage-cantina nel suo paese d’origine. L’intento iniziale era quello di condividere il piacere di produrre del vino – dal momento che già ognuno di loro lo faceva per il proprio consumo – e di bere un bicchiere di buon rosso in compagnia.
A Lappano, nel Cosentino, hanno comprato un terreno di due ettari, di cui uno coltivato a vigna, che stanno provvedendo a rinnovare e ingrandire. Gestiscono, inoltre, un vigneto di circa mezzo ettaro, e fra pochi anni pensano di occuparsi di poco più di tre ettari di vigneto. La loro filosofia è quella di produrre vino biologico. Hanno due linee di produzione, entrambe Igp: l’Appianum (è il nome latino di Lappano), per i rossi prodotti con le uve Gaglioppo, Greco Nero, Magliocco Canino e Dolce e con altri vitigni tipici provenienti dal comune di Lappano – quelli che coltivano direttamente loro – e dai comuni limitrofi. Quest’anno hanno messo in cantina anche il rosato. E il Neostòs – rosso, bianco e rosato – (è un nome nato da una crasi tra le parole greche Néos – nuovo – e Nóstos, ritorno), per i vini prodotti con le uve Pecorello, Greco Bianco, Mantonico, provenienti da paesi storicamente vocati alle coltivazioni di vigneti come Frascineto, Donnici, Cirò, Strongoli, e coltivate da fornitori selezionati. Preferiscono i piccoli coltivatori biologici e le vigne vecchie e poco produttive. E proprio il Neostòs è finito tra le 100 parole chiave del 2013 nel fotoracconto di Gianni Mura, giornalista di punta di Repubblica, che definisce questo bianco, «il migliore assaggiato nell’anno». «Un riconoscimento che non ci aspettavamo – racconta orgoglioso Pierpaolo – e che non so se meritiamo davvero. Abbiamo iniziato per caso, anche perché ognuno di noi svolge un’altra attività, ma adesso da hobby si sta trasformando in un secondo lavoro vero e proprio perché produciamo vini naturali che sono molto impegnativi. Noi tre trascorriamo il fine settimana in vigna, facciamo da soli anche se nel periodo della vendemmia ci facciamo aiutare. Anzi, adesso stiamo pensando di assumere un contadino perché stiamo impiantando una nuova vigna a Lappano».
«Cerchiamo di produrre vini che siano unici – aggiunge –, capaci di suscitare emozioni uniche. Preferiamo l’utilizzo di barrique (piccole botti di legno, ndr) usate, ma utilizziamo anche recipienti in acciaio. Crediamo, come accade in Borgogna, che l’apporto dell’enologo non sia fondamentale: perché rivolgersi di continuo al medico se non si è ammalati? L’enologo è naturalmente importante quando il vino si ammala o ha una salute un po’ cagionevole o, peggio, quando si vuole produrre vino come se fosse una bevanda sempre uguale a se stessa. Non pratichiamo nessuna concimazione o, quando è necessario, una concimazione con solo letame controllato o con prodotti biologici. Tutte le uve utilizzate provengono da agricoltura biologica o naturale; i vini sono prodotti senza utilizzo di alcun additivo, fatta eccezione per piccole quantità di anidride solforosa. In gergo sono definiti “vini naturali” proprio perché realizzati soltanto con l’uva, con i lieviti e i batteri spontaneamente presenti sull’uva e in cantina, e con un po’ di solforosa. Vorremmo che i nostri vini fossero rappresentativi del territorio. Sulla controetichetta dell’Appianum riportiamo una frase di Henry Jayer, considerato il più grande vinificatore al mondo in vita: “Per fare il vino ci vogliono istinto e cuore, e in più c’è bisogno di una filosofia. Il vino non è una semplice bevanda, è un piacere. Ci vuole rispetto per la sua complessità, per la sua originalità, per la ricchezza di stimoli che offre” ».
Il piacere di bere ha anche un costo. «Il prezzo di una bottiglia di Neostòs, prodotto esclusivamente con uve biologiche o certificate – ribadisce Pierpaolo – è di 7,50 euro, mentre per un rosso Appianum si spendono 10,50 euro. Vendiamo anche fuori, anzi i clienti più affezionati e interessati sono soprattutto quelli di altre regioni». Spiriti Ebbri ha dei traguardi ben precisi da raggiungere. «Vogliamo aumentare la produzione – rivela l’ingegnere con la passione per il vino – e comprare un terreno nuovo. Ma sicuramente non supereremo un determinato tetto perché l’obiettivo è la produzione artigianale per realizzare un vino di qualità. Il nostro rimarrà sempre un rosso, un bianco o un rosato di nicchia». (0050)

Il servizio è stato pubblicato sul numero 134 del Corriere della Calabria

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