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L’OPERAZIONE

Appalti pubblici gestiti da una struttura “ombra” tra Sicilia e Reggio Calabria: 12 misure cautelari – NOMI

Sei persone ai domiciliari e per altre sei scatta il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione

Pubblicato il: 06/08/2026 – 11:55
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REGGIO CALABRIA Una struttura aziendale “ombra”, diretta occultamente da un imprenditore condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa e ritenuto vicino al clan dei barcellonesi, avrebbe assunto il controllo della fase esecutiva di numerosi appalti pubblici tra la Sicilia e Reggio Calabria. I carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Messina hanno eseguito un’ordinanza cautelare emessa dal gip nei confronti di dodici persone. Per sei indagati sono stati disposti gli arresti domiciliari, mentre per gli altri sei è scattato il divieto temporaneo di contrattare con la pubblica amministrazione. Le accuse contestate, a vario titolo, riguardano l’associazione per delinquere finalizzata alla gestione illecita di appalti aggiudicati da diversi enti pubblici, tra i quali il Consorzio per le Autostrade Siciliane, il Genio civile di Trapani, il Comune di Brolo e la Città metropolitana di Reggio Calabria.

I nomi

Come riporta La Sicilia, si tratta di 12 imprenditori, di cui sei ai domiciliariFrancesco Scirocco (già condannato per mafia)Gaetano BusàBasile Calandra SebastianellaDomenico Lo GozzoMichele Caruso Scaffidi e Carmelo Munafò. Per Angelo BarbettaEmanuele BonfiglioGiovanni e Saverio IaquintaMassimo Piscitello e Carmine Sepe, invece, la misura cautelare divieto temporaneo di contrattare con la pubblica amministratori.

L’organizzazione aziendale “ombra”

Secondo la ricostruzione investigativa, le imprese formalmente aggiudicatarie avrebbero affidato illecitamente alla struttura occulta la concreta realizzazione delle opere, il reclutamento della manodopera e la disponibilità dei mezzi necessari nei cantieri. La gestione sarebbe avvenuta sotto la supervisione del 61enne messinese ritenuto vicino alla mafia barcellonese. L’organizzazione avrebbe aggirato sistematicamente l’obbligo di ottenere le autorizzazioni dalle stazioni appaltanti, ricorrendo a subappalti illeciti, noleggi di comodo e false fatturazioni. Un sistema che, secondo gli inquirenti, avrebbe consentito di drenare consistenti risorse pubbliche. Tra i reati contestati figurano anche l’intestazione fittizia di imprese, la frode nelle pubbliche forniture e il riciclaggio.

I lavori al Centro direzionale di Reggio Calabria

Tra gli appalti finiti sotto la lente degli investigatori figurano anche i lavori per l’abbattimento dei consumi energetici del Centro direzionale di Reggio Calabria. L’organizzazione avrebbe inoltre gestito la sistemazione idraulica del canale di scolo delle acque meteoriche del torrente Pozzo, nel territorio di Brolo, la manutenzione degli impianti elettrici, dell’illuminazione e delle cabine lungo le autostrade A18 Messina-Catania e A20 Messina-Palermo, gli interventi su alcuni cavalcavia della A18 e la pulitura e il miglioramento idraulico di un tratto del fiume Belice, nel Trapanese.

La denuncia partita da un cantiere

L’indagine ha preso avvio nel novembre del 2021 dalla denuncia presentata dal rappresentante legale di un consorzio di imprese in una stazione dei carabinieri della provincia di Messina. L’uomo aveva segnalato la presenza, all’interno di un cantiere pubblico destinato a lavori di risanamento costiero e difesa dall’erosione, dell’imprenditore messinese già condannato per concorso esterno. Il 61enne era stato visto in abiti da lavoro mentre discuteva con l’amministratore di fatto di un’impresa. La segnalazione, ritenuta indicativa di un possibile rischio di infiltrazione della criminalità organizzata nel settore degli appalti, ha portato all’avvio degli accertamenti. Le indagini si sono sviluppate attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, controlli economico-finanziari e verifiche fiscali.

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