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La Consulta boccia la "salvaprecari"

LAMEZIA TERME La Corte costituzionale boccia la legge “salvaprecari” della sanità perché in contrasto con il Piano di rientro dal debito. La norma disponeva la trasformazione di rapporti di lavoro a…

Pubblicato il: 05/05/2014 – 16:09
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La Consulta boccia la "salvaprecari"

LAMEZIA TERME La Corte costituzionale boccia la legge “salvaprecari” della sanità perché in contrasto con il Piano di rientro dal debito. La norma disponeva la trasformazione di rapporti di lavoro a tempo determinato in rapporti a tempo indeterminato (ma solo a particolari condizioni), del personale non dirigenziale delle Aziende sanitarie e ospedaliere della regione. Per la Corte, le norme impugnate «si pongono in contrasto con i principi fondamentali di coordinamento della finanza pubblica e, quindi, con l`articolo 117». Ma non solo. Per gli ermellini «risulta evidente che le disposizioni censurate interferiscono con le funzioni e le attività del commissario ad acta». La Regione Calabria con la legge aveva manifestato la volontà di avvalersi della deroga al blocco automatico del turnover del personale, nella misura del 15 per cento secondo quanto previsto dall`articolo 4-bis della Legge Balduzzi. Ma il blocco del turnover può essere disapplicato solo qualora i competenti tavoli tecnici di verifica dell`attuazione dei piani accertino il raggiungimento, anche parziale, degli obiettivi previsti nei piani medesimi.
La Consulta ha dunque detto no ai “Provvedimenti per garantire la piena funzionalità del servizio sanitario regionale”, dichiarando incostituzionale il testo per il quale si erano molto battuti il senatore di Ncd Tonino Gentile e il capogruppo in consiglio regionale dello stesso partito, Gianpaolo Chiappetta. Cassato l`articolo 1 (commi 1-2-3), si salva – anche se va corretto – il 4, secondo cui le Aziende sanitarie e ospedaliere possono avviare procedure di reclutamento, anche per personale con qualifica dirigenziale, «mediante concorso pubblico per titoli ed esami finalizzati a valorizzare con apposito punteggio l`esperienza professionale di coloro che abbiano maturato almeno tre anni di servizio, con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato o di collaborazione coordinata e continuativa, nell`amministrazione che emana il bando. I relativi provvedimenti, acquisito il parere vincolante dei ministeri vigilanti, sono approvati dalla giunta regionale sulla base di apposita intesa con il commissario ad acta per l`attuazione del Piano di rientro dai disavanzi del settore sanitario».
Come riferisce lo stesso senatore Gentile, «va portata al 50%, secondo la nuova legge nazionale, la riserva per quanti abbiano i requisiti della legge 296». Salva anche la parte «relativa all`equiparazione dei requisiti per quanti siano stati dichiarati subordinati dal giudice o dagli enti di previdenza, tanto che non è citata nella sentenza. Secondo la Consulta, in sostanza, non si poteva legiferare sulla stabilizzazione perché la Regione aveva vincoli di rientro».
Gentile si dice rispettoso delle sentenze ma, oltre a esprimere «amarezza», fa notare «che è la terza legge regionale bocciata dal 2008 e questo significherebbe, purtroppo, che tutti gli stabilizzati, anche a tempo determinato, sarebbero oggi illegittimi».
Il senatore alfaniano, nonché capo del partito in Calabria, esorta il consiglio regionale a correggere la legge «inserendo la quota del 50%» e sollecita governo e Regione a «concordare il da farsi sugli stabilizzati».
«Noi – spiega il parlamentare – ci abbiamo provato, così come ci provò anche Loiero, ma forse la Calabria è una Regione di serie B: è l`unica in cui non può essere applicata la legge 296 del 2006 e non è una bella cosa. L`impegno che abbiamo profuso con Chiappetta era volto a risolvere il problema degli stabilizzati: un problema rimasto aperto e divenuto oggi drammatico». (0040)

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